La SpaceX (Space Exploration Technologies Corporation), azienda creata dal bilionario Elon Musk nel 2002, è diventata negli ultimi anni sempre più rinomata per gli enormi passi che ha fatto nel campo aerospaziale. Negli ultimi anni ha compiuto molte missioni con successo, tra cui una delle più recenti, la missione Dragon in collaborazione con la NASA, costruendo la prima capsula orbitale di trasporto riutilizzabile.

Dal 2016 la SpaceX ha iniziato a lavorare alla missione Starlink, un progetto di sviluppo di una costellazione di satelliti ad alte prestazioni e ricetrasmettitori di terra necessari per implementare un nuovo sistema di comunicazione Internet nello spazio. La costellazione sarà costituita da circa 12000 satelliti nell’orbita terrestre bassa (tra i 300 e 1000 km). Nel 2019 il governo statunitense con l’International Telecommunication Union (ITU) per fare aggiungere altri 30000 oltre a quelli già approvati. SpaceX ha affermato che offrirà velocità fino a 1 Gbit/s, con latenze comprese tra 25 ms e 35 ms. Tali latenze renderebbero il servizio di SpaceX paragonabile al cavo e alla fibra, inoltre, l’accesso alla connessione sarebbe garantito in aree remote come il mare aperto e il deserto e sarebbe assicurata una maggior affidabilità del servizio.
Una missione dal calibro così grande non è stata risparmiata da vari problemi logistici: SpaceX aveva originariamente intenzione di rilasciare i propri satelliti in orbite comprese tra i 1100 e i 1300 km, ma varie polemiche e preoccupazioni sui possibili detriti spaziali a quote così elevate hanno costretto l’azienda a cambiare i propri piani. Inoltre, la pressione in un campo così competitivo come quello degli Internet providers ha fatto accelerare i tempi di produzione. Un altro problema concerne la parte prettamente fisica della missione: dopo alcuni anni i satelliti inizieranno inevitabilmente a deorbitare e dovranno essere sostituiti circa ogni cinque anni. SpaceX vuole in realtà approfittare della cosa per avere la possibilità di lanciare in orbita satelliti potenziati e con una prestazione migliore.

Ogni satellite ha il peso di circa 260 kg ed è composto da uno schermo piatto con più antenne ad alto rendimento e un singolo pannello solare, propulsori ad effetto Hall che utilizzano krypton come massa di reazione, per la regolazione della posizione in orbita, il mantenimento dell’altitudine e il deorbit. Tutti i satelliti sono dotati delle bande Ka (26,5 ai 40 gigahertz) e Ku (12 ai 18 gigahertz) e il sistema di navigazione Startracker che permette alla SpaceX di puntare i satelliti con precisione e possono automaticamente tracciare i detriti ed evitare gli ostacoli in orbita. Inoltre, quando un satellite arriva alla fine del suo ciclo di vita, il 100% dei suoi componenti bruceranno nell’atmosfera terrestre. Per il lancio dei satelliti viene usato il razzo Falcon 9 block 5 (nove sta per il numero di motori presenti nel razzo), razzo usato anche per le missioni Dragon.
Il primo lancio della missione Starlink avvenne con successo il 22 febbraio 2018 con due satelliti prova chiamati Tintin A e B, che avevano un peso inferiore rispetto a quello attuale. Il secondo lancio di prova avvenne, invece, con 60 satelliti: anche questa missione ebbe successo ma 3 satelliti diventarono non operativi e vennero abbandonati. Il lancio più recente è stato il 15 maggio 2021 che ha marcato il ventottesimo lotto di satelliti. Nell’Ottobre 2019 la SpaceX ha lanciato una versione beta del servizio negli Stati Uniti settentrionali e un anno dopo il servizio venne reso disponibile per una fascia di latitudini comprese tra 44° e 52° nord.

Recentemente la SpaceX ha annunciato una collaborazione tra Google Cloud e i satelliti Starlink: Google Cloud garantirà dati, servizi cloud e applicazioni ai clienti, sfruttando la capacità di Starlink di fornire Internet a banda larga ad alta velocità in tutto il mondo e nelle infrastrutture Google. SpaceX installerà delle stazioni a terra, nei data center di Google, che si connetteranno ai satelliti Starlink, con l’obiettivo di fornire un servizio internet ad alta velocità’ nella seconda metà’ dell’anno.
Nadia Pandolfo
