Intervista

Quante volte ci è capitato di chiederci come fossero i professori al di fuori delle mura scolastiche? Quante volte ci siamo immaginati i nostri insegnanti seduti su un banco a scuola, proprio come noi? Ecco il motivo di queste brevi interviste anonime: dare un’occasione a noi studenti di poter comprendere il lato umano di chi ci educa ogni giorno e di poter ricordare ai nostri docenti che anche loro hanno vissuto le interrogazioni, i compiti andati male, le volte in cui avrebbero preferito guardare il muro piuttosto che aprire il libro di matematica.

Mi parli del ricordo più bello della sua carriera.

Ricordi ce ne sono tanti e i ricordi sono legati soprattutto a quando io trovo degli studenti che, in qualche maniera, riescono a raggiungere determinati obbiettivi e riescono ad essere soddisfatti: la loro soddisfazione diventa anche la mia.  Ma c’è un ricordo in modo particolare – perché ce ne sono tanti ma non li ricordo tutti – ed è quando insegnavo ancora alla scuola media, una scuola media della provincia, e lì un bambino in un tema mi ha scritto: “A me piace la mia professoressa di italiano perché quando spiega le cose lo fa con una tale passione che trasmette a noi l’amore per l’insegnamento e per la materia che insegna”. Sentirsi dire da uno studente che gli arriva la passione dell’insegnante per l’insegnamento della materia per me è una grandissima soddisfazione, è quello a cui tutti gli insegnati vorrebbero arrivare.

Crede in noi alunni, futuri cittadini?

Io credo in voi alunni futuri cittadini, però prima ci dovete credere voi, deve essere un credere a vicenda. Noi adulti possiamo credere in voi studenti, ma se non cominciate prima voi a credere in voi stessi e nella possibilità di diventare futuri cittadini e rappresentare voi stessi il futuro della società a quel punto diventa un credere soltanto da una parte e non dall’altra.

Non pensa che anche noi alunni abbiamo bisogno di stimoli da parte dei professori per interessarci alla loro materia? Se sì, cosa può fare avvicinare gli alunni alla scuola?

Voi avete bisogno di stimoli e i docenti, non dico tutti, si attivano per cercare nuove modalità per riuscire a motivare e interessare gli studenti, questo non accade sempre e non accade nella società di oggi perché, adesso, sono tante le distrazioni, la superficialità che caratterizza la società odierna e fa sì che determinati valori che la scuola tende a trasmettere non vengano recepiti.  Io cerco di attivarmi come posso, cerco di schiodarmi un po’ da quella che era la “visione tradizionale” della scuola, che è quella che ho frequentato io, per adeguarmi ai tempi e per rendere tutto più motivante e accattivante e, come ho detto prima, se un docente riesce a trasmettere la propria passione e far sì che la passione dell’insegnante diventi anche la passione dello studente, che focalizzi la sua attenzione verso qualche cosa che lo fa sentir bene e lo gratifichi, è un grande successo da parte dell’insegnante ma anche una competenza acquisita da parte dello studente.  

Com’è cambiata la scuola da quando la frequentava lei? Che rapporto c’era tra professori e alunni?

Non c’era il rapporto professori-alunni, la scuola è cambiata tanto. Noi adesso parliamo, mi raccontate le vostre cose, si ride, si scherza insieme, qualcuno combina qualche cosa di poco corretto e allora l’insegnante sorvola, fa finta di niente. Ai miei tempi non era così, c’era un muro fra l’insegnante e lo studente. Qualcuno faceva sì che ci fosse paura e timore da parte degli studenti, da parte dei docenti e c’era anche un grandissimo rispetto, non che oggi il rispetto non ci sia però spesso questo rapporto più umano, giusto, che si è venuto a creare in qualche maniera sembra un po’ assottigliare quella linea di demarcazione che un pochino ci deve essere nel rapporto tra insegnanti e allievi, per mantenere un rispetto da parte dello studente nei confronti del docente e viceversa. Ai miei tempi si poteva avere una stima reciproca ma non un rapporto così aperto come quello che voi fortunatamente oggi avete con gli insegnanti.

Parlando un poco della situazione “pandemia”, cosa le manca di più del vecchio sistema scolastico pre-Covid?

Bisogna fare sempre in modo che le difficoltà non abbiamo il sopravvento su di noi. In questo momento quello che mi manca è togliermi la mascherina! Potermi avvicinare a voi senza avere la paura di contagiarvi o al contrario, questo mi manca, fondamentalmente. Anche nella situazione di estrema difficoltà della didattica a distanza in qualche modo ho sempre cercato di fare scuola nella maniera più normale e classica possibile, ci si deve adeguare a quelle che sono le difficoltà e non lasciarsi sopraffare dalle situazioni difficili, da quelle si può sempre imparare e trarne l’aspetto positivo. Mi manca il rapporto più “fisicamente vicino”. Per il resto ho cercato di rendere tutto più normale possibile anche quando ci trovavamo attraverso uno schermo. 

Ha qualche consiglio per noi ragazzi, per superare questo periodo difficile che ci sta privando della nostra adolescenza?

Le difficoltà fortificano. La pandemia è un luogo comune, secondo me, il fatto che si dica che vi stia privando della vostra adolescenza. Avete mai pensato ai bambini siriani? Avete pensato ai bambini in Africa che non hanno da mangiare? Bambini in Siria che sono costretti a vivere, e non da un anno, sotto le bombe, a vedere cadaveri ad ogni angolo della strada, bambine che vengono orrendamente mutilate con l’infibulazione. Riflettiamo un attimo…veramente la pandemia vi sta privando della vostra adolescenza?  Il Covid vi sta privando di momenti importanti in una società caratterizzata dal benessere, come la nostra, un’uscita con gli amici, la palestra, di abbracciare, di trovare il primo amore, vivere le prime esperienze. Siamo in una situazione difficile momentaneamente però siamo seduti sul nostro divano, non corriamo il rischio di uscire per la strada e venire orrendamente trucidati a causa di una guerra in atto.  È un periodo che passerà e poi, sicuramente, recupererete tutto quello che avete perso fino a questo momento. Le difficoltà ci aiutano e ci fortificano. Vedrete che, sebbene siete stati privati di qualcosa fino a questo momento, quando tutto tornerà nella nostra società del benessere, qualche cosa l’avrete imparata.

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