Gli effetti dei cambiamenti climatici

Secondo gli scienziati è arrivato il momento di annunciare l’inizio di una nuova era geologica: l’Antropocene. Con questo termine si indica un’epoca nella quale l’essere umano con la sua attività è riuscito, tramite modifiche territoriali, strutturali e climatiche ad incidere sui processi geologici. Infatti, dalla metà del secolo scorso si è assistito ad una forte accelerazione delle emissioni di anidride carbonica e, conseguentemente, dell’innalzamento del livello del mare. Questo altro non è che è una lampante dimostrazione del profondo, nonché negativo, impatto che gli uomini stanno avendo sul pianeta terra. Infatti, l’incremento di diossido di carbonio, insieme ad altri gas inquinanti prodotti dall’attività umana, provoca una diminuzione di ozono nell’atmosfera. L’azione dell’ozono risulta fondamentale per la vita sulla terra in quanto, insieme ad altri gas chiamati gas serra, funge da schermo protettivo nei confronti dei raggi ultravioletti e permette il mantenimento di una temperatura sufficientemente alta, che rende il pianeta abitabile. Tuttavia, la diminuzione della quantità di ozono nell’atmosfera ha portato alla formazione di un buco in quello strato: il buco dell’ozono.

 L’incremento di produzione di diossido di carbonio ha fatto sì che, nel corso del tempo, la temperatura terrestre abbia subito un incremento di circa 1,2 °C, causando, così, lo scioglimento dei ghiacciai. In Antartide si è ormai raggiunto un punto di non ritorno in cui sarà impossibile fermare lo scioglimento delle grandi lastre di acqua congelata. La causa è l’ingresso di acque calde nell’oceano che normalmente dovrebbero avere una temperatura di -2° ma che adesso raggiungono addirittura i 2-3. Le ricerche svolte da un gruppo di scienziati dell’Istituto di scienze geografiche e risorse naturali (Igsnrr) dell’Università dell’Accademia cinese delle scienze e pubblicate dal giornale “Geophysical Research Letters” mostrano che le perdite di ghiacciai influenzano perlopiù lo spostamento dell’asse terrestre, fenomeno il cui inizio è stato rilevato già a partire dagli anni Novanta del ‘900. Con asse terrestre intendiamo la linea immaginaria che interseca il nostro pianeta in due punti ben precisi: il Polo Nord e il Polo Sud. Il cambiamento dell’angolo di inclinazione dell’asse non può essere altro che il simbolo dello spostamento dei due poli. Gli scienziati hanno scoperto che dal 1980 la posizione di questi si è mossa di circa 4 m rispetto alla loro posizione originaria e che la direzione della deriva polare si è spostata da sud a est. Un’altra conseguenza legata allo scioglimento delle calotte è il rallentamento della rotazione terrestre, secondo quanto scoperto dagli scienziati della Harvard University. Questo cambiamento, però, non è così tanto evidente da poter influenzare la vita quotidiana. In pratica, l’innalzamento del livello del mare ha portato l’asse di rotazione del globo a una migrazione di circa un centimetro l’anno e da questo deriva la diminuzione della velocità rotatoria, che ha provocato un aumento della durata del giorno di un millesimo di secondo nel XX secolo.

Giulia Messina

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