Intorno al 1920 nacque un movimento culturale che cercò di reinterpretare il concetto stesso di arte: il Dadaismo, o più semplicemente Dada. Già dalla genesi del nome è possibile capire come il suddetto movimento sia l’incarnazione del “non-senso”, della sovversione delle convenzioni e delle tradizioni del passato: l’origine del termine “dada” infatti potrebbe essere attribuito alla lingua russa (significherebbe “sìsì”), oppure potrebbe, in alternativa, essere un termine che riproduce il suono di un neonato che tenta di pronunciare le sue prime parole, non riuscendoci.
Perché però, cercare di ribaltare le regole del gioco, regole che erano state seguite per secoli? Importantissimo a tal proposito è il contesto in cui il Dadaismo nasce, ovvero alla conclusione della Prima Guerra Mondiale. Tutti quei principi che erano stati seguiti, anche in campo artistico, avevano in qualche modo portato l’uomo alla guerra, all’auto-annientamento, alla sofferenza, alla violenza, all’orrore, al sangue, alla crudeltà, all’omicidio, alla sofferenza: erano perciò principi da abbattere e da reinterpretare.
Il Dada è libera espressione artistica che non segue precise convenzioni o schemi prefissati, ma riesce a rendere poetico anche il “non-senso”, anche quegli oggetti più comuni che svuotati del loro originario significato riescono a rappresentare, in linea teorica, il più nobile dei valori.

Un esempio lampante di ciò è L.H.O.O.Q. che noi tutti ricordiamo come “La Monnalisa con i baffi”. L’autore, Marcel Duchamp, non voleva affatto “prendere in giro” il capolavoro di Leonardo, voleva anzi apprezzarlo: reinterpretandolo, avrebbe conferito una rinnovata dignità all’opera, che da qualche tempo era solo osservata passivamente senza essere esaminata con attenzione.
Personalmente ritengo che quest’espressione artistica sia, per certi versi, geniale: riuscire a sfidare e superare tutti quei valori che fino ad allora erano dati per certi è sintomo di creatività, di un modo di pensare fuori dalle righe; d’altronde se ci limitassimo ad imitare ciò che ci è stato insegnato nel passato non avremmo spunti per riuscire a fare di meglio, rimanendo intrappolati in reti che altri hanno costruito per noi.
Luna Infantino
