Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia, come tutta Europa, era ridotta ad un cumulo di macerie su ogni fronte: le città erano state pesantemente danneggiate dai continui bombardamenti, l’economia e la produzione industriale erano crollate, il costo della vita e la disoccupazione crebbero vertiginosamente, l’apparato istituzionale era crollato, si era persa fiducia nella monarchia. In più la popolazione era stata lacerata anche dalla guerra civile partigiana.
L’Italia andava riunita e ricostruita in ogni sua parte.
A partire dalla fine del 1945 il governo di Alcide De Gasperi provò a ricostruire l’Italia grazie alle politiche monetarie di Luigi Einaudi, il quale puntava a stabilizzare la Lira svalutandola e tenendo quindi sotto controllo l’inflazione.

A partire dal 1948 cominciarono ad arrivare in Europa i 12 miliardi di dollari promessi da Truman con il Piano Marshall: il 12% andò all’Italia. Fu anche grazie a questo denaro che l’economia poté ripartire.
Dal punto di vista istituzionale, nel frattempo, il 2 Giugno 1946 con suffragio universale gli italiani votarono per la Repubblica e venne eletta l’Assemblea Costituente che diede alla nuova Repubblica italiana una Costituzione entrata in vigore il 1° Gennaio 1948.
Nel 1951 la Repubblica entrò nella Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, divenuta nel 1955 Comunità economica europea, il cui obiettivo era il libero mercato in Europa e il mutuo sostegno economico.
Grazie alle mosse economiche di Einaudi, alle politiche di De Gasperi, al sostegno statunitense ed europeo, la crisi del dopo guerra poteva considerarsi superata già nei primi anni ’50 con la produzione industriale tornata ai livelli dell’anteguerra.
Tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 il mondo occidentale attraversò una rapida crescita economica e l’Italia riuscì ad inserirsi in questa onda di benessere: tra il 1958 e il 1963 il prodotto interno lordo crebbe del 6,3% annuo, la produzione industriale fu più che raddoppiata, le esportazioni crebbero del 14% annuo e da sola l’Italia copriva il 12% dell’economia continentale, preceduta solo da Francia, Regno Unito e Germania.
La crescita economica si rispecchiò anche in un aumento del reddito procapite delle famiglie italiane, i salari, infatti, aumentarono circa del 43%.
Tra i simboli di questo periodo vi è senza dubbio l’automobile: le vetture possedute dagli italiani tra il 1956 e il 1965 passarono da 1 a 5 milioni. Gran protagonista fu la FIAT, che nel 1956 mise in commercio la Fiat 600 e un anno dopo la più piccola ed economica Fiat 500, destinata a diventare uno dei simboli del miracolo economico italiano e dell’italianità nel mondo. Le automobili furono affiancate da altre due grandi novità del tempo: la vespa e la lambretta.

All’aumento delle automobili in circolazione seguì un miglioramento dei collegamenti stradali all’interno della penisola e nel 1956 cominciarono i lavori dell’Autostrada del Sole che collega Milano a Napoli.
La vita degli italiani migliorò vertiginosamente: si diffusero elettrodomestici come frigoriferi e lavatrici, macchine da scrivere, telefoni (gli abbonati crebbero sempre più), gli apparecchi radiofonici ed infine la televisione. Domenica 3 agosto 1954 la RAI di Torino mandò in onda la prima trasmissione televisiva in bianco e nero (per il colore bisogna attendere il 1977) in tutta la nazione. I programmi erano principalmente di informazione e formazione: in questi anni si riuscì anche grazie alla televisione a ridurre il tasso di analfabetizzazione. Inizialmente possedere una televisione era un lusso ed era presente solo in locali pubblici quali i bar ma se nel 1954 gli abbonati non raggiungevano i 24.000, già nel 1965 erano più di 6 milioni.

Sulla scia di questo benessere vennero organizzati a Roma nel 1960 i Giochi Olimpici estivi, le prime trasmesse in televisione in tutto il mondo. Furono realizzate importanti infrastrutture a Roma e in tutta Italia e furono prova del miracolo che si stava compiendo in Italia.
A beneficiare del boom economico furono le città, al passo con le grandi metropoli europee. Al contrario, le campagne furono vittime di abbandono e spopolamento.
Nonostante tutta Italia beneficiasse di questa rinascita, il Meridione fu quello a beneficiarne meno. Pur beneficiando di una rapida crescita economica, il Sud rimase molto arretrato rispetto al Nord, costringendo quasi 2 milioni dei suoi abitanti a migrare in Settentrione.
Giancarlo Altieri
