Sebbene abbia visto questo film pochissime volte, sin dall’inizio mi ha appassionato molto, non solo in quanto film anime ma anche per il significato che cerca di trasmettere. “Voglio mangiare il tuo pancreas” è un film del 2018 tratto dall’omonimo romanzo di Yoru Sumino. I due protagonisti, Haruki Shiga e Sakura Yamauchi, sono l’uno l’opposto dell’altra: lui timido e riservato, lei solare e apparentemente piena di vita. Un giorno, in ospedale, Haruki ritrova casualmente il diario di Sakura, intitolato “Vivere con la morte”. Leggendolo viene a conoscenza di una terribile verità: la ragazza ha infatti una malattia terminale al pancreas che la porterà a morire in poco tempo.
Nonostante ciò, Sakura non è affatto turbata e cerca di vivere ogni giorno con gioia senza lasciarsi abbattere. I due decidono quindi di passare più tempo possibile insieme e, durante una breve vacanza, lei gli racconta di una leggenda secondo cui mangiando il pancreas di una persona defunta la sua anima continuerà a vivere dentro di te.
I ragazzi continuano a vedersi fin quando Sakura non viene ricoverata in ospedale, Haruki la va a trovare molto spesso e una sera riescono a scappare per andare a vedere i fuochi d’artificio.
Una volta dimessa la ragazza invita Haruki per pranzare insieme, tuttavia, lei non si presenta all’appuntamento e lui tornando a casa le scrive un ultimo messaggio: “Voglio mangiare il tuo pancreas”. La sera scopre però che Sakura non si era presentata perché vittima di un omicidio.
Haruki, distrutto, non riesce neanche ad andare al suo funerale, ma dieci giorni dopo va a conoscere la madre di lei, confessandole di essere il solo a conoscenza della malattia della ragazza. La madre di Sakura compie le ultime volontà della figlia consegnandogli il suo telefono e il suo diario e, leggendoli, Haruki scopre che il suo ultimo messaggio era stato letto dalla ragazza.
Certo, non si può dire che sia un film allegro, ma proprio per questo penso sia uno dei miei preferiti. Il messaggio che cerca di trasmettere è infatti molto chiaro: Sakura, nonostante abbia una malattia terminale, non si abbatte e vive invece ogni giorno con allegria e spensieratezza facendo tutto ciò che vuole fare nel breve tempo che le rimane. Sono due le parti che ritengo le più significative del film: la prima è una riflessione di Sakura: ”Chi vive normalmente non si interessa più di tanto alla vita e alla morte. La cosa positiva di trovarmi la morte davanti è questa: ho iniziato a vivere ogni giorno con la piena consapevolezza di essere viva”; l’altra è invece un dialogo tra i due:
– Haruki: “Cos’è per te vivere?”
– Sakura: “Vivere è arrivare al cuore delle persone. Credo che “vivere” significhi questo: prestare attenzione a qualcuno, innamorarsi di qualcuno, odiare qualcuno, divertirsi con qualcuno, tenersi per mano con qualcuno, questo è vivere. Se sei da solo non puoi dire di esistere, le tue relazioni con gli altri ti dicono che sei vivo. È questo che penso: il mio cuore c’è perché ascolta gli altri, il mio corpo esiste perché è toccato dagli altri. Ecco perché ha senso dire di essere viva!”
Ci viene insegnato a pensare al futuro, spesso rimuginiamo sul passato… e il presente? Ecco cosa ci vuole dire il film, cosa ci vuole dire Sakura. Per dire di essere vivi bisogna assaporare con gioia ogni istante della propria vita, senza rimuginare sui problemi o le insidie che ci si possono parare davanti. Ma soprattutto, il significato che vuole trasmettere è che vale la pena vivere anche solo per una persona: se sei solo non hai nessuno con cui condividere le tue esperienze, è come se non esistessi; ma se hai anche solo una persona a cui vuoi bene o che tiene a te, allora vale la pena continuare a vivere.
Voglio mangiare il tuo pancreas.
Chiara Maniscalco



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