Nel 1452 la storia ci regala una delle nascite più importanti del Rinascimento. Era la notte del 15 aprile quando, avvolto in fasce tra le braccia della madre Caterina, Leonardo da Vinci venne al mondo, quello stesso mondo che poi farà suo e che in risposta, non lo dimenticherà mai. Come spesso accadeva all’epoca, Leonardo non nacque in una famiglia felice: la madre era una contadina e il padre un notaio, troppo importante per curarsi di un figlio bastardo. Non ricevette mai l’affetto paterno e trascorse i primi cinque anni di vita nella casa della madre. È all’età di quattordici anni che iniziò la sua formazione come artista nell’illustre bottega del Verrocchio, che lo nominò suo primo apprendista. Qui Leonardo ebbe finalmente la possibilità di immergersi a pieno nelle opere dei suoi predecessori, analizzandone ogni dettaglio e sfumatura, costruendo il suo personale carattere artistico, e di avere come compagni di studi coloro che divennero grandi artisti, come Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino. Leonardo era affascinato dalla realtà che lo circondava: era un’amante della bellezza della natura in tutte le sue forme. Spendeva le giornate nelle strade per guardare la gente passare, per studiarne i volti e catturare le loro espressioni in schizzi che hanno attraversato i secoli. Ognuno aveva la propria storia e questo lo affascinava. Trascorse giorni interi a guardare le persone che camminavano in cerca dei visi perfetti da inserire nell’affresco del cenacolo, uno dei suoi capolavori più celebri. Il volto del Giuda lo tormentava e passò molto tempo prima di trovare quello perfetto. I segreti che nasconde questo dipinto sono numerosi: nell’ultima cena si narra che Gesù, dopo aver spezzato il pane, bevve del vino da un unico calice che poi venne passato tra i dodici apostoli seduti al tavolo con lui. Per questo se ci viene chiesto quanti bicchieri si trovano sulla tavola del dipinto, noi senza indugio risponderemo che ce n’è solo uno, un calice: andando a controllare, però, noteremo che Leonardo ne dipinse tredici, e nessun calice. Inoltre, visto il carattere satirico dell’artista nei confronti del clero, si pensa che al posto dell’apostolo Giovanni, situato alla destra di Cristo, Leonardo abbia voluto seguire i vangeli apocrifi dipingendo Maria Maddalena come moglie di Gesù. Questa teoria viene rafforzata dai colori delle loro vesti, che sono complementari, e dalla posizione che le due figure assumono: sporgendosi ai lati opposti, infatti, i loro margini formano la lettera “M”, e, se si sposta Maddalena alla sinistra di Gesù, questa appoggerà la sua testa sulla spalla di lui.

L’inserimento di messaggi segreti nascosti sotto gli occhi di tutti sembra essere una caratteristica di Leonardo, che avvolge in un alone di mistero e intrighi tutta la sua vita. La stessa “Gioconda” pare essere un mistero a sé stante. Gli occhi della donna più famosa del mondo sembrano seguire lo spettatore in tutte le direzioni e il suo volto annega in un miscuglio di tristezza e felicità che ancora tormenta gli studiosi. Si potrebbe trattare di un autoritratto di Leonardo sotto mentite spoglie, oppure, teoria più interessante, di un mito a cui ha voluto dare vita. I tratti androgini della protagonista sono evidenti e da qui si diramano le ipotesi che vedono entrambi i sessi mescolati insieme nell’enigmatica figura. Come modelli, Leonardo ha utilizzato Lisa Gherardini e il suo apprendista prediletto Gian Giacomo Caprotti, soprannominato da lui Salai, che ispirò anche altre sue opere.
Ma parlare di Leonardo da Vinci solo come artista è riduttivo. La ricerca della perfezione che caratterizza la sua arte non può essere confinata solo alla pittura, per lui non è abbastanza. La sua curiosità non ha limiti, tutto ciò su cui posa gli occhi deve avere una spiegazione, un significato intrinseco, e il suo scopo è quello di trovarlo. Il suo amore per la natura lo spinse a studiare i suoi meccanismi, studi impressi e sparsi in migliaia di pagine, di appunti che seguono il corso dei suoi pensieri, pervasi dalla sua unica “scrittura a specchio”. È grazie ai suoi studi anatomici che si è scoperto il vero funzionamento del cuore e degli occhi. Ma il culmine della perfezione umana e matematica l’ha raggiunto con l’Uomo Vitruviano. Un “semplice” disegno che racchiude le proporzioni ideali dell’uomo e le inscrive nelle due figure perfette del cerchio e del quadrato. Leonardo dimostra così come la natura segua regole matematiche costanti: “4 dita fanno 1 palmo; 4 palmi fanno 1 piede; 6 palmi fanno 1 cubito; 4 cubiti è l’altezza di un uomo” scrive nelle note sopra il disegno, ispirandosi ad un passo di Vitruvio. Inoltre nello stesso disegno, Leonardo constata come il numero divino, il PHI, sia sempre presente non solo nella natura ma anche nella struttura dell’uomo. Nota che il rapporto tra la nostra altezza e la distanza dall’ombelico da terra è uguale a PHI. E la distanza dalla spalla alla punta delle dita divisa per la distanza dal gomito alla punta delle dita è di nuovo phi. La distanza dal fianco al pavimento diviso per la distanza dal ginocchio al pavimento, dà ancora phi. Le articolazioni delle dita, le sezioni della colonna vertebrale rispettano sempre la “divina proporzione”, e così per le misure del volto. Leonardo ci dà la prova che tutto è matematica, tutto è arte.

Uno dei suoi obiettivi più ambiziosi fu quello di portare l’uomo in aria, all’altezza degli uccelli. “Quando avrai provato l’emozione del volo, una volta a Terra camminerai con lo sguardo rivolto verso il cielo, perché là sei stato e là agogni a ritornare” è una delle sue frasi più celebri e a tal proposito realizzò numerosi progetti “alati” che però non vide mai realizzati. È proprio da questi disegni che sono nati i primi aeroplani nell’era moderna, che hanno coronato il sogno del grande maestro.
Tutto quello che possiamo ammirare al giorno d’oggi in qualche modo è collegato al grandissimo genio che era Leonardo da Vinci. È vissuto 500 anni prima di noi, eppure, è riuscito ad attraversare il tempo vivendo ancora nel nostro presente e facendoci desiderare di essere nel suo.
Alice Trombino
