
Oggi intervisterò la professoressa Renata Barbagallo, docente di lingua inglese presso il nostro liceo e referente del progetto Eclipse. Il progetto si articola in due laboratori, io in particolare ho preso parte al laboratorio di arti visive che concentra l’interesse sulla fotografia ma non è solo un corso di fotografia: è di più. Perché il corso di fotografia è perlopiù tecnico ma noi partecipanti stiamo notando che l’esperta, Lavinia Caminiti, ci sta facendo vedere la realtà che ci circonda con occhi diversi non solo attraverso l’obbiettivo di una macchina fotografica. Ringrazio la prof.ssa Barbagallo e la Dott.ssa Lavia Caminiti per il loro impegno in questo progetto per noi alunni.
Professoressa, può illustrarmi come è nato il progetto eclipse e come l’avevate ideato sin dall’inizio?
Il progetto eclipse è un progetto del liceo Galilei con questo nome che abbiamo voluto dare, l’eclissi, che svela, copre e rivela. Questo è il file rouge che accompagna il progetto. Si voleva fare un progetto che potesse sperimentare nuove forme espressive che in questi mesi stiamo mettendo in atto. Com’è nato? Nasce come progetto del Galilei e nasce da un’idea mia e della professoressa Elisa La Scala e lentamente, una volta espletato il bando, coinvolge due artisti il maestro Lelio Giannetto e il maestro Beppe Viola. Purtroppo poco dopo aver iniziato a mettere nero su bianco le nostre idee il maestro Giannetto è venuto a mancare. Ci siamo trovati davanti un bivio: chiudere e mettere l’idea in un cassetto oppure continuare. Anche grazie alla Preside, abbiamo voluto riprendere in mano il progetto senza uno dei protagonisti. Allora ecco che l’idea è stata quella di sperimentare nell’ambito delle arti visive e la fotografa Lavinia caminiti è la persona che ci sta accompagnando in questo viaggio.
In quante parti si articola il progetto?
Si articola in due parti: un laboratorio di arti visive e un laboratorio musicale. Si cercherà di arrivare ad un prodotto finale in cui possono convergere questi tentativi di sperimentazione. Per quanto riguarda il laboratorio visivo, di cui io mi sto occupando, stiamo entrando in quella che è la poesia dell’immagine un modo di comunicare attraverso la fotografia.
A chi è indirizzato il progetto e chi è stato coinvolto tra esperti e docenti?
Il progetto l’abbiamo voluto estendere a tutte le classi infatti i partecipanti sono ragazzi e studenti dalla prima alla quinta dell’istituto. In particolare nel laboratorio musicale vi sono musicisti, DJ, produttori di suono proprio perché si vuole dare questo taglio per sperimentale. Cinquanta sono i ragazzi che hanno voluto partecipare al laboratorio di arti visive. Personalmente questo mi ha dato un’interessante prospettiva per il futuro perché quello che è venuto fuori è l’interesse da parte degli alunni del Galilei di potere fare un percorso che riguardi la fotografia.
In che cosa consisterà il progetto finale/elaborato finale prodotto dai ragazzi?
Il prodotto finale è in fieri e prenderà sempre più forma con la sperimentazione sia dei ragazzi che si occupano del laboratorio musicale sia dei partecipanti alle arti visive. Ciò che sarà il prodotto finale consisterà? In una performance dedicata alla figura del maestro Lelio Giannetto che si svolgerà sia ai cantieri culturali della Zisa e pensiamo di realizzare un’installazione presso i locali del Galilei. La parte prettamente fotografica potrà rappresentare una mostra permanente.
Oltre l’arte fotografica, nel laboratorio visivo state facendo uso di varie arti?
Ciò che sta caratterizzando lo svolgimento di questo progetto è proprio la sua evoluzione rivoluzionaria: molti ragazzi si sono approcciati e si sono iscritti a questo progetto pensando di fare un progetto di fotografia. La cosa interessante è che non è un corso di fotografia. La fotografa in realtà sta conducendo i ragazzi in un percorso e questo sta vivendo alcune tappe: l’avvicinarsi a delle forme espressive personali grazie alla musica e quindi musica come arte espressiva e pittura. La particolare attenzione ai particolari che ci circondano. I partecipanti stanno stanno facendo un percorso che li sta portando a vedere nella realtà che li circonda fino in fondo, fino al dettaglio di un’immagine.
Dottoressa Lavinia Caminiti come sta strutturando il progetto per gli/le alunn*?Cosa spera di lasciare loro in eredità?
Quello che sto cercando di fare è dare delle linee guida sul saper guardare perché , come dico ai ragazzi, il nostro guardare è viziato perché ci è stato sempre detto di guardare in un determinato modo. Quindi quello che cerco di insegnare è il sapersi guardare attorno e raccontarsi e usare la fotografia come un linguaggio, un linuguaggio visivo che deve raccontare chi fotografa e raccontare la realtà che si vede.Spero di lasciare una traccia, una guida che loro possano seguire nel loro percorso di vita.
Silvio Ragona
