Nell’articolo di oggi non voglio parlarvi di qualche autore in particolare, né di un libro specifico, né tantomeno di una poesia. Voglio parlarvi della bellezza e dell’importanza sul piano psicologico della letteratura. Bisogna prima chiarire un punto: cosa è la letteratura? Da internet: “La letteratura di una certa lingua è l’insieme delle opere scritte e pervenute fino al presente.” Questa, a parer mio, è la definizione stretta del termine; ora prendetela e dimenticatela, perché la letteratura non è solo questo: è passione, sentimento, rifugio, comprensione, amore, tristezza, lacrime, fantasia, armonia, realtà, risposte, domande, sogno, speranza… è difficile dire cosa la letteratura non sia. Sin dall’antichità, la letteratura è stata utilizzata come sfogo di pensieri, come mezzo adulatore, come speranza in cui rifugiarsi. Personalmente, quando ho bisogno di mettere a posto qualcosa nella mia vita, una situazione in cui non vedo chiaro, prendo un buon libro in mano, inizio a leggere, trovo le risposte che stavo cercando e così tutto sembra avere un senso. La letteratura e, dunque, le opere degli autori a noi precedenti ci offrono delle chiavi di lettura della realtà inaspettate e che apparentemente possono sembrare lontane da noi e da ciò che viviamo.

Vi porto un esempio: Josè Saramago scrisse “Cecità”, un romanzo in cui narra di una “malattia” che colpiva alla vista rendendo ciechi; una patina bianca come il latte si posava sugli occhi degli uomini e si diffondeva a vista d’occhio, senza che se ne conoscesse l’origine o la causa scatenante. Le autorità isolarono in un ghetto le persone infette credendo di isolare il problema e il virus; in realtà quest’ultimo continuò ad espandersi fino a colpire tutta la popolazione. Alla fine del libro l’unica cura alla malattia, che la farà dissolvere nel nulla, sarà l’amore e la compassione che si ha gli uni verso gli altri. Quando lessi questo libro, non capii cosa volesse comunicarmi, ma nel periodo del lockdown, in cui il tempo libero non mancava, decisi di rispolverarlo e lì capì: la storia del romanzo era paragonabile alla situazione che stavamo e che tutt’ora stiamo vivendo. Siamo lontani dai nostri amici, le nostre vecchie abitudini non esistono più, ci mancano gli affetti, è venuta meno la “social catena” di cui parla anche Leopardi ne “La Ginestra”. Credo che la letteratura abbia molto da insegnarci, soprattutto in questo momento storico in cui non abbiamo qualcosa a cui aggrapparci, non abbiamo certezze perché sono crollate tutte. È in quei casi che la letteratura entra in gioco: quando tutto attorno sembra non andare, quando non riusciamo a leggere i piani che ci sembrano più grandi di noi, è lì che la letteratura può salvarti. Nei libri non sai cosa aspettarti, ma sai già che sarà stupefacente e sai anche che immers* nel tuo libro nulla potrà scalfirti. Ti dà un senso di sicurezza che niente è in grado di darti, perché nei libri puoi avere la situazione in mani, ma, anche quando non è così, ti stupisci e sei felice anche se non era nei tuoi piani. Nella vita noi non siamo in grado di fare questo e pensiamo che tutto sia contro di noi, non riusciamo a vedere la luce in fondo al tunnel, non riusciamo a sentire il grido di speranza del nostro vicino; ma come i più grandi libri ci insegnano, c’è sempre qualcosa di positivo, sta solo a noi coglierne l’essenza.
Eleonora Auteri
