La scuola, un’istituzione in crisi

In questi tempi la realtà scolastica sta vivendo una situazione distorta; crea molto disagio a coloro che vi interagiscono: studenti, insegnanti, famiglie, la società nel suo complesso. Lo studente si ritrova ad affrontare i propri doveri con la mancanza di umanità della scuola, strumento di sostegno per tutti; non ha neanche la scelta facoltativa di poter partecipare pienamente alla vita scolastica, ma il dovere. Si trova immerso in un mare in cui è difficile galleggiare. Uscendo dal mare, l’alunno rivelerebbe le sue lacune, che andrebbero evolvendosi in problemi reali, difficili da affrontare. L’adolescente si trova ora più che mai in una situazione in cui non si può permettere di vedere al di là dei limiti, resi concreti. E la loro presenza sta rendendo sempre di più snaturata la vita scolastica, statica; deve essere percorsa entro certi limiti: dentro gli schemi. Credo che la realtà scolastica si debba vivere senza che lo studio delle nozioni sia nozionistico e mnemonico: riuscire a trovare il loro scopo nella vita quotidiana, affinché si crei un pensiero critico e si cresca intellettualmente. Questo disagio suscita negli studenti un’ansia persistente e le continue delusioni li portano a screditare la scuola. I giovani si scoraggiano: non credono più che la scuola sia utile per vivere al meglio il proprio domani, sempre più incerto e buio. I giovani credono che lo studio di un preciso argomento serva esclusivamente per essere valutato dai docenti: in realtà la vita scolastica non è solo questo, ma è anche i rapporti interpersonali con i docenti, venuti a mancare nel corso dell’evoluzione della scuola; dall’apprendere non per essere valutati ma per creare un proprio bagaglio culturale, utile per qualsiasi evenienza, che stimoli l’evoluzione dei valori sociali sotto un’altra chiave di lettura. Questi sono solo alcuni dei fattori che compongono la vita scolastica, piena di incredibili sfaccettature intuibili solo se vissuta pienamente. La scuola è un’istituzione in crisi, bisognosa di riforme e cambiamenti. I veri problemi sono connessi con le grandi trasformazioni che avvengono nella civiltà, dato che la scuola prepara a vivere nella società. Se la società cambia, la scuola ha la necessità di un cambiamento. In caso contrario è inevitabile che la scuola entri in una crisi radicale: prepara gli adolescenti ad una società inesistente, che li mette ancora di più a disagio di quanto non lo siano già. I reali problemi della scuola sono i problemi della società. Le discussioni e gli interventi sulla scuola non riescono a uscire dal cerchio dei problemi superficiali (come la formazione degli insegnanti, i loro stipendi, l’autonomia didattica delle scuole, l’introduzione di un sistema di valutazione dei ragazzi oggettivo e valido su tutto il piano nazionale, etc.) poiché il sistema scuola guarda al suo interno mentre dovrebbe guardare fuori di sé, nella società. Le fondamenta stesse della nostra società sono state abbattute dalla rivoluzione economica, sociale e culturale dell’ultima parte del XX secolo. La scuola sembra vivere ancora in una società antiquata. I problemi veri della scuola sono molto più difficili da risolvere perché richiedono cambiamenti viscerali nei fondamenti stessi di un’istituzione pochissimo propensa al cambiamento. I problemi superficiali lasciano i fondamenti della scuola intoccati. Le riforme necessarie per risolvere i suoi veri problemi non investono solo la scuola , ma anche la società e la cultura. E società e cultura oggi cambiano molto e velocemente e il cambiamento sembra sfuggire agli sforzi di guidarlo e governarlo. I problemi veri della scuola non sono neppure riconosciuti e visti con chiarezza: se non si vede un problema, non si può lavorare per risolverlo. Quindi il problema della scuola è il cambiamento. Per uscire dal conflitto in cui la società oggi la fa precipitare, la scuola deve essere pronta a cambiare profondamente: rianalizzare alla radice i suoi compiti e i modi di eseguirli. Invece la scuola è la sola istituzione della società che non muta e che anzi ha una particolare resistenza al cambiamento. Un’istituzione sociale che, per assolvere i suoi compiti, deve guardare al futuro: questo è chiaramente il problema.

Alessio Bruno

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