Dietro qualsiasi opera si cela una storia, che può essere realmente avvenuta o totalmente inventata. Spesso, soprattutto in passato, tali storie erano tratte da racconti di tipo religioso o, andando ancora più a ritroso, dai miti. Si potrebbero fare moltissimi esempi di opere ispirate a miti, ma, prendendone in considerazione uno nello specifico, parlerò delle opere i cui autori si sono ispirati al Sacrificio di Ifigenia, un mito di origine greca.
Troviamo per la prima volta il mito nell’Iliade di Omero e successivamente fu ripreso anche in altre opere, ad esempio Euripide prese spunto da per due sue tragedie: l’Ifigenia in Aulide e l’Ifigenia in Tauride. In molti casi in cui gli autori hanno preso spunto dal mito, ne hanno anche variato alcune parti, in base al significato che volevano trasmettere. In ogni caso, in linee generali la storia è la seguente:
Agamennone e i fratelli si riunirono in Aulide per discutere sul da farsi riguardo alla guerra di Troia: le navi non potevano salpare, poiché Artemide, piena d’ira, aveva scatenato una bufera in mare. Ella era irata con Agamennone, che, dopo aver ucciso un cervo sacro, si vantò di essere un cacciatore più bravo della dea della caccia stessa.
Così i fratelli capirono che l’unico modo per partire era quello di sacrificare alla dea la primogenita di Agamennone, Ifigenia, che venne convocata con l’inganno insieme alla madre. A loro era stato detto che Ifigenia era stata chiesta in moglie da Achille.
La verità venne a galla molto presto, quando le due donne arrivarono in Aulide ed entrambe si opposero alla sorte della giovane. Alla fine, lei stessa cambiò idea e decise che, se questo era il volere degli dei, allora era pronta al sacrificio.
Era tanto piena di coraggio che addirittura salì sull’altare da sola e per questo Artemide decise di risparmiarla, e, un momento prima che le venisse tagliata la gola, venne sostituita da una cerva e mandata in Tauride, dove fu consacrata come sacerdotessa della dea. Le spettava un nuovo compito: sacrificare ad Artemide tutti gli stranieri che fossero entrati in quella terra.

Esiste una seconda versione però, in cui viene sacrificata e Achille, dopo aver scoperto di essere stato usato per l’inganno, si arrabbia e impreca contro Agamennone. Successivamente, sempre nella prima versione, Clitennestra, madre di Ifigenia, insieme all’amate Egisto, uccise il marito, a seguito di una cospirazione nei suoi confronti, per vendetta della sorte toccata a Ifigenia. Quindi Oreste, altro figlio di Agamennone e Clitennestra, uccise la madre e l’amante, per vendicare il padre. In seguito, poiché tormentato dagli Ennini, che gli provocavano degli attacchi di follia, decise di rivolgersi ad Apollo, che gli disse che, per espiare le sue pene, avrebbe dovuto rubare la statua sacra di Artemide dal tempio in Tauride. Pertanto, accompagnato dall’amico Pilade, si recò in Tauride e, come di consueto, fu portato dalla sacerdotessa per essere sacrificato, però Ifigenia riconobbe subito il fratello e insieme progettarono un piano per fuggire con la statua. La missione andò a buon termine e Atena si presentò ai tre per dar loro alcune indicazioni.
Come detto in precedenza, molti artisti si sono rifatti a questo mito per le loro opere, possiamo fare quindi alcuni esempi. In primo luogo troviamo il Gruppo di Artemide e Ifigenia, l’unica scultura arrivata a noi, conservata a Copenaghen al Ny Carlsberg Glypotek.
Ci sono anche diverse rivisitazioni in tragedie in chiave più moderna, come quella di Jean Racine, che però si tratta di un malinteso poiché in realtà esiste una seconda Ifigenia. Oppure la tragedia di Josè de Canizares, nella quale Artemide viene chiamata Diana e Ifigenia non ha lo stesso coraggio della storia originale. Dal punto di vista pittorico troviamo la tela di Pietro Testa chiamata Il Sacrificio di Ifigenia, dove viene raffigurato il momento in cui sta per avvenire il fatto dell’Ifigenia in Aulide.
Anche Goethe fece una rivisitazione sull’Ifigenia in Tauride. Inoltre, nel mondo della musica sono stati composti molti pezzi, ad esempio il melodramma di Domenico Scarlatti e quello di Apostolo Zeno, diverse opere liriche e due opere musicali e infine una canzone del gruppo heavy metal Virgin Steele, contenuta nel disco “The house of Arteus Act I”.
Un altro quadro è quello di Giambattista Tiepolo, in olio su tela, conservato nello Schlossmuseum di Weimar. D’altronde, dal punto di vista letterario, Lucrezio nel De Rerum Natura cita il mito nei versi 80-101, per poter attaccare la religio. Infine, troviamo anche la rivisitazione cinematografica del 1977, un film diretto da Michael Cacoyannis, tratto dall’Ifigenia in Aulide di Euripide, che è stato presentato in concorso al 30° Festival di Cannes.
Potrei andare avanti facendo ancora numerosi esempi, non solo su questo mito, ma anche su moltissime altre storie. Ciò ci fa capire che, nonostante un artista possa prendere spunto dall’opera di un altro, ciò che ne verrà fuori sarà un capolavoro unico nel suo genere. Ed è proprio questa unicità a rendere l’arte qualcosa di estremamente coinvolgente e che lega tutte le epoche storiche, poiché, come dimostrato con il mito greco di Ifigenia, una storia può continuare a donare emozioni e ispirazione nonostante siano passati migliaia di anni dalla realizzazione.
Isabella Incannila
