“Circle”: di chi è la vita più importante?

È da circa un anno che, costretti a stare a casa, cerchiamo di intrattenerci nei modi più bizzarri: musica, scrittura, esercizio fisico, studio… ma quale modo migliore se non guardare a una realtà parallela, ad una storia che pur non essendo la nostra ci permette di scoprirci e capirci meglio?

Ecco che sfogliando il catalogo Netflix, in una banale sera in una meno banale pandemia globale, un film tra gli altri ha catturato la mia attenzione, un thriller psicologico la cui trama è in realtà molto semplice: cinquanta sconosciuti di differenti età, sesso, religione, condizioni sociali, orientamento sessuale e personalità si risvegliano in una camera buia e quasi vuota, con al centro un dispositivo mortale che ogni tre minuti fulmina un “partecipante” di questo malato gioco. Dopo la confusione ed il panico inizialiessi capiscono che in realtà a decidere chi deve morire non è propriamente il dispositivo, ma sono i voti che ciascuno dà ad ogni turno: la vita di tutti è in mano a quella degli altri, chi ottiene più voti verrà ucciso e se non si vota o si ottiene un pareggio la macchina sceglierà la sua vittima casualmente. Non volendosi rassegnare al destino i partecipanti cominciano a discutere su chi dovrà morire per primo: i più anziani? I criminali? I malati? Quelli che non hanno figli? Quelli che non hanno lavoro? Al centro della discussione si pone anche il tema dell’intolleranza: razzismo, omofobia e xenofobia saranno criteri di valutazione che alcuni dei concorrenti useranno per poter assegnare il loro voto. Chi siamo per poter decidere chi merita di vivere? Chi merita di morire? In una situazione estrema saremmo disposti a sacrificare la nostra vita per i nostri principi? Oppure li tradiremmo in virtù del nostro istinto di sopravvivenza? Vincerebbe l’astuzia? Il buon senso? L’etica? Cosa sarebbe davvero giusto? Riusciremmo ad arrogarci il diritto di decidere oppure lasceremmo tutto al caso? Niente spoiler: le possibilità sono molteplici e tutte da esplorare. “Circle” è una vera e propria sorgente di riflessioni accompagnata da una scrittura incisiva ed intelligente e da una regia che pur usando un budget bassissimo è riuscita a fare un ottimo lavoro.

Luna Infantino

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