Quelli dei talent

Immagina: sei un cantante emergente, credi tanto nella tua voce, nella tua chitarra, nei tuoi fogli sporchi e nelle tue melodie. Vorresti davvero vivere della tua passione ma ecco che ti scontri con la cruda, amara e triste realtà: non puoi riuscirci. Non hai un produttore, non hai un manager, non hai un’etichetta discografica, non hai un distributore, non hai uno studio di registrazione, non hai nessuno. Anche se avessi tutto questo, però, chi ascolterebbe la tua musica? Ti dovrai scontrare con migliaia di altri ragazzi che come te credono di avere tutte le carte in regola per riuscire a “sfondare”. Magari cercherai di attirare l’attenzione di qualcuno pubblicando le tue cover su YouTube, avendo anche successo, ma di sicuro in questo modo non riuscirai a vivere di musica. Adesso hai solo l’ultimo colpo in canna e non puoi permetterti di mancare il bersaglio. Ti rimane l’ultima strada: un talent.

Se pensi che lì a qualcuno importi davvero di te per ciò che fai e non per come appari, allora cambia mestiere. Verrai catapultato in un mondo che si approfitterà di te, che ti lascerà alla gogna mediatica solo per avere una percentuale di share più alta, che se vorrà riuscirà a farti apparire come non sei, che sfrutterà le tue debolezze per delle semplici, banali, scontate dinamiche televisive. Diventerai puro intrattenimento per il pubblico e, se non piacerai, sarà il tuo peggiore avversario. Se riuscirai a farcela verrai comunque etichettato come “quello del talent”, quello che piace solo alle ragazzine in estate o quello che ha vinto solo perché raccomandato. Eppure, tu non sei cambiato, sei rimasto lo stesso di sempre, con i tuoi fogli sporchi e con le tue stesse melodie. Appena qualcuno avrà cantato quelle stesse melodie con te, si sarà fermato a salutarti e ringraziarti per strada, avrà aspettato pazientemente delle ore per un semplicissimo autografo, ti renderai conto che forse ne sarà valsa la pena.

Non è vero che chi ha intrapreso un percorso televisivo non ha avuto le capacità di farcela da solo:in mezzo a chi ha le porte spalancate ovunque c’è sempre chi le deve buttare giù a calci. In mezzo ai bei visi che scrivono “commercialate” c’è sempre qualcuno che racconta se stesso in ogni nota. In mezzo a chi usa la musica per se stesso c’è chi la usa per gli altri: la sottile differenza tra lo scrivere ed il confidarsi, tra il cantare e il raccontare, tra fare arte per vivere e il vivere per fare arte.

Per noi la grande differenza tra il sentire e l’ascoltare.

Ogni volta che accendiamo la televisione e ci accorgiamo che qualcuno sta cantando, mettiamo la radio in macchina o apriamo Spotify, giudichiamo. Siamo influenzati molte volte dall’opinione pubblica di chi in quel momento è sotto esame, dalle sue altre canzoni, o dal modo in cui è arrivato alle nostre orecchie. Se smettessimo di etichettare tutto ciò che ci circonda ed imparassimo a valutare non più gli artisti, ma la loro arte, ci libereremmo degli stereotipi che riempiono le tasche di quelle stesse persone che in un mondo di apparenze rendono chi cerca di vivere un sogno “quelli dei talent”. 

Luna Infantino

Lascia un commento