Il termine “thermopolium” deriva dal greco. Formato dalle parole “termos” (caldo) e “poleo” (vendo), era, nell’antica Roma, un luogo in cui era possibile acquistare e consumare bevande calde e, talvolta, anche cibo pronto per il consumo. La struttura è semplice e funzionale, costituita da un bancone che si affacciava sulla strada, dove erano state murate delle grandi giare, chiamate “dolia”, in cui si conservavano i cibi da servire. Quello che noi, oggi, potremmo definire un vero e proprio fast food dalle dimensioni ristrette, di cui sono stati ritrovati resti perfettamente conservati nel sito archeologico di Pompei. In realtà, la struttura era già stata scoperta parzialmente nel 2019: erano stati portati alla luce una cisterna, una fontana e una torre per la distribuzione dell’acqua. Considerata però la particolare cura delle decorazioni, si decise di estendere il progetto e recuperare l’intero ambiente.

Massimo Osanna, direttore generale ad interim del Parco archeologico di Pompei, spiega: “I materiali rinvenuti sono stati scavati e studiati sotto ogni aspetto da un team interdisciplinare composto da un antropologo fisico, un archeologo, un archeobotanico, un archeozoologo, un geologo, un vulcanologo. I materiali saranno ulteriormente analizzati in laboratorio e in particolari i resti rinvenuti nei dolia del bancone rappresenteranno dei dati eccezionali per capire cosa venivavenduto e quale era la dieta alimentare”.
Una delle prime decorazioni del bancone riscoperte raffigura l’immagine di una Nereide, ninfe marine della mitologia greca, a cavallo in un ambiente marino e, sul lato più corto, l’illustrazione della stessa bottega che possiamo considerare come un’insegna pubblicitaria. Nei nuovi scavi sono emerse scene di nature morte con rappresentazioni di animali, che probabilmente sarebbero poi stati macellati e venduti nel locale. Tra questi ultimi sono raffigurate due anatre germane, insieme a un suino, un gallo, pesci e lumache di terra, che testimoniano la grande varietà di animali utilizzati per la preparazione delle pietanze.

La raffigurazione di un cane al guinzaglio, quasi un monito alla maniera del famoso Cave Canem. Sulla cornice che racchiude il dipinto, è graffita una sorta di invettiva, rivolta forse al proprietario o a un dipendente del termopolium: “Nicia (probabilmente un liberto proveniente dalla Grecia) Cacatore, invertito!”.

Giulia Messina
