I computer e la storia della Commodore

Spesso tendiamo a credere che ciò che fa parte della nostra vita quotidiana esista da secoli, ma non è sempre così. I computer sono delle macchine affascinanti che aiutano gran parte dell’umanità nella scuola o nel lavoro ogni giorno… può sembrare che siano stati inventati secoli fa, ma in realtà il primo computer risale appena al 1977 e fu inventato dalla, ormai fallita, Commodore!

Il fondatore dell’azienda, Jack Tramiel era un ebreo polacco sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz. Durante gli anni che trascorse come soldato dell’esercito americano, imparò a riparare macchine da scrivere e nel ‘43 fondò la Commodore Portable Typewriter Company: un negozio dove le riparava e le rivendeva. A metà degli anni ‘50 cambiò il nome in “Commodore Businnes Machines Ltd”, deciso a stabilire il suo marketing sulle macchine da scrivere. Intorno al ’62, però, si spostò sul commercio delle calcolatrici meccaniche che allora erano una vera e propria innovazione. Nello stesso anno iniziò a distribuire calcolatrici giapponesi in America ma col suo marchio, così facendo la Commodore diventò molto popolare e nel ‘75 iniziò a produrre modelli propri a basso costo.

L’anno successivo Tramiel acquistò la MOS Tecnology per 800.000 dollari e con essa arrivarono anche diversi ingegneri informatici, uno tra questi Chuck Paddle. Paddle convinse Tramiel a spostarsi sul commercio non più delle calcolatrici ma degli home computer. La sua idea venne accettata e gli fu assegnato l’incarico di costruire una macchina che unisse un monitor, una tastiera e una calcolatrice. Nacque così, appena 43 anni fa, il primo computer: il “Commodore PET”. Le principali caratteristiche erano il processore MOS 6502: il primo microprocessore allo stesso tempo potente e a bassissimo prezzo (appena 25 dollari). Il 6502 sarà utilizzato come punto di partenza per la costruzione dei microprocessori odierni e lo vediamo anche nei computer usati dalla Nasa per andare sulla luna! Altra caratteristica del PET è Microsoft Basic: la primissima versione di Microsoft acquistata dal diciannovenne Bill Gates per sole 50.000 lire (oggi praticamente 26€, quella fu infatti la prima e l’ultima volta che Bill Gates vendette una sua licenza). Nel frattempo uscì l’Apple II che dalla sua aveva ben 16 colori in confronto ai 2 del PET, non a caso a lungo il simbolo della Apple fu la mela arcobaleno. D’altro canto, il prezzo era molto salato: 950$ contro i 500$ del PET. Infatti, lo slogan Apple era ed è tutt’ora “Non importa quanto paghi, ma quanto ottieni”.


Nel 1981, la Commodore introdusse sul mercato il Commodore Vic-20 con una grafica e un suono migliori del PET e un anno dopo il Commodore 64, il miglior computer di allora tanto che i progetti di modelli successivi come il Commodore 65 furono interrotti poiché qualitativamente inferiori. Questo computer era dotato di un’incredibile memoria per l’epoca: 64kb di disco rigido e 20kb di ram, con il microprocessore MOS 6510 (successore del 6502), una scheda video da 16 colori e con grafica e suono migliori del Cvic-20. Fu il computer per eccellenza perché, non servendo solo per imparare la pr+ogrammazione, ma anche per giocare ai primi videogiochi, era una macchina molto richiesta da adulti e bambini.

All’inizio degli anni ’90 la Commodore stava lavorando al C65 che non fu però mai completato. Jack, avendo ottenuto il suo obbiettivo, diede le dimissioni e l’azienda finì in bancarotta perché piena di dipendenti poco utili all’innovazione e per alcune scelte errate. L’azienda vide la fine della sua esistenza quando venne acquistata nel ’95 dalla società tedesca Escom per 12 milioni di dollari. Nonostante ormai la Commodore sia praticamente dimenticata, resta il fatto che sia stata l’azienda che ha dato il via all’innovazione tecnologica ed è grazie ai primi computer se oggi esistono quelli che mi permettono di scrivere questo articolo o che ci facilitano la vita ogni giorno. Molti lavoratori e programmatori di oggi hanno fondato le loro basi sul CVic-20 o sul C64 e anche se le nuove generazioni magari ignorano la storia di ciò che hanno tra le mani, i primi computer rimarranno sempre nella storia della loro vita.

Chiara Maniscalco

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