Il virus dell HIV (in inglese, Human Immunodeficiency Virus) è il virus dell’immunodeficienza umana. In particolare, sono due specie di Lentivirus che causano un’infezione che, se non trattata, provoca la sindrome da immunodeficienza acquisita, AIDS.
L’AIDS è una malattia in cui il sistema immunitario si indebolisce progressivamente fino a consentire la manifestazione di gravi infezioni opportunistiche e tumori. Ma, come capisco se ho “l’AIDS”?
L’unico modo per scoprire se si è sieropositivi è sottoporsi al test che rileva la presenza degli anticorpi anti-Hiv nel sangue: in caso di esito positivo (sono presenti gli anticorpi) si può dire di aver contratto la malattia. Tuttavia, gli effetti non si manifestano necessariamente al momento del contagio, ma è possibile vivere per anni senza alcun sintomo e accorgersi del contagio da HIV solo al manifestarsi di banali sintomi dovuti a una qualsiasi infezione, come un’influenza stagionale.
Perchè il virus dell’HIV attacca e distrugge i globuli bianchi, in particolare i linfociti CD4, responsabili della risposta del sistema immunitario dell’organismo. In questo modo, il sistema immunitario viene indebolito fino ad annullare gli stimoli contro gli altri batteri, virus, protozoi, funghi e tumori.
Alla luce di ciò, non si devono confondere HIV e AIDS perché, la malattia (AIDS) si contrae solo dopo tanto tempo che si ha avuto il virus (HIV) e quando ormai il sistema immunitario si è indebolito.

L’HIV si trasmette quando c’è contatto con sangue infetto, liquido seminale, liquido vaginale, o liquido pre-eiaculatorio. Ad esempio durante rapporti sessuali non protetti, o nel caso in cui si condivida una siringa tra più persone, o ancora, il virus può essere trasmesso da una madre infetta al figlio durante la gravidanza o il parto, o tramite il latte materno. Il tempo medio di sopravvivenza dopo l’infezione è molto lungo per i pazienti che seguono la terapia, invece, per coloro che non la seguono, va dai 9 agli 11 anni. Tuttavia, non si può dire che sia la regola perché il tempo medio di sopravvivenza varia a seconda del sottotipo di virus.
La classificazione del virus
L’HIV fa parte del genere Lentivirus, della famiglia dei Retroviridae.
I Lentivirus vengono trasmessi come virus RNA avvolti a singolo filamento, in senso positivo.
All’ingresso nella cellula bersaglio, l’RNA virale viene convertito, attraverso la trascrizione inversa, in DNA a doppio filamento mediante una trascrittasi inversa trasportata insieme al genoma virale nella particella del virus. Il DNA virale risultante viene importato nel nucleo cellulare e integrato nel DNA cellulare mediante una codificata dal virus e da co-fattori ospitanti. Una volta integrato, il virus può diventare latente, permettendo al virus e alla sua cellula ospite di evitare il rilevamento dal sistema immunitario. Altre volte, il virus può essere trascritto, producendo nuovi genomi RNA e proteine virali che vengono confezionate e rilasciate dalla cellula come nuove particelle di virus e in questo modo, il virus può iniziare un altro ciclo di replicazione.
In base alle ricerche, HIV è composto da due ceppi: HIV-1 e HIV-2. L’HIV-1 è più aggressivo, più infettivo ed è la causa della maggior parte delle infezioni da HIV a livello mondiale. Questo è prevalentemente localizzato in Europa, America e Africa centrale; l’HIV-2 si trova principalmente in Africa occidentale e Asia e determina una sindrome clinicamente più moderata rispetto al ceppo precedente.

La sua morfologia
La struttura dell’HIV è un virione sferico del diametro di circa 100-120 nm, con due membrane esterne: le membrane sono un capside di forma conoide e un pericapside che ospita le glicoproteine di membrana virali gp120 e gp41.
La gp120 viene utilizzata dal virus come recettore per trovare le cellule umane che sono in grado di replicarlo che e in questo modo, aggancia l’HIV ai recettori corrispondenti sulle cellule bersaglio, invece, la gp4, detta proteina di fusione, interviene quando i virus sono già stati agganciati, fondendo le membrane virali con la membrana cellulare permettendo al virus di penetrare dentro la cellula.
Il virus dell’HIV è diploide, cioè il suo materiale genetico è costituito da due copie di RNA identiche a polarità positiva.
Come tutti i retrovirus, l’HIV possiede i tre geni fondamentali per la sua replicazione: Gag, Pol ed Env. Gag codifica per le proteine del core del virione, da Pol derivano la trascrittasi inversa, la proteasi e l’integrasi mentre Env codifica per le proteine dell’involucro esterno.
Gag e Pol vengono trascritti in un mRNA che viene tradotto in una proteina di 180 kDA che viene poi clivata tramite proteolisi. La sua scissione determina la formazione della proteasi, della trascrittasi inversa, della endonucleasi/integrasi e di una proteina di 55 kDa. Env, invece, viene tradotto in una proteina di 88 kDa che viene successivamente glicosilata e dopo ciò il suo peso molecolare aumenta fino a 160 kDa. Viene scissa a formare le due glicoproteine legate alla membrana esterna.
L’HIV, oltre ai geni appena citati,contiene altri sette geni accessori che hanno funzioni regolatorie del ciclo virale e della sintesi proteica: Tat, Rev, Nef, Vpr, Vif, Vpu. Agli estremi si trovano due sequenze contenenti elementi regolatori dell’espressione genica. Infatti, si rinvengono regioni di legame per fattori sia di origine virale sia cellulare, i quali possono così aumentare o inibire il livello di trascrizione del genoma.
Il gene Tat, composto di due esoni, codifica per una proteina di 14,15 kDa con funzione di transattivatore che, in collaborazione con un fattore cellulare, è in grado di intensificare l’espressione dei geni virali; Rev è essenziale per la trascrizione dei geni Gag, Pol ed Env; il gene Nef codifica per una proteina di 27 kDa capace di legare il GTP, dotata di attività GTP-asica, suscettibile di miristilazione e fosforilazione; Vpr codifica per una proteina di 15 kDa che si ritrova associata al virione; Vif sia importante per l’infettività del virione; Vpu intervenga nella maturazione e liberazione del virus.
Il genoma dell’HIV è ricco di zone di sovrapposizione, ciò avviene non solo tra geni codificanti, ma anche tra questi ultimi e varie regioni regolatorie. I genomi di HIV-1 e HIV-2 differiscono, nei geni Vpu e Vpx. Nell’ HIV-2 il primo manca e viene sostituito dal secondo. Nell’ HIV-1 è nota la sua variabilità.

Il suo ciclo virale
Il ciclo replicativo di HIV-1 o HIV-2 inizia quando la proteina gp120, presente sulla membrana esterna del virus, riconosce il recettore omologo sulla superficie delle cellule bersaglio.
Le cellule umane che diventano subito bersaglio del virus sono le CD4-positive che nell’organismo umano ne sono ricche alcuni tipi di linfociti, cruciali nel processo di difesa immunitaria che, attraverso messaggi biochimici, riconoscono i vari ospiti indesiderati dell’organismo. Un numero insufficiente di linfociti CD4+ paralizza il sistema immunitario, esponendo l’organismo al rischio di qualsiasi infezione e tumore.
L’HIV è in grado di infettare altre cellule che possiedono, anche se in quantità minima, il recettore CD4.
Una volta entrato nella cellula ospitante, si attiva un processo di installazione definitivo: l’enzima della trascrittasi inversa trascrive l’RNA come DNA, che si integra nel genoma della cellula ospite. Le cellule infettate che non producono virus sono dette “latentemente infette” e creano un serbatoio di HIV ineliminabile, che garantisce al virus la sopravvivenza dell’organismo ospitante a tempo indeterminato. L’infezione latente si attiva quando il virus obbliga la cellula ospitante a produrre al suo interno le proteine e l’acido nucleico virale.
Caratteristica tipica del virus è la tendenza a mutare: durante i cicli replicativi vengono frequentemente compiuti errori che portano a creare virus più o meno diversi dall’originale. Queste mutazioni sono abbastanza svantaggiose per il virus, che genera una cospicua serie di virus modificati destinati a scomparire. Capitano in certi casi mutazioni vantaggiose, che permettono al virus di acquisire resistenza ai farmaci e alla risposta immunitaria dell’individuo ospitante.
Il danno provocato dal virus, che porta alla sindrome di immunodeficienza acquisita, è la conseguenza della replicazione virale, mentre lo stato di latenza non induce immunodeficienza.
Modalità di trasmissione e prevenzione
Ci sono tre modi di trasmissione: trasmissione sessuale, trasmissione ematica e trasmissione verticale (madre-figlio).
La prima è la modalità di trasmissione più diffusa: il virus si isola dal fluido seminale o come particella libera o all’interno delle cellule mononucleate. Per prevenire il contagio il mezzo più sicuro è usare correttamente il profilattico, ma, nel caso ci siano rapporti non protetti, la trasmissione non si può verificare se il partner sieropositivo è in terapia antiretrovirale efficace o con una carica virale non rilevabile.
La trasmissione ematica è anche molto diffusa, soprattutto fra i tossicodipendenti che usano droghe per via endovenosa condividendo la stessa siringa tra più persone. Ciò nonostante, la trasmissione può avvenire anche con materiale medico-dentistico non sterilizzato o a causa del contatto con campioni infetti da parte del personale sanitario o di laboratorio. Per non contrarre il virus serve un po’ di attenzione: non utilizzare siringhe, aghi, lamette o qualsiasi altro tagliente già usati da altre persone.
Infine, l’ultimo tipo di trasmissione, la trasmissione da madre-figlio, detta anche trasmissione verticale, può avvenire sia durante la gravidanza, per passaggio trans-placentare; sia durante il parto, per il fatto che il bambino può entrare in contatto con il sangue materno durante il tragitto nel canale del parto; e infine durante l’allattamento.
Per ovviare al possibile contagio si ricorre al parto cesareo che ha dimostrato una riduzione del rischio di trasmissione al bambino.
In caso di sieropositività della madre, la gravidanza va affrontata con la consulenza dei medici: con l’assunzione di farmaci antiretrovirali, si può ridurre a meno del 2% la percentuale di trasmissione materno-fetale.

L’AIDS
La sindrome da immunodeficienza acquisita è una malattia del sistema immunitario umano causata dal virus dell’immunodeficienza umana, l’HIV. La malattia interferisce con il sistema immunitario limitandone l’efficacia, rendendo le persone colpite più suscettibili alle infezioni e allo sviluppo di tumori e questa vulnerabilità aumenta con il progredire della malattia.
Nel 2009, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che vi siano 33,4 milioni di persone nel mondo che vivono con l’HIV o l’AIDS, con 2,7 milioni di nuove infezioni HIV all’anno e 2,0 milioni di decessi annuali a causa della malattia. Secondo il rapporto UNAIDS, in tutto il mondo ci sono state circa 60 milioni di persone contagiate con circa 25 milioni di morti. La ricerca genetica indica che l’HIV abbia avuto origine in Africa centro-occidentale nel corso del ventesimo secolo.
L’AIDS è stato individuato dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC) nel 1981 e la sua causa è stata identificata nel 1983.
La terapia ha l’obiettivo di ridurre al minimo la presenza del virus all’interno dell’organismo e permettere al sistema immunitario di tornare ad un livello di attività minimo e prevede l’uso di una combinazione di farmaci antivirali. Oggi la terapia si inizia al momento della diagnosi, senza aspettare che la conta dei linfociti CD4 scenda sotto determinati livelli.
La ricerca
La ricerca sull’HIV e la rispettiva malattia, l’AIDS, comprende tutte le ricerche mediche che tentano di prevenire, trattare o curare l’HIV e l’AIDS. Questa ricerca comprende interventi sugli stili di vita, informazioni sull’educazione sessuale e lo sviluppo di farmaci, scoperta di farmaci per le malattie sessualmente trasmissibili, i vaccini contro l’HIV e le terapie antiretrovirali. Altre aree di ricerca medica comprendono i temi della profilassi pre-esposizione, della profilassi post-esposizione, della circoncisione e dell’HIV e degli effetti accelerati dell’invecchiamento.
Nel 2012 vennero scoperti degli anticorpi derivati da due donne sudafricane, che sarebbero capaci di neutralizzare il virus HIV.
Nel 2013 si evidenziò come il virus riesca a eludere le difese immunitarie e, nel contempo, un sistema che potrebbe rendere il virus riconoscibile dal sistema immunitario.Numerosi studiosi sono ancora impegnati nella ricerca di nuove vie per sconfiggere il patogeno e oggi, non si ha una cura effettiva contro la malattia e guarire definitivamente.
Ester Celsa
