La Banalità del Male

Illustrazione di Silvio Ragona 4G

Per ricordare oggi l’atroce violenza del passato e ho voluto rappresentare, ispirato da una citazione tratta dal libro “La banalità del male“ della filosofa Hannah Arendt, un’immagine che incarnasse l’alto onore della memoria.
La banalità del male è una delle opere più importanti di Hannah Arendt. Il testo fu redatto nel 1963 a seguito del processo contro il criminale nazista Adolf Eichmann. Durante il processo, al quale prese parte in qualità di inviata speciale del “New Yorker”, Hannah Arendt si rese conto che l’uomo, privo di pensiero, si limita a mettere in pratica gli ordini ricevuti.
Le cause dell’antisemitismo, dunque, sono state:
l’assenza di scrupoli di coscienza;
il meccanicismo nell’eseguire gli ordini.
Quando si verificano tali condizioni, l’uomo diventa capace delle più disumane atrocità.
La Arendt descrive il bene come una forza radicale che non si interessa al male poiché questo non ha profondità ma come un fungo si moltiplica degenerando.
La scena si articola in una dimensione metafisica, quella del pensiero, dominata dalla figura femminile del Bene e della Ragione che , sontuosa ed elegante con fare disinteressato, rischiara con la propria luce il tappeto di funghi da cui è circondata.
La sua mano separata dal corpo è diretta verso la maschera dal ghigno malvagio (simbolo di irrazionalità e mancanza di pensiero critico)viene respinta con minimo sforzo dalla donna.
Con questa immagine voglio lasciare un messaggio a voi tutti: non lasciatevi mai condizionare dal pensiero altrui. Fate in modo che nessuno vi usi come un ingranaggio (come Eichmann) di una macchina mortale (il Reich), piuttosto, non abbiate paura di usare il vostro spirito critico e la vostra ragione. Abbiate il coraggio di opporvi.

Silvio Ragona

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