Democrazia: tra valori conquistati e traguardi minacciati

La democrazia è una forma di governo che garantisce una serie di libertà tra cui quella di pensiero, di espressione, di parola o di voto, senza vincoli o restrizioni.

In questa forma di governo il potere spetta al popolo e può essere esercitato direttamente o indirettamente (cioè votando i propri rappresentanti). Ciò che la contraddistingue da ogni altra forma di governo è la possibilità di aver garantiti pari diritti e pari doveri e di poter partecipare attivamente alla vita politica del proprio stato.

Se la si volesse riassumere in una sola parola, essa potrebbe essere definita con il sostantivo “libertà”; un tempo questa forma di governo così come la libertà, i diritti e le possibilità di espressione che essa offre erano pura utopia, ma oggi paesi come l’Italia, dopo anni di lotte e vincoli sono riusciti ad arrivare a questa meta.

L’Italia si è battuta duramente per divenire con il Referendum del 1946 una repubblica democratica in cui ad ogni cittadino spettano pari diritti e pari doveri sanciti e garantiti dalla Costituzione Italiana.

Come sappiamo, infatti, l’Italia è stata soggetta per anni a dominazioni straniere, successivamente nel 1861 divenne un Regno con la dinastia italiana dei Savoia, ha poi affrontato la Prima Guerra Mondiale da cui ne uscì vincente. Ma nella pratica quel conflitto aveva generato un clima sociale e politico fortemente conflittuale e instabile che diede modo e occasione al persuasivo ex socialista Benito  Mussolini di prendere le redini dello stato e fondare il movimento fascista, il quale abolì ogni forma di diritto e garanzia costituzionale.

Sarà solo al termine della Seconda Guerra Mondiale e con la scomparsa del movimento fascista, che l’Italia riuscirà nel Giugno del 1946 a divenire una Repubblica.

Oggi però quella democrazia che i nostri progenitori hanno sognato e per cui si sono fortemente battuti vede sullo scenario continue lotte tra oppositori politici che colgono ogni pretesto, che sia ragionevole o meno, per cercare di scalzarsi l’un l’altro.

E proprio in questo particolare anno, in cui gli assetti mondiali sono stati stravolti da una pandemia completamente inattesa, da crisi politiche in giro per il mondo e da catastrofi naturali, i nostri parlamentari hanno deciso che non era abbastanza, ma che in questo interminabile elenco di accadimenti del tutto “gioiosi” doveva inserirsi, come se non bastasse, una crisi di governo.

Questa crisi di governo è nata dal malcontento di un partito della coalizione di maggioranza, Italia Viva, e in modo particolare dal suo leader Matteo Renzi, il quale giudica del tutto insufficienti ed inadeguati i mezzi, le scelte e le decisioni prese dall’ attuale presidente del consiglio Conte; quest’ ultimo viene soprattutto criticato per la cattiva gestione del Recovery Plan, ossia il piano per poter accedere ai fondi dell’Unione Europea.

Che sia giusto o meno reputare sbagliate determinate scelte che il nostro presidente del consiglio ha preso è discutibile, perciò comprendo il malcontento degli oppositori politici.

Personalmente non mi intendo di politica, ma se fossi chiamata ad esprimere un mio parere sulle scelte prese dal leader di Italia Viva le giudicherei incoscienti.

Ciò non significa che quest’ultimo non abbia le ragioni di criticare il premier per le sue scelte ambigue e spesso inefficienti, ma senz’altro in un momento come questo è senza alcun senso, e veramente poco d’aiuto per il popolo italiano e lo stato, insinuare il dito nella piaga e generare una crisi di governo.

Giudicherei, invece, il tentativo di sovvertire l’ordine politico da parte di questo leader una mossa dettata da ambizione personale e desiderio di potere piuttosto che da nobili cause, poiché per quanto i nostri politici si vestano dei panni  di difensori di libertà, di portatori delle nostre richieste e si vantino di tutelare i nostri diritti, sembrano più impegnati a scontrarsi l’un con l’altro, a generare lotte su lotte e critiche su critiche, attentando costantemente alla democrazia che l’Italia ha ottenuto dopo centinaia di anni.

Oserei dire che le cose non sono poi così tanto diverse rispetto alla società in cui Andrea Sperelli, ma in realtà D’Annunzio stesso, viveva; una società offuscata dal desiderio di profitto e, di guadagno fondata su valori ipocriti e falsi.

Lo stesso dandy è finito poi per allontanarsene e perseguire gli ideali, che, a suo dire, meritavano di essere ancora nutriti: bellezza ed arte, assumendo quindi un atteggiamento di distacco da quella società di massa e maturando una visione del tutto anti-democratica.

Oggi le cose non sembrano tanto diverse, poiché i politici che sostengono di agire per il bene del popolo italiano agiscono per sé stessi piuttosto che per il bene comune, lasciandoci soli e in balia di una sensazione di straniamento nei confronti del nostro stesso governo come se questo non ci appartenesse veramente.

Ciò mi porta a chiedermi: di chi è la responsabilità del loro operato? Loro o nostra?

Se ci pensiamo siamo noi a votarli e a scegliere chi debba rappresentarci, purtroppo, però, ad oggi, ciò che prevale è il disinteresse nei confronti della politica. Molti, infatti, sopravvaluto il diritto di voto, che prima era tanto desiderato, non adempiendo al compito di buoni cittadini e sono proprio questi la ragione per cui al potere sopraggiungono persone impreparate, incapaci e offuscate da ambizione personale.

Certo, non possiamo nemmeno negare che molti leader politici conducano campagne elettorali molto persuasive, promettendo ma poi, di fatto, non realizzando nulla.

Purtroppo credo che le cose siano talmente degenerate che è difficile riparare ciò che sembra irreparabile.

 Ma come ad ogni cosa, anche in questo caso, dovrebbe esserci una soluzione o perlomeno io in cuor mio spero che ci sia, spero che queste persone possano farsi un esame di coscienza e cominciare a pensare a noi cittadini piuttosto che a sé stessi.

Altrimenti arriverò a chiedermi se Andrea Sperelli avesse avuto ragione ad aver assunto posizioni antidemocratiche.

Anna De Luca

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