Storia delle vaccinazioni

Qualche giorno fa, il 27 Dicembre 2020, abbiamo esultato per le prime vaccinazioni contro il    SARS-CoV-2, virus causante la malattia da Covid-19, tristemente noto per la pandemia che stiamo vivendo e che sta mietendo innumerevoli vittime. Ma qual è la storia delle vaccinazioni?

Il primo riferimento certo di studi relativi alla prevenzione delle malattie risale al 429 a.C., Tucidide osservò durante l’epidemia di peste che affliggeva Atene che chi contraeva la malattia poi risultava essere come “immune” e non prendeva una seconda volta il morbo ma passeranno secoli prima che si arrivi alla prima forma di vaccinazione.

Intorno all’anno 1000 in Cina si diffuse la variolizzazione, una tecnica che consisteva nell’inoculare ad una persona sana una pustola di vaiolo prelevata da una persona che aveva contrato la malattia in forma lieve o che era in fase di guarigione. Avevano notato che contraendo il vaiolo era molto difficile poterlo contrarre una seconda volta e nei rari casi in cui succedeva si contraeva in forma molto lieve. Il vaiolo era una malattia molto diffusa in ogni angolo del mondo e in ogni strato sociale, era pertanto molto importante trovare un modo che bloccasse il suo contagio. La variolizzazione ebbe successo in Cina e arrivò anche in India e nell’Impero Ottomano. Soltanto nel corso del Settecento in Europa venne per la prima volta presa in considerazione dalla comunità scientifica raggiungendo alla fine del secolo tutti i paesi europei e sbarcando in nord America.

Nel 1796 il medico inglese Edward Jenner, sicuramente a conoscenza della variolizzazione, notò osservando i pastori in campagna che chi entrava in contatto con il vaiolo bovino mungendo una mucca contraeva la malattia in forma molto lieve e guariva velocemente, per di più entrando in contatto con il ben più grave vaiolo umano non scaturiva la malattia. Jenner decise di prelevare una pustola da una giovane che aveva contratto il vaiolo bovino e la iniettò in un bambino. Mesi dopo il medico iniettò allo stesso bambino una pustola di vaiolo umano e, come da lui previsto, non scaturì la malattia. Grazie all’intuizione di Jenner il vaiolo cominciò a fare meno paura, nel 1840 il governo britannico rese la vaccinazione anti-vaiolo obbligatoria e il vaccino cominciò a diffondersi in tutto il mondo. Nel 1967 l’Organizzazione Mondiale della Sanità promosse una campagna di vaccinazione globale per cercare di debellare il vaiolo definitivamente in ogni parte del pianeta. L’8 Maggio 1980 l’O.M.S. ha dichiarato la definitiva eradicazione della malattia: l’era di azione del vaiolo fu uno dei più importanti traguardi raggiunti dalla medicina e dall’umanità intera (paragonabile allo sbarco sulla Luna se non più importante!) in quanto finalmente dopo secoli il vaiolo smise di mietere vittime e l’eradicazione di una malattia divenne realtà.

Seguendo quanto fatto da Jenner anche altri scienziati cominciarono a lavorare a dei vaccini. Importanti studi vennero fatti dal medico tedesco Robert Koch e dal biologo e chimico francese Louis Pasteur, fondatore della microbiologia. Pasteur cominciò la coltura in vitro di bacilli batterici “indeboliti” che se iniettate immunizzavano il ricevente, a tali colture diede il nome di “vaccine” in onore della scoperta di Jenner.

La scoperta di Pasteur rappresenta un importante passo avanti in quanto alla base dei vaccini che si utilizzeranno nel Novecento. Nel 1901 il medico e batteriologo Emil Adolf von Behring svilippò della terapia contro la difterite. La terapia di Behring, si basava sull’utilizzo di anticorpi presenti nel siero di animali infetti. In seguito Gaston Ramon nel 1920 scoprì come come disattivare le tossine dei batteri della difterite e del tetano permettendo la creazione dei vaccini anti-tetano e anti-difterite. La scoperta di Ramon rappresenta un alto passo avanti: i due vaccini da lui preparati funzionavano inoculando soltanto una parte del patogeno (in genere proteine) e non più il patogeno intero.

Nonostante i continui passi avanti nel campo della medicina, le vaccinazioni non riuscirono a diffondersi tra la popolazione: ricerca scientifica era ancora lenta e limitata in più mancavano corrette campagne di informazione. La situazione cambiò radicalmente all’inizio del Novecento a causa di ondate di poliomielite in Europa e poi negli Stati Uniti. Nel 1952 Jonas Salk creò il primo vaccino contro la poliomielite seguendo il metodo di Ramon. Nel 1957 un secondo vaccino contro la poliomielite venne sviluppato da Albert Sabin  facendo riprodurre il virus della malattia in condizioni differenti rispetto alle cellule umane. Nel 1963 a seguito di studi cominciò la campagna vaccinale mondiale con il vaccino di Sabin il quale era somministrabile oralmente ed era meno costoso di quella di Salk.  La vaccinazione anti-poliomielite fu fondamentale per ridurre notevolmente il contagio.

Fin dall’epoca di Jenner la vaccinazione è stata oggetto di discussione tra sostenitori ed oppositori. Le motivazioni ad opporsi erano spesso di carattere ideologico in quanto essa implicava di fatto l’inserimento di materia “animale” nel corpo umano. Verso la fine del 1800, gli oppositori alla vaccinazione riuscirono a far eliminare in Inghilterra l’obbligo della vaccinazione contro il vaiolo ma a seguito di questa decisione aumentarono i casi di malattia e di morte dimostrando l’importanza della vaccinazione di massa. Negli ultimi anni del 1900 l’ormai ex medico e chirurgo Andrew Wakefield pubblicò un articolo in cui sosteneva la correlazione tra la somministrazione del vaccino trivalente (morbillo, parotite e rosolia) con con l’autismo. L’articolo di Wakefield, non basato su evidenze scientifiche, causò una notevole diminuzione delle vaccinazioni con il conseguente aumento di casi di morbillo. Studi e vere ricerche scientifiche eseguite in seguito alla pubblicazione di Wakefield smentirono le teorie del “medico” inglese. Una ricerca del 2014 ad esempio dimostra che l’autismo è causato da alterazioni genetiche e quindi presenti nei bambini già prima della nascita. Comunque esistono ancora sostenitori delle teorie di Wakefield che continuano la battaglia anti-vaccinale . Tra i sostenitori troviamo Napoleone Bonaparte che all’inizio dell’Ottocento fece vaccinare tutto l’esercito francese e la sua famiglia, invitando tutti i cittadini dell’impero a farsi vaccinare.

L’importanza della vaccinazione non risiede soltanto nella tutela di sé stessi, le vaccinazioni rientrano nel bene comune, infatti se la quasi totalità di una popolazione si vaccina quella popolazione risulta immune secondo il fenomeno dell’”immunità di gregge” grazie alle quali molte malattie, ancora esistenti, sono molto poco diffuse. Vaccinandoci tutti possiamo proteggere noi stessi e tutti coloro che, a causa di malattie immunitarie o di altro genere, non possono farlo, vaccinarsi è un dovere civico, vaccinarsi è un atto d’amore verso la società.

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