L’uomo, causa della regressione sociale

Il periodo di isolamento risulta probabilmente perfetto per fermarsi; capire in che direzione la società e le nostre vite procedono.

La società moderna è sempre più intrisa di corruzioni e vizi, come se stesse ricadendo negli stessi errori di una società in cui si viveva tra atti nefasti e trasgressioni: quella ellenica.  La società moderna si può comprendere al meglio mediante quel sostrato, irrinunciabile e costitutivo che è il mito. Un mito che, seppur appartenente a quell’epoca tramontata, ci appartiene in modo viscerale e al cui interno si eternizzano le angosce e le esperienze dell’uomo, antico e moderno. Eternizzate perché affliggono da sempre l’uomo e lo rendono non padrone di se stesso. All’interno del mito, sono presenti tutte quelle figure che personificano i concetti che struggono da sempre l’uomo; inoltre, vi si squadernano implicitamente i valori subdoli e meschini della società ellenica, oramai sempre più presenti nella nostra. L’interiorizzazione di tali concetti comporta un peggioramento della condizione non solo individuale, ma anche collettiva. A plasmare il pensiero dell’uomo è proprio ciò che lo addolora.

L’afflizione si deve all’indole, influente sul pensiero: la superbia (caratteristica comune agli dei), la conoscenza del proprio destino (la morte) e l’amore (considerato da Ovidio motore del mondo). L’opinione dell’uomo è un tutt’uno con ciò che lo sconforta, che lo rende triste e afflitto. Molti autori dei secoli passati utilizzano i personaggi della mitologia come immagini dell’uomo: autori come Joyce e Saba utilizzano la figura di Odisseo come immagine di smarrimento dell’uomo moderno; altri, come Pavese, affrontano i temi che affliggono l’uomo affidandoli a figure mitologiche rese nella loro nuda purezza. Ora più che mai queste caratteristiche dell’uomo vengono messe in mostra; ma sorge spontanea una domanda: dove sono le doti intellettive e sociali che rendono l’uomo diverso? Oramai ne rimane ben poco. L’uomo sta tornando allo stato brado, è brutale. Tuttavia, affermare soltanto questa tesi sarebbe falso: l’uomo si distingue grazie alla sua intellettualità, che viene, però, contrastata dalla voce della sua indole che cerca di imporsi; le azioni che peggiorano la propria e l’altrui condizione sono il riflesso del proprio pensiero. Le figure mitologiche per tal motivo sono e sono state oggetto di studio della psiche: Freud per l’affermazione della sua teoria dell’Es ha studiato personaggi come Eros e Thanatos; per lo studio del Super-io si è focalizzato sullo studio di Edipo; molti studiosi si sono soffermati sulla storia di Narciso, sul suo rapporto ossessivo con la propria immagine, sulla sua incapacità di vedere altri al di fuori di sé e sulla sua visione della realtà che coincide con la propria figura; altrettanti sulla condizione di Telemaco, assunta come immagine di disagio e incertezza in cui vivono molti adolescenti per la mancanza di una figura guida. Ciascuno di questi studi serve alla comprensione del rapporto tra conscio ed inconscio, dal cui contrasto cresce lo sconforto che si riflette sull’azione dell’uomo.

Alla base della società moderna ci sono, più che valori morali, modelli, intesi come concetto culturale che definisce l’interazione tra gli uomini; i valori sono quelle variabili che guidano i comportamenti. I valori infidi e arbitrari come la trasgressione, le nefandezze, le iniquità e l’ipocrisia sono quelli che rappresentano realmente la nostra società; i valori di giustizia, di libertà, di democrazia, di felicità sono quei falsi valori che si crede la caratterizzino. La nostra società è il complesso di tutti quei valori e concetti astratti meschini che contribuiscono a definire l’uomo, che egli stesso riflette nella civiltà e la rende tale. Quel capitalismo è stata la rovina della nostra umanità. Rende avido e malizioso l’uomo; ne conseguono quei comportamenti viscidi rivolti verso la propria specie. Un esempio sono i comportamenti, generati da pensieri perversi, che l’uomo assume nei confronti della donna, trattata come un essere inferiore, ripugnante. Il genere maschile sfoga la propria insoddisfazione sulla donna. Nel mondo antico, la donna è cresciuta nella convinzione della propria inferiorità, dato che l’uomo era emblema di superbia e malizia esercitate sulla figura del genere opposto. La donna ad oggi si trova nella medesima condizione, vittima di maltrattamenti e abusi che man mano subiscono un progressivo incremento. Oltretutto, il motivo per cui la nostra società si trova allo sbaraglio va ricercato all’interno della storia; la civiltà è connotata da tre elementi: i conflitti, la degenerazione e il progresso. Tali concetti all’interno del mito sono impersonificati da due personaggi: Antigone e Prometeo.

Nella tragedia di Antigone, l’autore, Sofocle, narra del conflitto tra Antigone e Creonte, tra i valori sacri della famiglia e le leggi dello stato. Sofocle all’interno della narrazione indaga, mediante i due personaggi, tutti i motivi di conflitto che ritornano come costanti dell’esperienza umana. La pluralità di prospettive del conflitto tra Antigone e Creonte è fonte di ispirazione delle trascrizioni novecentesche, alla cui base sono gli eventi storico-politici della Seconda Guerra Mondiale. Invece, nelle tragedie di Esiodo e di Eschilo si narra dell’opposizione di Prometeo a Zeus: nella prima, Prometeo è personificazione della causa della degenerazione umana; nella seconda, è reso il simbolo di un’umanità più libera di progredire e dominare le leggi della natura. Tramite questo confronto tra civiltà moderna e mito voglio trasmettere un concetto che tenti di spiegare la causa della nostra regressione: il futuro è frutto del passato e il passato è il punto di inizio colpevole che ritorna ossessivamente come un peccato abitudinario. Si può, dunque, constatare che l’attuale società sta ricadendo negli stessi errori della civiltà ellenica. È l’uomo che cambiando fa sì che la nostra civiltà si rovini. L’uomo causa la regressione mediante le illusioni presenti nella propria coscienza. L’essere umano per non affondare deve essere consapevole della realtà. La consapevolezza è un qualcosa a cui tutti ambiamo ma che, inconsapevolmente, ricerchiamo da sempre. L’uomo deve fare evolvere il proprio pensiero; deve essere in grado di non manifestare i propri sentimenti di superbia e iniquità, affinché tutto sia rigorosamente ugualitario.

                                                                                                                                         Alessio Bruno

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