Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita, di meravigliarsi di un avvenimento, di un elemento naturale, di un oggetto o di un sentimento. Lo stupore esiste dai tempi dei tempi e ha sempre affascinato gli uomini, facendo in modo che questi si interrogassero. Inizialmente la meraviglia poteva nascere dalla luna, dal sole, dal mare o dalle montagne (…) e questo perché erano fenomeni sconosciuti a cui bisognava dare un senso. Uno dei primi uomini a ragionare proprio sulla meraviglia, sullo stupore, fu Aristotele, grande filosofo greco vissuto nel IV secolo a.C. La sua celebre frase sulla meraviglia recita così: “È a causa del sentimento della meraviglia, che gli uomini ora, come al principio, cominciano a filosofare.” C’è dunque una correlazione tra questo sentimento e la filosofia, ossia “l’amore per il sapere”; questo sapere, alimentato dalla meraviglia, vuole crescere sempre di più, così da potere essere il più vasto possibile. Secondo Aristotele, quindi, la meraviglia è il fenomeno scatenante per il logos, ossia per il discorso attorno alle cose, quindi per la filosofia.

Al contrario di quanto si possa pensare, Aristotele non fu l’unico o il primo a parlare della meraviglia, anche se è il più ricordato. Ancor prima di Aristotele, vi fu Socrate: “La meraviglia è un sentimento assolutamente tipico del filosofo. La filosofia non ha origine che questa” disse. Ciò lascia comprendere come i maggiori esponenti della filosofia ellenica erano entusiasti all’idea della meraviglia, all’idea di restare sorpresi perché era proprio quello che faceva nascere l’amore per il sapere. Dal sapere poi si poteva giungere alla verità assoluta, ricercata dai filosofi antichi poiché questa portava poi alla virtù, essenziale nella vita del filosofo. Del resto lo stesso Socrate disse: “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”.

Non bisogna pensare, però, che la meraviglia sia propria soltanto dei filosofi: anche nell’ambito scientifico lo stupore è essenziale affinché si studi un nuovo fenomeno. Possiamo ricordare Galileo Galilei ma anche Henri Poincaré: il primo inseriva la meraviglia nel suo metodo scientifico nel momento dell’osservazione, che gli dava modo di ipotizzare e cercare una spiegazione pratica e razionale per l’evento osservato; il secondo, invece, credeva che il genio matematico risiedesse in chi era capace di meravigliarsi. Entrambi, dunque, ponevano la meraviglia alla base della loro filosofia di vita, quale la scienza, poiché permetteva allo scienziato, al matematico, al fisico, all’astronomo, di accrescere il proprio sapere. Da questo nasce anche un legame indissolubile tra la filosofia e la scienza: la prima si rende necessaria per la seconda.

Come ultimo grande esempio di uomo che ha messo alla base di una sua celebre poesia la meraviglia, troviamo Giacomo Leopardi. Da molti viene considerato un pessimista, un depresso o un uomo che non aveva amato le cose belle della vita, ma attenzione che vi svelo un segreto: si sbagliano tutti. Leopardi era innamorato della vita, di tutti quegli avvenimenti che la vita comportava, di ogni singola situazione che il mondo presentava. Restava entusiasmato da tutti questi fattori: la meraviglia porta alla tensione verso qualcosa che è a noi superiore e Leopardi tendeva alla vita. Tendeva alla meraviglia della luna nella sua poesia “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” nella quale restava estasiato dalla sua posizione su nel cielo, sulla quale si interrogava: «Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna?». La sua tensione verso qualcosa che potesse superare i limiti posti dall’intelletto umano è la siepe de “L’infinito”, grazie alla quale il poeta può immaginare cosa vi sia al di là del limite, stupendosi di ogni singolo fenomeno naturale. Se la siepe non vi fosse stata, Leopardi non avrebbe avuto l’opportunità di meravigliarsi, avrebbe visto le cose per come stavano, senza poter tendere ai desideri del suo cuore.

Per concludere, credo sia opportuno dire che la filosofia sia il campo della vita a noi più vicino, anche se può sembrare complessa. Si basa sulle nostre sensazioni ed esperienze, su ciò che ci affascina e su cosa ci susciti quello stato di tensione continua verso qualcosa di superiore. La filosofia è, dunque, in ognuno di noi, e sta al singolo sperimentarla; in fondo, ci basta soltanto una cosa: meravigliarci.
Eleonora Auteri
