Michelangelo Merisi, universalmente detto il Caravaggio, nasce a Milano nel 1571 nel periodo a cui segue la Controriforma. A soli 13 anni, terminata l’epidemia in città, fu mandato a lavorare a bottega a Milano presso il laboratorio di Simone Peterzano, pittore del manierismo lombardo che si professava diretto allievo di Tiziano. L’apprendistato del giovane si protrasse per circa quattro anni, durante i quali apprese la lezione dei maestri della scuola pittorica lombarda e veneta. Michelangelo lasciò definitivamente la Lombardia circa alla metà del 1592 e si trasferì a Roma. Nel 1597 Merisi conobbe il cardinale Francesco Maria del Monte, grandissimo uomo di cultura e appassionato d’arte che, incantato dalla sua pittura, acquistò alcuni suoi quadri. Il giovane lombardo entrò quindi al suo servizio, rimanendovi per circa tre anni. La fama dell’artista cominciò a salire all’interno dei più importanti salotti dell’alta nobiltà romana. L’ambiente fu scosso dalla sua pittura rivoluzionaria, immediatamente al centro di discussioni e accese polemiche. Dal 1599 in poi Caravaggio ricevette molte commissioni, anche se alcune vennero ritirate, per il suo modo controverso di rappresentare i personaggi. Il marchese Giustiniani, ricco banchiere genovese nel giro della corte pontificia, fu suo protettore per molti anni; collezionò moltissime sue opere e contribuì grandemente alla formazione culturale del pittore. In più di un’occasione, grazie alle sue ramificate influenze, riuscì a salvarlo dalle gravi questioni legali nelle quali era spesso implicato per colpa di un’indole aggressiva.

Un’opera comunemente ed erroneamente ritenuta rifiutata è la prima versione della “Conversione di San Paolo”, dipinta su legno di cipresso per la Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo. Come dimostrato da Luigi Spezzaferro, la pala non fu rifiutata ma sostituita con l’attuale, in seguito a nuovi accordi intervenuti tra l’artista e gli eredi del committente Tiberio Cerasi. Nel caso invece della “Morte della Vergine”, commissionata per la chiesa di Santa Maria della Scala a Roma, si trattò senza dubbio di un rifiuto. La figura della Vergine, rappresentata con il ventre gonfio e con i piedi in vista, fu ritenuta indecente dai Carmelitani Scalzi che rifiutarono il dipinto. Oltre alla posa indecorosa, alcuni storici scrivono che la Vergine era stata raffigurata addirittura come “morta gonfia”. Dunque, piuttosto che una morte per annegamento, il ventre gonfio suggeriva una gravidanza che rendeva questa raffigurazione ancora più scandalosa. Di questa grande pala, esiste un abbozzo eseguito dal Merisi, della sola figura della Maddalena piangente collocata in basso ai piedi della Vergine. Il ritaglio di questa sola figura, delle stesse dimensioni, è noto come “Maddalena addolorata”. L’opera di Caravaggio fu rimossa e sostituita da un dipinto eseguito da Carlo Saraceni, raffigurante lo stesso soggetto.

Caravaggio ebbe nel corso della sua vita molti episodi in cui manifestò la sua indole violenta. Si dice, infatti, che fu costretto a lasciare Milano nel 1590-1592 proprio per aver commesso un omicidio. Nel 1600 fu arrestato per l’aggressione di Girolamo Stampa. Una volta rilasciato dipinse la “Cattura di Cristo” e poi “Amor vincit omnia”.

Nel 1603 fu processato per diffamazione e nel 1604 fu arrestato varie volte per possesso di armi e ingiurie alle guardie cittadine. Il fatto più grave però si svolse a Campo Marzio, la sera del 28 maggio 1606 (anno successivo all’elezione di papa Paolo V, grande estimatore di Caravaggio): a causa di una discussione causata da un fallo nel gioco della pallacorda, il pittore fu ferito e, a sua volta, ferì mortalmente il rivale, tal Ranuccio Tommasoni da Terni, con il quale aveva avuto già in precedenza discussioni per una donna, spesso sfociate in risse. Il verdetto per il delitto di Campo Marzio fu severissimo: Caravaggio fu condannato alla decapitazione, che poteva esser eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per strada. Nei suoi dipinti cominciarono ossessivamente a comparire teste mozzate, e il suo macabro autoritratto prendeva spesso il posto del condannato. Il Merisi fu, quindi, costretto ad abbandonare Roma e, grazie all’aiuto del principe Filippo I Colonna, arrivò fino a Napoli in cui soggiornò dal 1606 al 1610, anno della sua morte. Nelle opere di Caravaggio vi è un forte realismo, che permette di esaltare il racconto religioso e l’evento che raffigura usando spesso un naturalismo esasperato, voluto dalla Controriforma, con gesti molto teatrali e drammatici. Un elemento focale dei quadri sono i piedi, infatti nel corso della storia i piedi puliti indicano la santità di una persona. Un’altra imposizione controriformistica, per indurre pietà nei fedeli, è l’umanizzazione dei personaggi, che hanno espressioni ricche di pathos e non nascondono le loro emozioni. Caravaggio fa uno splendido uso della luce e del buio. In molte opere si può identificare la luce come “luce divina” come nella “Crocifissione di San Pietro”, che investe i personaggi immersi nell’oscurità e che ha il compito di “purificare i cattivi”. Questo pensiero puramente cristiano riprende anche il comportamento in croce di Gesù.
Nadia Pandolfo
