Anche in tempo di COVID-19, Palermo continua a profumare di cultura, una cultura che lascia le sue tracce sui muri dei luoghi che più di tutti gli altri hanno vissuto e raccontano la sua storia: i Mercati.
I tre mercati storici della città sono luoghi variopinti e vivaci nei quali è facile trovare cittadini di ogni estrazione sociale, dal disoccupato al magistrato, sono luoghi meravigliosi in cui si intrecciano le caratteristiche “abbanniate” dei commercianti con il profumo dei freschissimi prodotti. Dai bastioni di corso Tukory a Porta Sant’Agata si estende il più antico dei tre: Ballarò affonda le sue radici nella Palermo araba del decimo secolo e il suo nome deriva dal termine arabo “Balhara” con il quale veniva indicato un villaggio di mercanti speziali che si realizza oggi nel più grande e antico mercato della città, un luogo che vede ogni giorno fondersi tra loro le culture più disparate.

Nel cuore del quartiere Albergheria, infatti, c’è chi è nato e chi ci si è trovato, ci sono attività commerciali che si tramandano di generazione in generazione e attività del tutto nuove che regalano, tra le altre cose, un nuovo concetto di streetfood. Da via Roma alla Cala si estende la Vucciria (in Palermitano “confusione”), che nasce in epoca Angioina come mercato della carne “Bucciria grande” e successivamente si modifica fino a contenere tutti tipi di attività commerciali; questo è testimoniato dai nomi stessi delle strade: via dei Materassai, dei Tintori e dei Chiavettieri sono solo alcuni esempi.

Per le strade della Vucciria si respira l’inconfondibile profumo del cibo di strada tipico di Palermo ed è seguendo quel profumo che si arriva a scoprire le bancarelle e le braci che raccontano la storia di una tradizione culinaria che non ha bisogno di presentazioni: stigghiole, pane e panelle e pane con la milza sono solo alcuni degli elementi più caratteristici. Negli anni ‘40 all’interno di un negozio alimentare era presente uno di quelli che poi fu simbolo della zona e del mercato stesso: Il Coccodrillo della Vucciria. La leggenda vuole che il cuncutrigghiu sia stato pescato nel Papireto e appeso nella prima metà dell’800 accanto alla chiesa di San Giovanni Alla Giulia, per poi comparire nel 1872 in una drogheria di Via Argenteria, nel cuore del mercato.

Spostandoci verso il tribunale troviamo Il Capo, che si estende da Porta Carini fino ai Lattarini, è un mercato alimentare ma anche di oggettistica attivo sette giorni su sette. La vivacità del mercato trova sicuramente riscontro nei particolari nomi di alcune delle “viuzze” come Via sedie volanti e Via scippateste. Purtroppo, i mercati di Palermo stanno vivendo un momento di difficoltà a causa dell’emergenza sanitaria, ma siamo sicuri che riusciranno a reinventarsi e a rinascere con rinnovato ardore non appena sarà possibile.
Simone Carollo
