La corrente artistica che prende il nome di “Postimpressionismo” si manifesta durante l’ultimo ventennio del 1800. Alla base delle diverse tendenze c’è la conquista impressionista della natura “en plein air”, indagata senza che l’artista scelga un soggetto particolare, perché tutto ciò che si presenta ai suoi occhi è degno di essere rappresentato così come appare alla vista e per le suggestioni di luce e di colori che suscita.
Questa corrente artistica fece sì che le opere potessero caratterizzare le vite tormentate degli artisti.
L’olandese Vincent van Gogh fu uno dei più prestigiosi artisti postimpressionisti: un uomo solitario e istintivo, dai sentimenti forti e violenti.

La consapevolezza di essere incompreso, l’ansia di capire se stesso e di trovare i mezzi per esprimersi, la ricerca di un ruolo umano e professionale, i numerosi insuccessi, i rifiuti, l’isolamento, lo fecero entrare in depressione; successivamente, si aggravò tanto da perdere il contatto con la realtà, optando forse per il suicidio. Si sentì sempre un uccellino in gabbia ma i momenti di tormento si alternavano a momenti di esaltazione.
Uno dei suoi dipinti più celebri è la “Notte Stellata”, che si trova al Museum of Modern Art di New York.

Questo dipinto ha natura assai profonda e complessa, probabilmente anche per il suo periodo di composizione, poiché l’artista si trovava volontariamente ricoverato nella struttura per alienati mentali, dove rimase per poco più di un anno.
Nella “Notte stellata” l’autore preferisce utilizzare le spirali, che conferiscono l’idea di movimento, dinamismo e cambiamento. Grazie alle diverse tipologie di linee possiamo riconoscere anche simboli di protezione, come quello della luna, che rappresenta la madre che veglia sui figli.

Van Gogh ha dipinto in primo piano un alto cipresso scuro, che è l’aspirazione all’infinito, la tensione verso il cielo, la forza della pace cercata, specchio dell’anima inquieta dell’artista; altro significato attribuito è la figura del padre, che, insieme alla madre, accudisce i figli. In una piccola valle si adagia un paesino dove le case danno l’idea di stabilità e immobilità. Il paesino è dominato dalla cuspide di un campanile, a destra si trova un oliveto. La maggior parte della tela, però, è occupata dall’aranciata luna falcata e dal vasto cielo stellato. Le colline sembrano minacciose e il cielo percorso da minacciose palle di fuoco, quasi a rispecchiare il tormento interiore del pittore.
La luminosità della luna consente di distinguere le forme e le amalgama. Il colore che prevale è il blu, esso serve ad evocare la calma e la tranquillità. Il giallo è icona della luce stellare e seve per creare il senso di movimento e cambiamento, dinamismo.
Il dipinto è, quindi, metafora del riposo e allegoria della famiglia che veglia e custodisce con amore e dedizione i suoi figli.
Giorgia Ferrara

Non ho visto le sue opere del MOMA ma quelle conservate nel museo ad Amsterdam. Grande pittore, immediatamente riconoscibile. Peccato che in vita non abbia avuto fortuna.
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