Intervista a Nicola Franco

Il teatro è una vera e propria forma d’arte che come la musica, la poesia e la letteratura è sempre esistita in ogni civiltà. Basti pensare ai greci e ai romani con le tragedie e commedie e alle piccole tribù con i loro spettacoli mitologici. Purtroppo, negli anni, grazie anche all’avvento della tecnologia, credo si sia perso il piacere di assistere a uno spettacolo e così, spesso, il mestiere dell’attore viene, ahimè, sottovalutato. Inoltre, in questo periodo di pandemia globale l’arte in generale è stata messa molto in discussione.

Ho intervistato il mio maestro di teatro Nicola Franco, lui ci chiarirà le idee!

Il teatro è una meravigliosa forma d’arte, pensi che nel tempo si sia perso il piacere di andare al teatro? E se è sì, secondo te in un futuro prossimo potrebbe essere rivalutato?

Il piacere di andare a teatro va educato. Per questo è importante avere una guida che possa stimolare la curiosità e la voglia di frequentare il teatro, luogo dove è possibile disimparare ciò che si è appreso e avere l’opportunità di ricostruire parti della propria essenza, attraverso le vite di personaggi lontani, ma (se costruiti e interpretati bene) vicini alle proprie personalità.

Come hai affermato nel miniarticolo su Gigi Proietti (che invito i lettori a leggere) “la parola è musica”, ti andrebbe di approfondire quest’argomento?

La musicalità della parola e il ritmo sono alla base del percorso attoriale. La voce è uno strumento musicale, e come tale va allenato e messo in discussione giorno per giorno. L’attore/attrice deve potere riuscire a fare risaltare la musica all’interno delle parole e conoscere sinceramente l’identità della propria vocalità. Un suono o più suoni possono generare una logicità narrativa, che, anche in assenza di parole in sequenza, danno corpo e senso al nonsenso; convincendo il pubblico.                                        

Durante questo periodo di pandemia il teatro è stato alquanto penalizzato, pensi che questo succeda perché, al di là del momento, non gli si dia più l’importanza che merita?

Meno importanza, sì. Questo periodo però ci ha dimostrato che più di altre necessità, abbiamo bisogno di nutrirci di emozioni, sensazioni e persuasioni legate al mondo dell’arte. Quello che viene messo da parte rispetto ad altro è la voce dell’anima che chiede di scavare ancora una volta i cuori e la “pancia”, per potere dare voce ad alcuni primordiali istinti, legati alla diversa sensibilità di ognuno. Penso ci sia bisogno di dare voce alla natura primordiale dell’espressione umana, e quindi, dall’alba dei tempi (iniziando dalle pitture rupestri) alla forma ed essenza teatrale.

Cosa consigli ai giovani che vorrebbero intraprendere questa strada?

Di studiare tanto, mettersi in gioco sempre e non dare nulla per scontato. Osservare e non guardare, ascoltare e non sentire, volare dentro la propria stanza sperimentando di provare a vivere vite che non ci appartengono, portando la propria unicità dentro di loro. Consiglio di ascoltare le persone disposte a darsi tanto e seguire il proprio 1% e, accostato allo studio e alla ricerca costante (perché non è un lavoro semplice). Noi attori abbiamo il privilegio di sapere come va a finire la vita del personaggio; tale non è il nostro destino nella vita vera, perciò bisogna sfruttare questo dono e rendere tutto vivo, vero e pulsante; il personaggio che si interpreta è finto, sì…ma non falso.

Gli attori, anche e soprattutto, per fare ridere, a mio parere, devono avere una certa cultura e una fine intelligenza. Mi parli delle capacità che non possono mancare a un attore brillante?

Sicuramente osservare tutte le persone che ti circondano e avere la furbizia di “rubare” le più interessanti sfumature di esse (ma senza imitare, piuttosto sarebbe più opportuno creare una propria versione distorta del reale). Per fare questo bisogna leggere tanto, scomporre, ricomporre e fare proprie le parole, quasi ossessivamente e in maniera maniacale. L’attore/attrice brillante e non solo, si nutre di questa apparentemente futile visione della realtà e deve valorizzare o distruggere, sempre con misura ed eleganza, aspetti legati ai più beceri istinti e abitudini dell’uomo.

Come vedi il futuro dei giovani di quest’era Covid-19? Saranno cambiati da quest’esperienza memorabile? Se sì, in che modo?

Non posso dare una risposta precisa. Sicuramente chi riesce a inebriarsi con le emozioni legate alla sfera emotiva e non solo, che strizzano l’occhio alla scena artistica di qualsiasi natura essa sia, ha una forza in più, capace di superare con una spinta notevole questo dramma sociale e soprattutto psicologico. Chiudo dando un consiglio: appassionatevi sempre di più e siate curiosi. Le proprie passioni, quando possono essere definite tali, devono diventare anche ossessioni. Fatevi sostenere dalle vostre passioni, come solide colonne della vostra anima; sicuramente la vita, soprattutto in questo particolare momento storico, sarà più lieve e ricca di interessanti sfumature da fare crescere con l’avanzare del vostro percorso di vita.

Adelaide Zerbo

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