Orche, sapiens del mare

Spesso guardiamo la vita intorno a noi con un certo distacco, considerando noi stessi animali unici nel nostro genere e certe volte, osiamo dire, “più evoluti”. E se non fosse così? Esistono animali simili a noi umani? Sì e la risposta non sono i primati, bensì una specie appartenente ai delfinidi: l’orca.

Con questo animale che raramente incontriamo abbiamo tante cose in comune, anche se non al livello genetico. Un esempio può essere l’areale dell’orca: mentre quello dell’uomo consiste in tutta la terra ferma, l’orca invece è riuscita a colonizzare tutti gli oceani e tutti i mari; entrambe le specie hanno la menopausa e, se pensiamo che solo cinque specie animali conosciute hanno questa fase, capiamo immediatamente che qualcosa deve collegarci; una terza caratteristica in comune è che Homo sapiens e Orcinus orca sono gli “animali del terrore”: mentre molti animali sulla terra ferma scappano al solo suono della voce umana, la voce delle orche allontana persino gli squali bianchi, di cui le orche, non sempre, si nutrono; Parlando di nutrizione, un’altra caratteristica che ci accomuna è il fatto che mangiamo tutto ma che non tutti mangiano tutto, che vuol dire? Vuol dire che come noi abbiamo diverse culture che si differenziano per le sostanze che costituiscono la loro alimentazione, così è anche per le orche.Ebbene sì, le orche hanno una cultura proprio come noi, una cultura fatta di comportamenti, dialetti diversi, cibi diversi e,quindi, tecniche di caccia diverse; tutte informazioni che non si trasmettono geneticamente ma attraverso l’apprendimento. Le orche hanno dei dialetti vocali, ovvero un repertorio unico di click, fischi e richiami condiviso da ogni gruppo di base chiamato “pod”, simile al canto degli uccelli o al linguaggio umano. Inoltre, in cattività imitano i suoni di altre specie come quella umana, capacità che posseggono pochi animali. Poiché i dialetti vengono trasmessi dalla madre alla prole attraverso apprendimento sociale e imitazione, gli scienziati ritengono che essi potrebbero cambiare gradualmente con il tempo con casuali errori di copiatura.

Dal punto di vista della caccia, le varie popolazioni di orche hanno sviluppato interessanti sistemi di caccia che gli adulti tramandano agli esemplari giovani di orca, alcuni esempi: le orche che cacciano le balene hanno sviluppato una tattica particolare, cioè nuotano sopra la balena per impedirle di respirare finché non soffoca per poi dividere il bottino tra tutto il pod di orche; per cacciare le foche, esse le inseguono finché una di queste non si rifugi su una lastra di ghiaccio; allora la circondano e creano delle forti onde fino a distruggere la lastra; altre ancora mangiano delfini, pesci, squali, molluschi, pinguini e uccelli con altrettante tecniche diverse.

Una cosa che ci distingue è però che da circa 60mila anni le varie popolazioni di orche si stanno isolando spingendosi verso la speciazione, cosa che negli umani non è mai accaduta. Le orche, difatti, vivendo in pod della stessa cultura, sono portate ad accoppiarsi con orche che conoscono lo stesso dialetto e che cacciano le stesse prede.

Perciò, nei vari ecotipi di orche, ovvero popolazioni in nicchie ecologiche diverse, notiamo differenze morfologiche importanti che permettono loro di essere più efficienti nella caccia e che consentono a noi di riconoscerle facilmente. Questo ci ha, infine,dato prova dell’evoluzione culturale e ci ha permesso, guardando una specie apparentemente diversa da noi, di comprendere diversi aspetti della nostra evoluzione.

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