In seguito all’emergenza sanitaria e al lockdown nazionale di Marzo, moltissimi lavoratori si sono trovati in difficoltà, poiché non è possibile mandare avanti tutte le professioni da casa. Basta pensare agli artisti di strada, che, ovviamente, senza una strada sui cui praticare la propria arte, hanno dovuto trovare un altro modo per continuare a farlo. Ci sono casi, però, in cui farlo sembra davvero impossibile, come è capitato, per esempio, ai writers, ovvero artisti che producono i graffiti.
Ma anche tra di loro c’è stato chi non si è lasciato abbattere dalla costrizione in casa e, non potendo disegnare sui muri per strada, ha provveduto a farlo nei muri della propria abitazione. Mi riferisco a Bansky, un writer, noto per il murales “balloon girl”.

Egli ha pubblicato una foto su Instagram, della sua stanza da bagno. Sui suoi muri ha disegnato dei topi intenti a danneggiare gli oggetti presenti nella stanza. Si capisce, però, che il loro unico intento è quello di scappare.
I topi sono uno dei soggetti preferiti dell’artista, ma in questo caso ad essi possiamo attribuire diversi significati: intanto, pensando alla figura dei “topi in gabbia”, essi fanno riferimento a tutti noi, che durante quel periodo, abbiamo desiderato, esattamente come un topo in gabbia, di poter uscire e tornare liberi. L’unica differenza era il nostro essere consapevoli della necessità della reclusione per proteggere noi stessi e gli altri.

I topi rimandano anche a un altro periodo storico, per certi aspetti molto simili a quello attuale: la peste nera, notoriamente causata, appunto dai topi, e che, dal 1346 in poi, è riuscita a mietere più di 20.000.000 di vittime.
Anche gli artisti del tempo cercarono di rappresentare nel modo migliore la situazione che stavano vivendo, che era sicuramente più spaventosa della nostra. Un’opera che ci fa comprendere al meglio lo stato d’animo della popolazione del tempo è “Trionfo della morte”, dipinta nel 1446 da un’artista sconosciuto, e che adesso si trova all’interno di Palazzo Abatellis, a Palermo.

L’opera raffigura il momento in cui la morte, a cavallo del suo terrificante destriero, fa irruzione all’interno di un giardino rigoglioso, iniziando a lanciare frecce mortali sui presenti, senza fare distinzioni tra poveri e ricchi, come avviene, d’altro canto, nella realtà.
Nei volti dei presenti troviamo diverse emozioni: c’è chi è spaventato per ciò che potrebbe accadergli; chi sembra sollevato per non essere stato colpito dalla morte; ci sono i volti esanimi dei morti che si distinguono per il colorito verdastro; c’è anche chi è disperato per la morte di un proprio caro, tanto che addirittura sviene; e, infine, in alto a destra ci sono coloro che, inconsapevoli di quel che il fato ha in serbo per loro, si mostrano noncuranti e continuano a svolgere le loro faccende.
La situazione ritratta rappresenta quindi a pieno il periodo storico a cui ci riferiamo e, sotto un certo punto di vista, anche il presente incerto in cui ci troviamo. Rispetto al passato, però, noi possiamo sperare che, grazie all’evoluzione in campo medico, si potrà debellare la nostra pandemia in meno tempo e con il minor numero possibile di vittime.
Isabella Incannila
