Come procede l’emergenza sanitaria?

I dati rilevati e condivisi a partire dal 30 ottobre non sono per niente rassicuranti: soltanto venerdì
sono stati registrati oltre 31 mila nuovi positive, su un totale di poco più di 215 mila tamponi, e
quasi 200 morti, che portano il totale delle vittime a 38.321 dall’inizio dell’emergenza. L’aumento
improvviso di positivi nel bollettino della Protezione civile di venerdì (sotto riportato) ha convinto
l’esecutivo a muoversi prima del previsto. Infatti, il 9 novembre sarebbe stata la data inizialmente
prevista per il nuovo Dpcm, prima della sua anticipazione. I rappresentanti del popolo, gli stessi
che hanno spinto per il coprifuoco notturno e la chiusura dei negozi e dei centri commerciali nel
fine settimana, analizzeranno se sia necessario stringere ulteriormente le misure. Per la Lombardia
in particolare, l’incontro che si terrà il 2 novembre tra il governatore Attilio Fontana e i sindaci dei
vari capoluoghi sarà fondamentale.

Bisogna, però, tenere presente che la settimana che si è chiusa è stata la prima senza che il virus
raddoppiasse i suoi già preoccupanti numeri. In questo contesto è il ministro Roberto Speranza a
parlare e a pressare perché si inaspriscano le misure di contenimento. “Negli ospedali c’è già troppo
affollamento”, sottolinea il ministro, che non vuole rischiare che le strutture sanitarie collassino,
come accaduto durante la prima emergenza. Il problema non sono i reparti di terapia intensiva, che
ancora per qualche settimana saranno gestibili, ma il tempo: i giorni passano, ma i contagi non
accennano a diminuire. “C’é troppa gente in giro” afferma il ministro, e bisognerebbe convincere le
persone a restare il più possibile dentro casa.

Sotto questo punto di vista, un nuovo lockdown sembrerebbe l’unica soluzione in grado di limitare la diffusione del virus, purché non sia totale e consenta ai cittadini di uscire di casa, rispettando le regole del Dpcm. Il decreto che dovrebbe essere emanato in data 2 novembre, quindi, riguarderebbe non un lockdown nazionale, bensì provinciale laddove è necessario, secondo quanto si apprende dal Comitato tecnico scientifico. Tuttavia, gli esperti hanno sottolineato la necessità di attendere ancora qualche giorno per constatare gli effetti del decreto del 24 ottobre e ribadito la necessità di rivedere le modalità di trasporto pubblico.

Una delle probabili proposte, è quella di garantire le lezioni in presenza fino alla
seconda media, passando alla modalità online dalle terza media in su. L’esecutivo sembrerebbe stare
valutando anche la possibilità di “hotel covid”, cioè un luogo in cui ospitare i positivi che,
altrimenti, avrebbero possibilità di contagiare i familiari. Si ipotizzano, infine, nuove restrizioni sui
negozi e, nuovamente, la chiusura dei confini regionali.

Giulia Messina

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