Che Guevara a confronto con Don Chisciotte

È l’anno 1951 quando Ernesto Guevara, insieme all’amico Alberto Granado, decide di intraprendere un viaggio attraverso il continente sudamericano. Ernesto sentiva il bisogno di osservare da vicino la miseria e le disastrose condizioni di vita della povera gente; ma non aveva intenzione di limitarsi a guardare passivamente, come un turista in viaggio: il suo intento era quello di fermarsi, durante il cammino, per intervenire personalmente e tentare di alleviare il dolore di quelle popolazioni, e per farlo era pronto a rinunciare alle comodità e alla vicinanza della famiglia e degli affetti più cari. Infatti, quando Ernesto annunciò il suo proposito di partire alla volta del Venezuela ad Alberto, egli rimase stupito dall’assenza di esitazione nella sua voce: in molti erano convinti che a breve Ernesto avrebbe sposato una ragazza cordovana e avrebbe messo su famiglia; ma Guevara liquidò velocemente l’osservazione dell’amico, ribattendo che se la sua futura moglie lo avesse amato come andava dicendo, non avrebbe avuto problemi ad aspettare il suo ritorno. I due si misero allora in viaggio, in sella ad una Model 18, per esplorare nuovi orizzonti e nuovi aspetti della civiltà umana. 

Agli inizi del XII secolo, invece, Miguel de Cervantes narra di un personaggio che viveva in un villaggio della Mancia, descrivendolo come un uomo di mezza età, dalla corporatura esile, e animato da una fervente passione per i romanzi cavallereschi. Tanto era coinvolto in quelle avventure e in quei mondi fantastici, abitati da potenti maghi, imponenti giganti e guerrieri valorosi, che finì col credere che fossero reali, e decise di mettersi in viaggio nei panni di un cavaliere errante. Il nostro protagonista si ritrovò a dovere far fronte alla mancanza di una componente fondamentale nella figura di un avventuriero cavalleresco: una donna da amare. Che senso avrebbe avuto compiere gesta eroiche e sconfiggere giganti senza un’amata a cui raccontarlo? Scelse come sua signora una contadina di cui si era infatuato tempo addietro, Aldona Lorenzo. Inventò allora un nome che la collocasse al pari di una principessa, “Dulcinea del Toboso”, e scelse anche per sè un nome adeguato, “Don Chisciotte della Mancia” (da quijote, la parte dell’armatura che proteggeva la coscia).Rispolverò le armi dei suoi antenati, si costruì un elmo di cartone e, una mattina del mese di luglio, si mise viaggio in sella al suo cavallo, “Ronzinante”, in cerca di nuove avventure. 

Tornando alla storia di Ernesto Guevara, sappiamo che i 2 amici si stabilirono per un periodo in Argentina, e lì cominciarono a lavorare come medici. Quest’esperienza gli diede la possibilità di osservare le condizioni penose in cui versavano quelle zone del continente sudamericano. Poterono constatare le miseria dei minatori cileni sfruttati dalle compagnie inglesi; visitarono un lebbrosario a Huambo, e vi rimasero per prestare servizio. In Ernesto cominciò allora a maturare la volontà di liberare l’America Latina e di trasformarla in un paese libero e senza confini. Insieme a Fidel Castro, quella che sembrava un impresa impossibile si trasformò in realtà: i due riuscirono a liberare Cuba dalla dittatura. Ma purtroppo, fu l’ultima impresa che Ernesto Guevara, detto “el Che”, portò a termine: il rivoluzionario fu infatti assassinato il 9 Ottobre 1967.


Entrambi i personaggi di cui abbiamo raccontato la storia, Don Chisciotte e Che Guevara, hanno intrapreso un viaggio verso l’ignoto. Entrambi animati da forti ideali, entrambi spinti da un incessante desiderio di libertà. Affrontarono tutti e due dei nemici troppo forti in confronto a loro: Don Chisciotte lottò contro i mulini a vento, Che Guevara contro gli americani che avevano invaso Cuba.

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