Intervista ad Andrea Patinella

Riportiamo l’intervista di Andrea Patinella, alunno della VB, diplomatosi quest’anno, e rappresentante di istituto nell’a.s. 2019/2020.

Qualche parola per descrivere la tua esperienza scolastica.

Devo ammettere che il mio primo impatto con il liceo è stato tragico: non riuscivo ad adattarmi ai ritmi richiesti dai miei docenti, non mi ero pienamente integrato nel gruppo classe, forse per una mia inesperienza nei rapporti umani. Nonostante le mie difficoltà, ho comunque avuto la fortuna di incontrare degli insegnanti che mi sono rimasti vicini nel mio cammino, il professore Rizzo e la professoressa Lo Coco. Hanno compreso le mie esigenze e mi hanno guidato nel momento in cui ho deciso di cambiare classe, infatti, all’inizio del mio terzo anno la situazione è radicalmente cambiata. Confrontandomi con persone nuove e ricominciando da capo, integrarmi è stato più semplice; ero cresciuto e avevo imparato dai miei sbagli. Nel corso B ho trovato dei professori che hanno saputo valorizzarmi e talvolta anche riprendermi, facendomi capire che la vita che mi aspetta fuori non sarà facile come quella all’interno delle mura scolastiche. Sono un tipo impulsivo e questo mi ha spesso portato a discussioni più accese sia con i docenti sia con i compagni, ma grazie ai miei errori ho riflettuto e capito molto. Nella mia nuova classe ho instaurato delle vere amicizie che spero mi accompagnino per tutta la vita. Se dovessi in breve descrivere questi cinque anni, direi soltanto che sono stati i più belli della mia vita.

Che piani hai per il futuro?

Dall’ingresso in questa scuola non mi sarei mai aspettato di proseguire il mio cammino con studi umanistici, ma alla fine di questi anni ho capito che le mie vere passioni sono la storia e la filosofia, anche per merito dei professori che ho incontrato nel mio percorso. Spero che un giorno questi studi mi permettano di realizzare il mio più grande sogno, cioè tornare al Galilei…ma da insegnante.

Perché ti sei proposto come rappresentante di istituto?

Ho da sempre nutrito un profondo affetto nei confronti della mia scuola: gli anni della mia formazione scolastica sono stati anche gli anni della mia crescita personale e intellettuale e persino gli anni durante i quali ho trovato me stesso. Prima di diventare rappresentante avevo apprezzato le innumerevoli potenzialità del nostro istituto ma mi ero allo stesso modo reso conto di quanto queste non fossero sfruttate appieno.  

Quali sono le potenzialità di cui parli e come reputi di averle sfruttate?

Come si può intuire dal nome della lista, “GALILEI GALINOI” (ridicolo, aggiungerei), il nostro primo obiettivo era creare una coesione ancora maggiore tra gli studenti della scuola in modo che ciascuno potesse dar voce alle proprie opinioni e alle proprie iniziative, sviluppando un proprio pensiero critico e riuscendo, quindi, a mettere in pratica quello che soltanto in teoria studiamo nelle aule di scuola. Per questo, è stata fondata un’organizzazione studentesca, il Collettivo, aperto a tutti e impegnato nelle questioni più importanti dell’istituto e non solo. Alla stessa maniera, fondamentale è stata l’introduzione del giornalino scolastico, tutto gestito da noi studenti. Un altro punto importante della lista era la valorizzazione dei talenti della nostra scuola; infatti si sono organizzati tornei di calcio e in programma, se la pandemia non avesse tranciato l’anno scolastico, ci sarebbero stati un torneo di pallavolo e un piccolo talent del Galilei.

Come hai vissuto il tuo ruolo di rappresentante?

Quando mi hanno annunciato la mia vittoria alle elezioni, ero davvero incredulo: speravo accadesse, ma non riuscivo a realizzare che tutte quelle persone mi avessero dato la loro fiducia. Durante le prime settimane regnava la confusione perché non comprendevo bene come agire e come gestire i numerosi problemi che andavano sorgendo. Piano piano ho imparato ad affrontarli, anche se, essendo stata la mia prima esperienza, non so effettivamente quanto il mio operato sia stato efficace…questo lo lascio giudicare ai “galileini”. La carica che ho rivestito mi ha dato tanta energia e determinazione: volevo risolvere i problemi dell’istituto e migliorare le cose. D’altra parte, è stato complesso: dovevo interpretare e amplificare il volere degli studenti.

Come hai vissuto l’esperienza della didattica a distanza?

Un incubo! Davvero un incubo! Sono sempre stato abituato ad andare a scuola, seguire delle lezioni dal vivo, incontrare i miei compagni, i miei amici, discutere con i professori e con la preside. Invece, è saltato tutto. È stato un periodo scoraggiante: mancava il lato umano della scuola, il mio preferito. Anche all’esame ho vissuto questo distacco. Quando sono entrato nell’aula, ho avuto una vertigine: tutti i professori distanti, la professoressa di scienze proiettata dietro di me, perché faceva esami da remoto. I primi minuti dell’esame, infatti, non sono stati proprio splendidi. L’emozione del rimettere piede per la prima volta nella mia scuola dopo tanto tempo era grandissima, soprattutto in una situazione surreale come quella. Per fortuna, durante l’esame sono riuscito a riscattarmi, specialmente dalle difficoltà che incontrato nel mio percorso. L’ultima parte del colloquio è stata commovente: sapevo che erano gli ultimi attimi nel Galilei. Nonostante l’esame fosse andato bene, sono uscito piangendo.

Le più grandi avventure di questi cinque anni.

La prima tra tutte è stata sicuramente farmi sorprendere dal professore Rizzo mentre copiavo la versione di latino durante il compito in classe: un trauma, volevo cambiare scuola e sotterrarmi. Grazie alla comprensione del professore, per fortuna la situazione si è risollevata e sono persino riuscito a diplomarmi. Al quarto anno mi sono abbonato al 5- in scienze…ne ho presi quattro di fila. Che io studiassi o meno, sempre 5- era! La parte della scuola che mi mancherà di più saranno sicuramente il bagno e la scala antincendio: passavo lì tutto il mio tempo, dato che non c’erano professori; anche la vicepresidenza mi mancherà e le chiacchierate con la signora Elena e con tutto il personale scolastico.

Vuoi ringraziare qualcuno in particolare?

Vorrei ringraziare anzitutto le persone che mi sono state vicino in questi anni, alcuni miei compagni e amici. Devo ringraziare tutti i miei professori, fondamentali per la mia crescita e per la mia educazione. Mi sento di fare i nomi della professoressa Russo, che grazie alle sue strigliate mi ha fatto intravedere le difficoltà che incontrerò una volta fuori dalla scuola, ma che si è dimostrata comprensiva nei momenti giusti; la professoressa D’Azzò per la sua umanità e per il suo supporto indispensabile; il professore Zanet, che mi ha guidato nel triennio e mi ha fatto appassionare alla filosofia e alla storia. Ringrazio tutti i ragazzi che hanno partecipato alle nostre iniziative, il Collettivo, il giornalino, i tornei. Ringrazio anche coloro che mi hanno ostacolato durante il mio percorso, perché grazie a loro ho imparato ad affrontare i problemi. Ringrazio, infine, tutti i futuri rappresentanti di istituto e tutti quelli che aiuteranno la scuola a migliorarsi: spero vi occuperete del Galilei con lo stesso amore con cui l’ho fatto io.

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