Intervista a Giuseppe Tagliareni

Riportiamo l’intervista di Giuseppe Tagliareni, alunno della VA, diplomatosi quest’anno, e rappresentante di istituto nell’a.s. 2019/2020.

Come descriveresti la tua esperienza scolastica?

Dal punto di vista formativo, credo di aver acquisito tutte le competenze necessarie per poter affrontare nel migliore dei modi il mio percorso universitario. Spesso tra me e le figure istituzionali sono insorte delle spiacevoli discussioni, che, fortunatamente, si sono chiarite. Però, durante il mio percorso tra professori e alunni ho incontrato delle persone di cui sempre conserverò un ricordo speciale: un ringraziamento va alla professoressa Barbagallo, l’unica che fin dal mio primo anno ha saputo vedere in me del potenziale ed è riuscita a sfruttarlo e che nei miei confronti ha sempre avuto l’atteggiamento di una madre. Sono sempre andato d’accordo con i miei compagni per via della mia spiccata diplomazia e con alcuni di loro sono rimasto in contatto anche in questi primi mesi dopo la fine della scuola.

I tuoi ricordi più belli a scuola.

Le esperienze che più mi hanno segnato sono due: il gemellaggio e il progetto “CyberAngels”. Il gemellaggio è stata una tra le avventure più divertenti e al tempo stesso utili della mia vita; mi sono tanto svagato, è stata una tra le più belle settimane di sempre: ho conosciuto persone con cui ho condiviso momenti indimenticabili. Ho migliorato il mio livello di inglese in maniera esponenziale e il contatto con nuove culture mi ha permesso di relativizzare la mia visione del mondo. Per quanto riguarda il progetto”CyberAngels”, esso mi ha aiutato a sviluppare un’empatia tale da farmi entrare nel cuore nei nuovi studenti, che sin dai primi giorni di scuola mi hanno concesso tanta fiducia. Spero vivamente che, a prescindere dal periodo di emergenza sanitaria che stiamo vivendo, la scuola possa portare avanti il progetto e che i nuovi peer educators possano metterci lo stesso impegno e lo stesso amore che io ho speso nel corso degli ultimi quattro anni. Un’altra esperienza che ricorderò sempre è stato il “PriMed”, un progetto che ci ha reso giudici di alcuni documentari candidati a un concorso cinematografico francese, grazie al quale ho conosciuto il mio attuale ragazzo.

La rappresentanza di istituto è stata un piacere o una condanna?

Ammetto di essermi divertito durante il periodo delle elezioni per la grande competizione che si è creata tra le liste, ma grandissima è stata la soddisfazione di essere salito con la maggior parte dei voti e di essere stato eletto insieme a tutta la mia lista. Il ruolo di rappresentante è stato tutt’altro che semplice. Mi ero candidato con una consapevolezza diversa. La realtà dei fatti mi ha totalmente scombussolato e spronato a fare sempre meglio, anche se la maggior parte delle volte finivo per litigare con gli alunni, con la preside o con entrambi. Chi pensa adesso di volersi candidare alle elezioni dell’a.s. 2020/2021, vorrei che avesse chiara l’importanza del ruolo del rappresentante di istituto: non è esattamente una passeggiata. Fate onore al nome di questa scuola come abbiamo tentato di fare noi attraverso le iniziative che abbiamo proposto.

Voi maturati del 2020 avete vissuto un esame di stato particolare. Raccontaci la tua esperienza.

Ho passato l’intero mese di giugno cercando di sopprimere l’ansia che prendeva spesso il sopravvento durante le mie giornate, dato che fino all’ultimo nessuno è stato in grado di darci delle istruzioni precise sul da farsi, motivo per il quale ho perso dieci chili durante il periodo della quarantena. L’idea di svolgere un elaborato da casa su argomenti molto spesso poco trattati ha messo in difficoltà, credo, tutti i maturandi italiani, ma, ansia a parte, non tutti i mali vengono per nuocere. Grazie a questa esperienza, personalmente parlando, ho imparato che non sempre si può avere la “pappa pronta” e che bisogna sbracciarsi più del dovuto. Visti i risultati finali, più o meno tutti quanti siamo riusciti ad affrontare questa esperienza.

Che programmi hai per il tuo futuro?

Non sono una di quelle persone che ha il suo grande sogno nel cassetto. Mi sono dovuto arrangiare cercando di continuare il mio percorso di studi e anteponendo la passione agli sbocchi lavorativi. In particolare ho scelto di iscrivermi al corso di studi in Ingegneria dell’Innovazione per le Imprese Digitali, che combina il mio amore per la matematica al mio bisogno di socialità e di scambi interpersonali. Per questo sono abbastanza grato alla mia scuola perché, come avevo prima accennato, penso di possedere le competenze necessarie per portare a termine questo percorso.

Raccontaci un aneddoto divertente della tua carriera scolastica.

Una volta, arrabbiato per una discussione con la preside, mi rifugiai in bagno e, in preda alla rabbia, presi a calci un banco. Presto mi stufai del banco e decisi di prendermela con la serranda, che involontariamente ruppi. Non raccontai a nessuno della mia impresa e credo abbiano incolpato qualche altro al mio posto. Chiedo scusa al povero malcapitato.

C’è qualcuno in particolare che vorresti ringraziare al termine del tuo percorso?

Tralasciando la Professoressa Barbagallo che, come ho detto prima, mi ha lasciato un segno indelebile, nonostante gli alti e bassi, ringrazio tutte le persone che ho incontrato nel mio percorso, anche se alcune solo per breve tempo, poiché io credo che si debba imparare persino dalle piccole cose. Tutto, anche gli eventi apparentemente insignificanti, lascia qualcosa, poiché ci fa uscire fuori dal nostro guscio di indifferenza. Per tutte le persone che leggeranno l’intervista: spero possiate vivere i prossimi anni di liceo riuscendo a dare il peso giusto a ogni cosa. La sensazione di leggerezza dopo il diploma è impagabile! (Mi dispiace per voi che ancora dovete sostenere gli esami di stato, spero senza Covid).

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