“Le parole salvano sia chi scrive che chi legge”

«Un libro per un bambino, per chi studia, per chi deve passare giornate in casa è un bene essenziale, ancora più che nella normalità. Non è snobismo ma il riconoscimento del ruolo della cultura nelle nostre vite». Il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini ha spiegato così la decisione del governo di prevedere la riapertura delle librerie. Tale delibera, in un momento di crisi assoluta, ha suscitato non pochi malesseri e contestazioni, come quella del Comando dei vigili urbani di Roma, il quale, non condividendo le parole del ministro, ha così deciso di consentire solo lo «spostamento complementare» nelle librerie ma nel tragitto verso alimentari e farmacie. Mi sento, dunque, in dovere di esprimere la mia opinione in merito, non solo in veste di cittadina italiana ma anche in quella di lettrice appassionata. Numerose sono state le iniziative intraprese dalle varie case editrici, sia nazionali che internazionali, le quali non hanno esitato nel rendere gratuiti, per un certo lasso di tempo, libri di ogni sorta e genere, dal giallo al romanzo rosa, per dimostrare, in una maniera alternativa, la loro vicinanza e solidarietà nei confronti di tutti noi. Nonostante tali iniziative abbiano reso le interminabili giornate di molti un po’ più piacevoli e meno monotone di ciò che ormai è diventata la consuetudine, le critiche verso questa disposizione del governo proseguono senza sosta, tutte mosse da chi, a mio parere, non comprende fino in fondo i benefici della lettura. Nella nostra vita quotidiana, prima che il virus sconvolgesse tutto, eravamo tutti convinti di vivere bene, ma in realtà il nostro mondo, escludendo dunque l’attuale condizione, corre vertiginosamente, e tempi e spazi sono contratti rispetto alle nostre necessità . E così quel momento unico e indispensabile di distacco dal mondo e meditazione, necessario ad ogni essere umano per ascoltarsi e scoprirsi, ad oggi diventa realtà. Quasi tutti ormai abbiamo libero accesso ad internet e a tutti quei sistemi informatici che sicuramente permettono di arrivare dovunque e a chiunque, annullando qualsiasi distanza o barriera, ma senza l’emozione del contatto e del confronto, perché lo schermo ci separa da tutto. “Chi vive, vive la propria vita; chi legge vive anche le vite degli altri. Ma poiché una vita esiste in relazione con le altre vite, chi non legge non entra in questa relazione e dunque non vive nemmeno la propria vita. La perde.” come saggiamente scrisse il poeta italiano Ferdinando Camon. La lettura, mediante il contatto fisico con la pagina, rappresenta un’ancora di salvezza alla dispersione di sé, uno strumento attraverso il quale crescere personalmente e ampliare le proprie conoscenze, a tal punto da essere usata anche in ambito terapeutico con il nome di biblioterapia, cioè una vera e propria cura, un supporto emotivo in situazioni di disagio psicologico e sociale, come quella attuale. I libri ci salvano la vita. Leggere può veramente  aiutare a ristabilire un equilibrio interiore, poiché la letteratura, in generale, si rivolge soprattutto al cuore e all’universo di sentimenti ed emozioni, offrendo la chiave per accedere alla propria interiorità e dialogare, quasi letteralmente, con essa. Le parole salvano sia chi scrive che chi legge, perché stabiliscono un contatto diretto fra la nostra interiorità e l’ambiente che ci circonda e immergersi nel  testo, analizzando prospettive divergenti dalle nostre, favorisce elaborazioni che dal mentale passano al mondo degli istinti. Partendo dalle sacrosante parole dell’autore francese Daniel Pennac, il quale riconobbe che “il verbo leggere, come il verbo sognare e amare, non sopporta l’imperativo”, si giunge alla conclusione che leggere equivale ad amare: difatti, proprio come nell’amore, ognuno deve essere libero di scegliere il proprio libro e il piacere parte già dalla ricerca stessa. Entrare in una libreria dovrebbe, dunque, diventare un’abitudine quotidiana, una costante nelle nostre vite, poiché leggere un romanzo, un giallo o un fantasy è una vera cura per il cuore: dalla lettura, infatti, possono nascere idee e prospettive sia che esse siano scaturite dalla passione delle prime pagine sia che derivino dalla tensione delle ultime righe. Leggere rappresenta, quindi, un susseguirsi di sensazioni, ma anche un percorso mentale che porta a immedesimarsi nella storia del personaggio, a paragonare le proprie vicende personali con quelle dei protagonisti con relativi spunti di riflessione. Anche nell’eventualità che il libro non dovesse rientrare nei nostri gusti, esso ci condurrà sempre ad un’approfondita analisi interiore e rappresenterà, per noi, un invito ad interrogarci. La lettura rappresenta, dunque, un bene essenziale per noi tutti? Sì, chiaramente sì. E non intendo rivolgermi solo ad un pubblico di lettori abituali che, come me, approfitterà di questa occasione e del tanto agognato tempo libero per immergersi totalmente nelle avvincenti storie dei più disparati romanzi. Mi rivolgo anche a chi non ha mai particolarmente amato leggere, a chi non ha mai sentito l’impulso di farlo, a chi non ne ha mai avuto la possibilità. Coltiverò sempre la speranza che quest’immensa opportunità incentivi effettivamente la lettura e che essa non vada sprecata. Chissà che la riapertura delle librerie non si trasformi semplicemente nella plausibile quanto fallace scusa per uscire, nel capro espiatorio dell’ipotetico aumento dei contagi e chi più ne ha più ne metta. 

Carlotta Inglese

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