Durante questo duro periodo dell’epidemia di Sars-CoV-2 spesso ci si chiede quale sia il posto più sicuro dove rinchiudersi per non contrarre la malattia.
Molti pensano all’Antartide ma in realtà il posto più sicuro è proprio sopra di noi, nello spazio, più specificatamente a bordo della International Space Station, dove non ci sono contatti umani, anche se non è una location in cui soggiornare alla portata di tutti.
Ci si chiede, quindi, come preservare la sterilità del luogo. Gli astronauti che popolano via via la Stazione vengono cambiati continuamente, anche se oggi a turni di mesi, come è successo agli italiani Luca Parmitano e Samantha Cristoforetti.
Ci si chiede quindi cosa succederebbe se uno di questi astronauti portasse con se il virus.
Anche se questo in realtà è un pericolo remoto, ma da tenere in considerazione, dato che da sempre gli astronauti prima di partire restano anche loro in quarantena.
D’altronde gli astronauti sono abituati alle quarantene, si pensi ad esempio alla missione dell’Apollo11 in cui gli astronauti al loro ritorno, per paura che fossero presenti nella polvere lunare batteri o virus, furono sottoposti ad una lunga quarantena per evitare una possibile contagio, salvo poi aver scoperto che la mancanza di atmosfera rende sterile la Luna, bombardata da radiazioni di ogni genere.
Questo pericolo non esiste solo per la Luna o per la ISS, è anzi di maggiore importanza per le future missioni su Marte.
Queste missioni che hanno anche il compito di cercare batteri sulla superficie marziana, devono evitare di portare con sé altri batteri su Marte, per due motivi:
1. perché nel caso in cui esistano batteri su Marte potremmo distruggere l’ecosistema (cosa in cui ci siamo dimostrati molto bravi ultimamente) di Marte;
2. perché dobbiamo evitare di fare scoprire alle sonde solo batteri terrestri
Si pensi a quando l’Europa nel 2022 manderà su Marte la seconda parte della missione Exomars. Avremo un satellite che girerà attorno al pianeta, ce ne sono altri anche europei perfettamente funzionati in questo momento, ma a partire da questo faremo scendere un Rover sul pianeta rosso.
«Uno dei principali obiettivi del Rover è andare alla ricerca di forme di vita passata o presente, per questo motivo noi che costruiamo il Rover dobbiamo assolutamente evitare di portare con il modulo stesso forme di vita terrestre sul Pianeta Rosso», dice Diana Margheritis, ingegnere del Sistema di Contaminazione e Protezione Planetaria per la missione ExoMars in Thales Alenia Space.
Per raggiungere questo obiettivo, nei laboratori di Torino, il Rover è pulito e sterilizzato prima pezzo per pezzo e poi nel suo complesso e successivamente, sottomesso a rigorose procedure di prevenzione di ricontaminazione microbiologica fino al lancio. presso il cosmodromo di Baikonur in Kazakistan. Le analisi svolte finora dimostrano che il Rover di ExoMars arriverà su Marte con un numero di spore batteriche ben al di sotto del requisito massimo ammissibile, evitando così di contaminare il suolo marziano. Insomma, se si troverà un batterio sopra o sotto il suolo, con il trapano sviluppato dall’Italia, sarà veramente marziano.
Andrea D’Alù
