Oggi stiamo affrontando una situazione nuova per noi italiani del XXI secolo, ma sappiamo bene che nella storia si verificarono numerose pestilenze ed epidemie. Va ben considerato che in passato veniva denominata peste qualsiasi malattia causasse vaste epidemie e fosse mortale o comunque molto pericolosa, m vi furono comunque numerose epidemie di peste vera e propria. Basti pensare all’epidemia di peste bubbonica del 1348.
La nostra città quasi fin dalla sua fondazione fu invasa da terribili pestilenze. La prima epidemia registrata in Sicilia risale al 406 a.C., quando i cartaginesi che assediavano Agrigento portarono la peste in Sicilia. Anche la famosa peste giustinianea del 540 sbarcò in Sicilia, ma nelle fonti che parlano di tale epidemia la nostra città non viene citata, seppur sicuramente sia stata interessata dal contagio. Nel 747 un ceppo di peste bubbonica si diffuse in Sicilia e giunse sino a Costantinopoli. Nel biennio 1347/1348 la peste nera tolse la vita a milioni di europei. Il morbo raggiunse Messina con navi genovesi provenienti dall’Oriente e i messinesi, per sfuggirvi, scapparono dalla città e si rifugiarono in tutta l’isola, diffondendolo rapidamente. La città di Palermo fu sicuramente colpita, ma nessuna fonte ne certifica il contagio. La prima pestilenza ad essere stata ufficialmente registrata in città fu quella del 1493, dove nella sola Palermo si contarono circa 4.000 morti!
Nel periodo tra il 1522 e il 1530 una nuova epidemia si dffuse da Trapani in tutta la Sicilia e numerosi furono i casi di contagio e i deceduti a Palermo. Fonti dell’epoca raccontano che Palermo fu invasa da un morbo che colpiva improvvisamente la gente che, presa da un forte mal di testa, si accasciava per le strade e spirava.
Nel 1558 si diffuse a Palermo una febbre infettiva, forse tifo, e la città, già debilitata dalle alluvioni dell’anno precedente, fu assalita povera e mal ridotta, ragion per cui si contarono tristemente più di 8.000 morti!
Nel 1575 la peste tornò a Palermo. Al tempo Palermo era una delle città più grandi di Italia, molto movimentata e caratterizzata da una grande vivacità. Agli inizi dell’estate venne trovata una prostituta morta. Pochi giorni dopo morì anche il “cliente” della vittima. Con l’aumentare dei contagi e dei defunti, il Senato cittadino per la prima volta affidò la difesa della città a quella che oggi definiremmo una “task force” di medici. Si obbligarono gli ammalati alla quarantena in un lazzaretto, posto nel quartiere della Cuba. Venne creato un lazzaretto anche per l’isolamento di tutti coloro che erano entrati a contatto con gli infetti. Il dottor Gian Filippo Ingrassia, capo della “task force”, vietò processioni, riti religiosi, cerimonie pubbliche, proibì scambi commerciali e la formazione di assembramenti nelle piazze e nelle strade, ordinò alcune misure per l’igiene pubblica e ordinò che i defunti fossero sepolti fuori dalla città e che le cose a loro appartenute fossero bruciate. Dopo 11 mesi la peste fu debellata e il bilancio fu di circa 3.000 morti, numero abbastanza basso visto la popolazione cittadina di circa 120.000 abitanti e il numero di vittime nel resto di Italia (a Venezia furono più di 70.000 i morti). Ciò fu possibile solo grazie alle misure e restrizioni attuate dalla politica cittadina e dalla diligenza con cui il popolo italiano le rispettò.
La peste più famosa per i palermitani fu l’epidemia del 1624, debellata, secondo la tradizione religiosa della città, dalla scoperta e dalla processione delle ossa di Santa Rosalia, che divenne la santa patrona di Palermo. Tale epidemia di peste, portata da un carico di grano da Tunisi, fu probabilmente la stessa che Manzoni descrisse ne “I promessi sposi”, l’epidemia che a Milano uccise circa 60.000 persone e a Palermo quasi 10.000.
Nel 1801 a Palermo arrivò il vaiolo e tra il 1828 e il 1833 fu il momento del tifo. Nel 1836 a Napoli si registrarono casi di colera, a Palermo vennero attuate delle misure di quarantena e isolamento per merci e persone provenienti da fuori. Dopo alcuni mesi, dato che a Napoli l’epidemia si andava arrestando, le misure vennero allentate e il colera entrò in città . Nel luglio del 1837 si cominciarono a registrare i primi casi e, grazie anche al forte scirocco, la malattia colpì buona parte della popolazione uccidendo circa 23.000 persone. La malattia sparì da sola dopo un paio di mesi.
Nel luglio 1854, a seguito del passaggio di truppe straniere di rientro dalla guerra di Crimea e ad uno scarso raccolto, il colera tornò a mietere vittime e in tre mesi uccise quasi 3.000 persone. A seguito dei tumulti contro il governo italiano del 1866 e alla situazione di degrado della città, il colera tornò a fare strage, e tornò di nuovo nel 1886; in entrambi i casi le vittime furono quasi 4.000 (su una popolazione totale di 200.000 anime, numero quindi abbastanza contenuto). L’ultima epidemia che colpì gravemente la nostra città fu la pandemia di influenza spagnola nel 1918. La pandemia iniziò durante la Grande Guerra in Spagna, e da lì dilagò in tutto il mondo, facendo 1 miliardo di contagi e quasi 30 milioni di vittime. L’Italia pianse 600.000 vittime (quasi quanti ne fece la Prima Guerra Mondiale, ossia circa 650.000 italiani) e nella sola Sicilia si contano quasi 30.000 morti.
Dopo l’influenza spagnola si verificarono altre pandemie ed epidemie (quella causata dall’influenza asiatica negli anni 50 ad esempio) che però toccarono poco l’Italia, la maggior parte furono causate da sottospecie del virus dell’influenza A (H1N1, H2N2, H3N2), nella prima metà del XX secolo inoltre ci furono alcune ondate di malattie che possono essere considerate endemiche in Sicilia (quali malaria, tubercolosi e colera). Le ultime pandemie (quella della S.A.R.S nel 2004, quella dell’influenza aviaria H5N1 del 2006, quella dell’influenza suina H1N1 del 2009, quella del virus ebola del 2014 che più che una pandemia fu una grande epidemia) non colpirono direttamente l’Italia, tantomeno la nostra Sicilia.
Oggi stiamo affrontando una nuova pandemia, quella causata dal coronavirus Covid-19, esso, partito dalla Cina a gennaio del corrente anno, è arrivato in tutto il mondo. In Sicilia (al momento in cui scrivo, 12/04/2020) i contagiati sono 2416, i concittadini che a causa del virus non ci sono più sono 163, i guariti 223. Questi dati non devono far paura, servono solo a capire l’importanza del rispetto delle misure restrittive imposte dal governo nazionale, dalla Regione Siciliana, e dai comuni. La storia ci insegna che solo grazie a misure restrittive e al loro rispetto possiamo contenere e superare le pandemie. Insieme ce la faremo, supereremo questa pandemia, ne abbiamo superate di peggiori. Stiamo a casa e vinceremo, un sacrificio vale la vita di chi è a rischio, aiutiamo il sistema sanitario che sta combattendo per noi, rispettiamo le leggi e le restrizioni.
Giancarlo Altieri
