In questi giorni di crisi Covid-19 sentiamo sempre più frasi del tipo “l’Europa non fa nulla”, “ma a che serve l’Europa?!”, “dov’è l’Europa”?”.Queste affermazioni sono nel 99% dei casi frutto di disinformazione e luoghi comuni. Innanzitutto, va ricordato che secondo il Trattato di Lisbona la sanità rimane competenza degli stati nazionali. Nonostante ciò, l’Europa non ha solamente fatto molto, ma ha fatto tutto ciò che è in suo potere per aiutare gli stati membri in difficoltà. Dalla sospensione del patto di stabilità, ai 750 miliardi di quantitative easing, dalla Germania che cura pazienti italiani e francesi trasferiti per mancanza di posti in terapia intensiva, ai milioni di mascherine inviate da tutta Europa agli stati più in difficoltà: l’UE e gli stati membri sono stati – e sono – di vitale importanza per la battaglia al Covid-19. Inoltre, frequenti proposte di riforma dei trattati che avrebbero previsto un ampliamento dei poteri e delle risorse dell’Unione, sono state aspramente opposte soprattutto da quei partiti nazionalisti che oggi cavalcano l’onda de “l’Europa non fa nulla”. Ma allora perché tutto questo odio nei confronti dell’Europa?
- In primo luogo, bisogna ricordare che l’Europa unita è uno scenario temuto da molti non-europei. Il mondo oggi è guidato da imperi semi-continentali del calibro di Cina, Stati Uniti d’America, Russia, grandi blocchi politici che hanno tutto l’interesse a evitare la nascita di un nuovo competitor. Infatti, l’Europa Nazione non avrebbe eguali nel mondo nel campo militare, economico, geopolitico. In poche parole, una minaccia all’egemonia di altri grandi stati, impegnati da anni in grandiose e talvolta violente campagne espansionistiche. Ma che c’entra tutto questo con la crisi del coronavirus? Come sempre nella storia, la crisi e la debolezza degli stati viene sfruttata per instaurare nuovi ordini internazionali. Ecco allora che la Cina invia milioni di mascherine e apparecchiature mediche agli stati europei (per la maggior parte materiale difettoso o di scarsissima qualità), facendosi ritrarre come potenza amica e generosa, oscurando tutti i gesti di solidarietà tra stati europei che, colpiti dal virus contemporaneamente, non hanno risorse e tempo sufficiente per fornire aiuti con la stessa tempestività della dittatura asiatica. Di colpo, centinaia di post di ringraziamento su Facebook da parte di italiani che sembrano aver dimenticato che la Cina è non solo la vera causa della pandemia, ma una sanguinaria dittatura che conduce da decenni politiche economiche aggressive e sleali anche nei confronti dell’Italia. Ed ecco anche la Russia di Putin, dove la democrazia non è mai esistita e i diritti umani sono un optional, che invia 9 aerei militari pieni di gel disinfettante e materiale per lo più inutile (secondo fonti autorevoli, l’80% degli aiuti russi sarebbe superfluo). Aiuti propagandistici quindi, espressione di un progetto non a caso denominato “Dalla Russia con amore” e organizzato dal Ministero della Difesa (e non della Sanità). Come si legge in un articolo di Repubblica, alcuni cittadini russi residenti in Italia starebbero addirittura “reclutando” amici e conoscenti italiani per pubblicizzare gli aiuti sui social, con premi in denaro per chi registra “video di ringraziamento”. Inoltre, dall’inizio della pandemia ad oggi, secondo un rapporto dello European Action Service molti partiti anti-UE, italiani ed europei, e giornali impegnati nella diffusione di fake news sull’operato dell’Europa, sarebbero stati largamente finanziati dal Cremlino. Nel frattempo, sia in Russia sia in Cina, i numeri reali dell’infezione sono nascosti da mesi, per dare la parvenza di paesi tanto forti ed efficienti da potersi permettere di dedicarsi alla “filantropia”. Contemporaneamente, l’America di Trump, fedele allo slogan “America First”, non manca di attaccare l’Unione Europea che, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, viene addirittura accusata di essere “un’organizzazione pericolosa nemica degli americani”. Non sorprendiamoci se un giorno, a crisi passata, la Russia ci chiederà di fare pressioni sui nostri alleati democratici per rimuovere le sanzioni per l’invasione dell’Ucraina; o se la Cina ci chiederà di costruire qualche infrastruttura qua e là per il loro progetto espansionistico verso occidente; né potremo lamentiamoci quando gli Stati Uniti non saranno lì per difenderci.

2. In secondo luogo, la comunicazione in merito agli aiuti europei (di UE e stati membri) è stata del tutto assente (almeno in un primo momento). Le testate giornalistiche italiane hanno preferito concentrarsi sulle preghiere in diretta su Canale 5, parlando di Europa solo quando “la Repubblica Ceca blocca l’invio di mascherine all’Italia” o “la Germania chiude le frontiere all’Italia”. Notizie tanto false quanto dannose. La Repubblica Ceca aveva bloccato una serie di prodotti provenienti dalla Cina (tra i quali anche delle mascherine dirette in Italia) per controlli di routine. La falsa notizia del blocco volontario dell’export di mascherine è stata “creata” a partire da un tweet di un deputato di un partito di estrema destra ceco, “casualmente” vicino a Putin e alleato dei nostri politici anti-UE (non farò i nomi come ha fatto Conte l’altro giorno). Per quanto riguarda la Germania, il momentaneo blocco dell’export voluto da alcuni partiti di estrema destra tedeschi (sì, anche questi amici dei nostri di “Prima gli Italiani”), è stato immediatamente annullato in seguito a un autorevole diktat della Commissione Europea. Allo stesso modo, la prima pagina del giornale tedesco “Bild” (primo giornale in tutta Europa per diffusione), dove si legge a caratteri cubitali “Wir Sind Bei Euch Wie Brüder” (noi siamo con voi fratelli) accanto al tricolore, viene ignorato dai mass media italiani, che invece si concentrano sulla pagina del meno popolare quotidiano conservatore “Die Welt”, dove il giornalista Christoph B. Schiltz invita la Merkel a guardarsi bene dall’aiutare l’Italia anche per evitare che i soldi finiscano alla mafia. In un secondo momento, sia i giornali che gli account social istituzionali come quello della Protezione Civile, hanno iniziato a pubblicizzare gli aiuti europei, ma ormai era troppo tardi. Infatti, non posso dimenticare quando sotto un post della Protezione Civile di ringraziamento per i milioni di mascherine e aiuti da Francia e Germania, si leggevano centinaia (non è un’iperbole) di commenti che negavano la veridicità della notizia. “Dalla Francia? Impossibile”, “Aiuti dalla Germania? Non mi risulta”, “Tutti gli aiuti dei paesi europei sono comunque insinceri”, sono alcuni dei commenti più caratteristici che ho incontrato. Tra l’altro, dopo una breve visita sui profili di questa gente, ho notato che sono gli stessi che condividono bandiere cinesi e russe, con elogi al modo in cui la dittatura sarebbe più efficiente nella gestione dell’emergenza. Dunque, il danno ormai è fatto: l’Europa potrà mettersi sottosopra per aiutare l’Italia ma per la gente è tutto finto.

3. In terzo luogo, gli italiani (e anche molti europei) hanno pensato per molto tempo che il coronavirus fosse un problema italiano, come una calamità naturale circoscritta ai confini italiani, come un terremoto o un’alluvione. Da qui, i messaggi della Presidente della Commissione Europea “italiani siamo con voi”, i vari “PrayForItaly” e le condoglianze manifestate dai capi di stato esteri. La realtà (che dovrebbe essere ovvia) è che il Covid-19 non è un problema italiano, ma quantomeno europeo. Questo terzo motivo è in parte legato al secondo, in quanto la cattiva informazione non ha fatto altro che alimentare la vittimizzazione dell’Italia e la bugia dell’unicità della sua condizione. Comprensibilmente, quando i media restituiscono una visione distorta della realtà in cui il proprio popolo sofferente è circondato da stati perfettamente sani, ricchi e perfetti, il primo sentimento generato è lo sdegno e il disprezzo. In questo folle disegno mediatico, non ha aiutato la lentezza e il ritardo con la quale abbiamo appreso lo sviluppo dell’epidemia in altri stati, che prima dei tamponi sembravano miracolosamente immuni alla piaga. Oggi, gli stati europei sono evidentemente sulla stessa barca e, nonostante la paura, le dimostrazioni di solidarietà tra paesi in emergenza non mancano.

4.In quarto luogo, gli stereotipi e i luoghi comuni sono lo sport preferito di tanti boomers. I francesi puzzano e sono antipatici, i tedeschi mangiano crauti e sono tutti nazisti etc. A volte si ha l’impressione come che gli spiriti di tifoseria calcistica e i risentimenti storici finiscono per ammorbare migliaia di italiani. È vero, la “Francia”, o meglio, un’azienda televisiva privata di lingua francese, aveva mandato in onda una clip satirica di 10 secondi (su una linea televisiva privata), che ritraeva un pizzaiolo che tossiva su una pizza. È seguita l’indignazione pubblica di tutti i politici italiani, perfino con richiesta di scuse al governo francese (che probabilmente non era neanche a conoscenza dell’esistenza del video). Nel frattempo, in Italia girano memes che ironizzano sull’età della moglie di Macron e immagini ritraenti la Merkel con baffi da Hitler, ma va bene così. Finché siamo noi a prendere in giro quei puzzoni snob e i mangiacrauti, è tutto nella norma.

Questi i quattro fattori che hanno a parer mio corrotto la percezione sociale dell’operato dell’Unione Europea.
Ma allora va tutto bene? L’Europa è perfetta così com’è? Neanche per idea. È assurdo pensare che 27 stati di un’Unione politica siano liberi di dare 27 risposte diverse ad un problema comune. La questione posto da alcuni allora è in parte vero, qualcosa di serio non va, ma la risposta è del tutto errata. Non possiamo lamentarci di un’Europa che fa poco, fomentando l’odio tra i popoli e la disinformazione, e poi esigere che l’Europa faccia di più. Ciò di cui questo Continente ha bisogno, ora più che mai, è una continuazione coraggiosa del progetto di unificazione politica iniziato dai nostri nonni, superstiti della Seconda Guerra Mondiale, peggiore espressione dell’odio tra popoli della storia europea. Sta a noi giovani europei portare avanti questo progetto, e sottrarci o addirittura remare contro il processo di integrazione europea sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti del nostro popolo e dei nostri avi.
Questa ultima parte dell’articolo la dedico a un appello alle mie compagne e ai miei compagni del Galilei.
Insieme all’emergenza sanitaria, un altro virus sta infettando la nostra cara Italia, ed è il virus dell’odio e dell’ignoranza. Un virus che esisteva anche prima di questa quarantena, ma che sta sfruttando la nostra vulnerabilità psicologica, quella dei nostri concittadini, dei nostri familiari e amici, per inculcare pensieri malsani e dannosi per la convivenza e la pace nel mondo. Questo virus si serve di fake news, algoritmi e corruzione per infettare le sue vittime, spesso ignare di essere state contagiate, che come pazienti asintomatici diffondono la pestilenza inoltrando link, video e immagini devianti. A differenza del corona virus, però, ognuno di noi può creare i suoi anticorpi per il virus dell’odio. Tutti noi abbiamo nelle nostre case l’opportunità di sviluppare il vaccino più potente contro questa malattia: la cultura. Dunque, cari compagne e compagni, informiamoci. Informiamoci prima di tutto solo su siti istituzionali, italiani ed europei. E se possibile, proviamo anche a consultare la stampa estera, per conoscere e comprendere meglio il punto di vista degli altri. Leggiamo e attiviamoci sul web per contrastare l’incubazione di questo terribile morbo dell’odio, della rabbia e della disinformazione.
Luigi Visconti
