Intervista

Quante volte ci è capitato di chiederci come fossero i professori al di fuori delle mura scolastiche? Quante volte ci siamo immaginati i nostri insegnanti seduti su un banco a scuola, proprio come noi? Ecco il motivo di queste brevi interviste anonime: dare un’occasione a noi studenti di poter comprendere il lato umano di chi ci educa ogni giorno e di poter ricordare ai nostri docenti che anche loro hanno vissuto le interrogazioni, i compiti andati male, le volte in cui avrebbero preferito guardare il muro piuttosto che aprire il libro di matematica.

Cosa pensa della didattica a distanza?

È l’unica soluzione in questo momento ed è necessario adattarci, ma certamente non posso dire di trovarmi a mio agio a parlare con un computer.

Quando ha capito di voler diventare insegnante? Sceglierebbe nuovamente questa professione?

Molto presto. Fin da quando ero bambina desideravo insegnare e in particolare insegnare la mia materia. Assolutamente sì, sceglierei nuovamente la mia professione.

Il suo inserimento nel mondo dell’insegnamento è stato difficile?

No. Ho iniziato molto presto. Ho fatto in totale tre concorsi. I primi tempi ho insegnato alle scuole medie, per un anno in un paese del Veneto e poi altri sei anni in Sicilia. In realtà, non ero particolarmente contenta di insegnare lì, non era proprio il mio sogno, però a livello umano i bambini mi hanno dato tantissimo. Nei paesi si affezionavano molto, eri per loro un grandissimo punto di riferimento, specialmente nelle classi più disastrate. Quelli erano i ragazzini che ti davano di più: erano più spontanei, più in difficoltà, il tuo ruolo era più importante e dava un senso a tutto, malgrado le difficoltà pratiche dell’insegnamento.

Com’era ai tempi del liceo?

Ero davvero studiosa e avevo un buon rapporto sia con i miei insegnanti sia con i miei compagni, anche se ero molto timida.

Come crede sia cambiata la scuola da quando Lei era una studentessa a oggi? È cambiato anche il suo modo di vedere la scuola o di viverla?

Credo sia molto cambiata. Prima c’era maggiore rispetto della funzione del docente anche da parte dei genitori; adesso nella società la figura dell’insegante è stata molto screditata. È cambiato anche il mio modo di viverla, soprattutto in questi ultimi anni. Ci siamo dovuti adattare a una realtà profondamente diversa: ragazzi molto fragili, genitori molto pressanti, poco valore dato alla cultura, in generale, dalla società e di conseguenza la scuola ha subito un forte regresso.

Il ricordo più bello che ha sia da studentessa sia da insegnante.

Il ricordo più bello da studentessa è il premio ricevuto come migliore maturità del mio anno. I ricordi più belli da insegnante sono in genere legati ai successi dei miei alunni, anche nel tempo. Mi rende molto felice sapere che molti di loro sono riusciti a realizzare i loro sogni, quindi quando vengono a trovarmi e me lo raccontano, penso che una parte di questo successo, almeno piccola, è anche mia.

Un aneddoto memorabile avvenuto a scuola.

Anni fa, quando insegnavo nei paesi di montagna, due fratelli, entrambi pastori, mi hanno detto che il figlio del medico del paese aveva perso i capelli perché studiava molto.

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