Aprile 2020, da settimane il mondo ha gli occhi puntati sul Sars-CoV-2: questo terribile nemico che miete vittime giornalmente, mette in ginocchio interi sistemi economici nazionali e a dura prova la quotidianità di tutti noi. Forse però l’isolamento da quarantena sta risultando un’ottima occasione per fermarsi, capire in che direzione sta procedendo il mondo e che piega stanno prendendo le nostre vite. Ma a confronto con l’essere umano, questa piccola particella virale è niente. Homo mulieri lupo.
Una ragazza denuncia di essere venuta a conoscenza che alcune sue foto sono state pubblicate senza consenso su un gruppo di scambio pornografico sui social. Viene così scoperchiato il vaso di Pandora e si rintracciano gruppi privati di ben 50.000 membri di sesso maschile intenti giornalmente a scambiarsi foto di ragazze ignare (di qualunque età) come se fossero figurine. Ed è così che tutto sale a galla: incitazioni allo stupro in nome del gruppo, condivisione di materiale pornografico, sessualizzazione estrema di innocui selfie trovati in rete.
Instagram e social intasati con un nuovo scandalo che pone quesiti legali, sociali, etici, psicologici, all’apparenza di facile risoluzione ma che mettono in dubbio la possibilità di redenzione umana. Sarebbe una soluzione facile la castrazione chimica, la pena di morte o la reclusione a vita. Ma mi preme mettere in luce che solo una interiorizzazione della colpa è possibile “fare giustizia” e che solo con la concretizzazione del pensiero si rivelano le vere intenzioni dell’animo umano; in caso contrario tutto rimane velato sotto mentite spoglie. Uomini probabilmente insoddisfatti dalla vita di tutti i giorni, con gravi problemi affettivi, soggetti a situazioni lavorative frustranti che sfogano tutto il marcio che hanno dentro con i perversi piaceri del ventre. Ed è così che si dilettano nel distruggere in un attimo la dignità e l’intimità di ragazze, donne, ragazzine. Questi piaceri del ventre che portano a turbe psicologiche e devianze pesanti. È un problema che va ben oltre il maschilismo, è pura bestialità. Un uomo ritornato allo stato brado, bestiale. Dove sono finite le doti culturali, intellettive, sociali che lo contraddistinguono? Solo una vastissima landa desolata. Sarebbe però ipocrita poter pensare che la mente umana possa essere disseminata solo di pensieri casti e puri e di buone intenzioni altruiste. E questo Freud lo aveva ben capito.

Tutto ciò che è frutto del pensiero umano, che si riflette su ogni intenzione e conseguente azione, altro non è se non la sublimazione dell’impulso erotico. L’Eros nella scienza freudiana è esplicazione delle forti spinte dell’Es che tenta di sovrastare il Super-Io, invece rappresentato dall’universo di valori e convenzioni morali impressi nell’individuo fin dalla più tenera età. Ed è forse un Super-io troppo rigido e imponente che permette all’Es di sfociare in maniera più subdola e velata. Ma molto più ferocemente. La spinta erotica è dunque connaturata nella psiche umana ed è un elemento che contraddistingue anche l’essere umano rispetto ad altri animali. Questi ultimi sono infatti spinti solo da un impulso riproduttivo, per preservare la specie. L’uomo invece è in costante tensione verso il proprio oggetto di desiderio con il solo fine di trarne piacere. Se il Super-Io si staglia irremovibile e impedisce all’essere umano di raggiungere ciò verso cui è spinto, non fa altro che accumulare insoddisfazione e voracità. Che può esondare in un attimo.
Anche a questo Freud era approdato nella fase terminale della formulazione della sua teoria. Non è solo Eros a muovere le fila dalle quinte della psiche umana. Vi è un impulso distruttivo e incontrollabile che esordisce inarrestabile: Thanatos. L’uomo dunque è per sua natura votato alla distruzione reciproca. E il caso di cronaca delle scorse settimane ne è un esempio lampante.
Davvero la soddisfazione di un perverso desiderio personale deve causare la distruzione della dignità umana?
Da tutto ciò si può ben intuire che il femminicidio è solo la punta dell’iceberg, l’epilogo tragico a cui inesorabilmente si giunge dopo che nel profondo giace tutto questo schifo. Ma dove va rintracciata la causa di tutto ciò? Sicuramente è preoccupante l’aumento esponenziale di consumo di pornografia online che rappresenta ormai l’unico modo di “educazione sessuale” di cui gli adolescenti possono usufruire. I ragazzi non scoprono in maniera inedita la propria sfera sessuale ma ne acquisiscono conoscenza con un immaginario adulto che ha l’unico scopo di vendere. Ed è così che penetra facilmente nel loro immaginario l’ormai diffuso stereotipo: l’uomo forte e la donna sottomessa; questo è lo stereotipo di una cultura maschilista retrograda e ormai anacronistica che porta a continue ingiustizie quotidianamente e in ogni parte del mondo. Non sarebbe forse più facile sdoganare maggiormente i tabù, far acquisire una maggior consapevolezza del proprio corpo ai giovani e condurre delle riflessioni utili per introdurre in questo mondo così difficile che è la sessualità? Di sicuro una guida porterebbe a una comprensione migliore che potrebbe anche evitare certi tipi di devianza. L’uomo forte e la donna sottomessa, con tutto ciò probabilmente si eviterebbe la deformazione dell’immagine femminile che viene ridotto a mero oggetto d’uso e di sottomissione. Il corpo non è più un tempio proprio dell’Altro da scoprire, ma solo un oggetto da consumare con brutalità. Non ci deve sorprendere. Ed è così che uomini di tutti i giorni si arrogano il diritto di usufruire di innocenti selfie di ragazze per dare sfogo ai propri istinti animaleschi, frutto forse di una società sempre più improntata all’usare che al rispettare. Basta un tocco per inviare e rovinare la dignità di una persona. Da uomo del domani vorrei dare un consiglio spassionato a tutti i ragazzi che saranno prossimi a diventarlo: riacquistate empatia; saper comprendere l’altro, averne rispetto, esprimere sensibilità non vi rende “femminucce” ma vi permette di affrontare con più caparbietà le difficoltà del mondo a cui nessuno vi preparerà. A voi ragazze: abbiate più solidarietà tra voi, portate avanti un femminismo sano, quello che vi permetterà di aver riconosciuti pari diritti agli uomini e ogni volta che subite o assistite alla perpetrazione di ingiustizie, trovate il coraggio di parlarne perché per quanto possa sembrare che il mondo vi lasci a voi stesse, non siete sole. Per una società migliore, per un amore meno malato che sia in funzione dell’altro e non di se stessi e per porre un freno alla furia distruttiva di Thanatos.
Simone Bruno
