“Si alza il vento” e il sogno di volare

Nel settembre 2013 il famoso regista d’animazione giapponese Hayao Miyazaki annuncia al mondo il suo ritiro dal mondo del cinema dichiarando che Si alza il vento sarebbe stato il suo ultimo lungometraggio animato. Nonostante dopo alcuni anni abbia ritrattato e stia continuando a realizzare film, Si alza il vento si può ancora considerare il suo testamento artistico e spirituale.

Il film narra la storia di Jiro Horikoshi, ingegnere aeronautico famoso per aver progettato il Mitsubishi A6M Zero, il caccia utilizzato dal Giappone nella Seconda Guerra Mondiale. È chiaro perché il regista giapponese abbia scelto questa come sua “ultima” storia: essa contiene, infatti, molte delle tematiche a lui più care come il volo, la tecnofilia e il pacifismo. Ma andiamo con ordine.

Il volo è uno degli elementi più complessi della poetica di Miyazaki. Significa libertà, crescita, ma anche sfida contro la natura, hybris. In Laputa – Castello nel cielo, ad esempio, è il MacGuffin che muove l’intero film, il motore che spinge i personaggi a intraprendere il loro viaggio ma anche motivo di distruzione nel finale. Inoltre, è fonte di sensazioni evocative che il regista cerca di tradurre nel linguaggio cinematografico: così le scene che raffigurano il volo dei personaggi si trasformano in frammenti di musica e poesia visiva.

In Si alza il vento, il volo è ragione di vita per il protagonista, che si realizza progettando aeroplani; pertanto, il volo non viene compiuto, come nelle altre opere, grazie all’elemento magico, ma attraverso la meraviglia scientifica. È qui che entra in gioco il secondo tema presente nel film, ossia l’amore per la tecnologia.

La tecnologia, per Miyazaki, ha un fascino inspiegabile, che egli cerca di rappresentare attraverso l’animazione: basti pensare al castello errante del film omonimo o alla caldaia operata dallo spirito Kamaji ne La città incantata.

Ma questo fascino in Si alza il vento si trasforma in passione e la tecnologia diventa tecnoscienza. Miyazaki vuole descrivere minuziosamente tutto il processo attraverso cui Jiro ha realizzato il suo capolavoro di alluminio e lo fa mostrandoci progetti, materiali, prove di volo. Inoltre, alterna alle scene narrative delle sequenze oniriche nelle quali il protagonista mette in luce la sua passione per gli aeromobili mediante il dialogo con l’ingegnere italiano Giovanni Caproni, suo mentore e al tempo stesso Grillo parlante.

L’ultima tematica è anche la più importante per Miyazaki. Convinto pacifista e antimilitarista, nelle sue opere la guerra viene sempre rappresentata come il male assoluto, la causa dello sconvolgimento della vita dei personaggi ma anche l’esito da evitare. Ad esempio, Nausicaa della valle del vento è ambientato in un mondo post-apocalittico, risultato di una guerra nucleare; invece, in Principessa Mononoke, il conflitto rappresenta l’atto finale del film, dopo che il protagonista Ashitaka aveva cercato vanamente di scongiurarlo.

Nonostante anche in questo film si aborri esplicitamente la guerra, gli interrogativi nascono da sé: “Ma allora, come si spiega l’amore di Miyazaki per degli strumenti bellici quali sono gli aeroplani? E soprattutto, perché inserire all’interno del suo film due nomi così legati alla Seconda Guerra Mondiale e controversi come Jiro Horikoshi e Giovanni Caproni?”

 È proprio quest’ultimo nel film a fornirci delle risposte:

Tu, tra un mondo con le piramidi e un mondo senza piramidi, quale dei due preferisci? Quello di volersi librare nel cielo è il sogno dell’umanità. Ma è anche un sogno maledetto. Gli aeroplani portano il peso del destino di divenire strumenti di massacro e distruzione. Ciò nonostante, io ho scelto il mondo con le piramidi.”

Le piramidi conservano il sangue degli schiavi che le hanno costruite (sorvoliamo sul falso storico, considerando anche che è un personaggio di altri tempi e conoscenze), eppure sono annoverate tra le “Sette Meraviglie del Mondo”. Così gli aeroplani sono mezzi di distruzione, eppure rappresentano un sogno, forse il sogno post-umanista per eccellenza. È grazie ad essi che abbiamo ottenuto la capacità di volare ed è grazie ad essi che abbiamo conquistato i cieli, primato preclusoci in precedenza. Anche per questo sono sempre stati fonte di ispirazione artistica, basti pensare alla parentesi futuristica dell’aeropittura.

Tuttavia, la questione non può essere risolta così facilmente. Il dilemma dell’etica contro l’estetica, si sa, non è certo semplice, tanto da essere sempre al centro di numerose discussioni infruttuose. Non possiamo dire con certezza da che parte penda l’ago della bilancia, né possiamo evitare di porci il problema. Possiamo solo trovare da noi le nostre risposte ed è questo che Miyazaki invita a fare in Si alza il vento.
E voi, tra un mondo con le piramidi e un mondo senza piramidi, quale scegliereste?

Federico Enea

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