Negli ultimi anni, nel campo della ricerca bio-medica, si sta diffondendo l’utilizzo del riccio di mare come sistema modello, ossia un sistema biologico semplice che permette di studiare fenomeni biologici il cui studio sarebbe altrimenti difficile. Lo studio dei ricci di mare è stato intrapreso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche di Palermo (CNR) a seguito di uno studio sugli effetti delle nanoparticelle di ossido di titanio (un metallo pesante che inquina l’acqua del mare) presente nei ricci e, in particolare, nel riccio Paracentrotus Lividus, il tipico riccio dei nostri mari. Questo è infatti il più diffuso nel Mediterraneo e il nome deriva dalla sua tipica colorazione paragonabile a quella di un livido; comunemente è noto come “riccio femmina” anche se in realtà il Paracentrotus presenta entrambi i sessi (allo stesso modo, anche il cosiddetto “riccio maschio”, ossia l’Arbacia Lixula, presenta in realtà entrambi i sessi). I ricci di mare fanno parte della classe degli Echinodermi e derivano dalla stessa linea evolutiva dell’uomo; essi presentano infatti un genoma che, seppur molto semplice, mostra delle similitudini con il genoma umano (circa 7000 geni identici). Ciò ha fatto sì che lo studio sull’impatto che l’inquinamento ha nei ricci di mare mostri di riflesso l’impatto che questo ha nell’uomo. Negli ultimi mesi, inoltre, si è visto come l’evoluzione embrionale dei ricci di mare sia simile a quella umana e questa scoperta ci consente, quindi, di poter studiare l’evoluzione embrionale umana a partire proprio da quella dei ricci, grazie appunto alla somiglianza tra i due. Al momento stanno, inoltre, conducendo studi sull’invecchiamento delle cellule dei ricci per comprendere meglio i meccanismi di invecchiamento nell’uomo.

La somiglianza dell’evoluzione embrionale tra il riccio di mare e l’uomo è data dal fatto che il riccio presenta spermatozoi e cellule uovo simili a quelli umani. Le gonadi maschili hanno una colorazione tendente all’arancio e contengono un liquidi bianco (il liquido spermatico), le gonadi femminili presentano una colorazione tendente ad un rosso molto intenso, dato a sua volta da un liquido di un colore rosso molto scuro contenente le cellule uovo. La fecondazione dei ricci di mare avviene a seguito di una serie di reazioni acrosomiali che si attivano non appena uno spermatozoo entra nell’uovo non fecondato. Dopo la formazione dello zigote la divisione cellulare avviene in pochissimo tempo, lo zigote deve poter nuotare il prima possibile per poter scappare da possibili pericoli. A partire dalla formazione dello zigote la divisione cellulare è pressoché identica a quella umana. Dopo 8 ore circa lo zigote diventa blastula (contenente 3 foglietti embrionali proprio come nell’uomo), dopo 24 ore dalla fecondazione lo zigote raggiunge lo stato di gastrula caratterizzato dalla presenza dell’archenteron, dopo altre 24 ore la gastrula diventa pluteo, ossia un piccolo organismo capace di muoversi. Una volta raggiunto lo stato di pluteo non avverranno più divisioni cellulari, sarà infatti a seguito di alcune metamorfosi che il pluteo diventerà un riccio di mare a tutti gli effetti.
Giancarlo Altieri
