Si è abituati a considerare come patrono della città Santa Rosalia, una giovane donna di nobile rango che consacrò la sua vita alla Fede vivendo come eremita sul Monte Pellegrino. La tradizione vuole che durante una pestilenza nel 1625 la “Santuzza”, come viene amorevolmente chiamata dai palermitani, venne portata in processione per le strade dell’antica città liberandola dal terribile morbo.
Sappiamo anche che prima di Lei erano considerate sante patrone Sant’Oliva, Santa Ninfa, Sant’Agata e Santa Cristina. Ma prima dell’era cristiana, chi proteggeva la nostra Palermo? A tutelarla c’era il Genio di Palermo. Il Genio di Palermo è il nume tutelare laico della città di Palermo. È raffigurato come un uomo maturo, barbuto, incoronato e abbracciato ad un serpente che si nutre al suo petto. Il Genio è l’emblema della città, personificazione di Palermo e rappresentante dei sui abitanti, a prescindere dalla loro origine. Le origini del mito sono pre-romane, ma non ne esistono prove certe. Secondo alcune teorie Scipione l’Africano donò la statua di un guerriero, simboleggiante il popolo palermitano, che lo aveva aiutato contro Cartagine, con un serpente che si nutre dal suo seno (forse il serpente è lo stesso Scipione) e posto su di una conca aurea, rappresentante la Conca d’Oro, ossia la pianura ricca di agrumeti su cui Palermo sorge. La statua del Genio di Palazzo delle Aquile sorge, difatti, da una piccola conca sul cui bordo troviamo la scritta in latino: “Panormus conca aurea suos devorat alienos nutrit” (Palermo conca d’oro divora i suoi e nutre gli stranieri), a dimostrare il sostegno dato agli stranieri (i romani) contro “i suoi” (i cartaginesi stanziati nei dintorni della città). Il simbolo del serpente è comunque dubbio, forse indica la fertilità della terra circostante la città.

A partire dal 1400 il Genio diviene immagine dello Stemma della Città. Il Genio di Piazza della Rivoluzione a Palermo (zona Kalsa) troverà un nuovo ruolo durante i Moti rivoluzionari del 1848, diventando il simbolo del desiderio dei palermitani di libertà ed emancipazione dal dominio dei Borbone di Napoli. In quel periodo il popolo in rivolta si radunava intorno alla statua, avvolta per protesta dal tricolore italiano. Personificando gli ideali della città, esso assunse così definitivamente il ruolo di patrono laico di Palermo, complementare a Santa Rosalia.
Sparse per la città ci sono 8 rappresentazioni del Genio, le due principali sono quelle situate a Villa Giulia e a Palazzo delle Aquile.
Giancarlo Altieri
