Il 19 dicembre 2019 hanno avuto luogo le elezioni generali nel Regno Unito per eleggere i 650 membri della Camera dei Comuni.
Il periodo precedente alle elezioni è stato segnato da uno stallo politico in Parlamento riguardo al modo di realizzare la cosiddetta “Brexit”, ovvero l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea a seguito del referendum del giugno 2016 in occasione del quale gli elettori britannici si erano espressi in tal senso. La Brexit è dunque diventata il tema principale della campagna elettorale. Il partito conservatore ha promesso un’uscita effettiva dall’UE secondo il piano elaborato dal Primo Ministro in carica, Boris Johnson, mentre il Labour Party, guidato da Jeremy Corbyn, ha proposto un piano di aumento della spesa pubblica e di nazionalizzazioni, oltre alla riproposizione di un nuovo referendum sulla Brexit. Il Liberal Party di Jo Swinson ha proposto di cancellare gli effetti del referendum, come anche lo Scottish National party di Nicola Sturgeon, la quale ha concentrato la sua campagna elettorale sulla proposta di un secondo referendum.
Ad ottenere la maggioranza nella camera è stato Boris Johnson con il partito conservatore, un totale di 365 seggi su 650 e i parlamentari, il 20 dicembre 2019, hanno approvato il piano di uscita dall’Unione Europea entro il 31 Gennaio 2020.
Se si dà uno sguardo alla mappa del voto si nota, però, come il Regno Unito in realtà sia molto diviso rispetto agli stati che lo compongono:
Se nella penisola dell’Inghilterra e nell’Irlanda del Nord a trionfare è stato veramente il partito conservatore, non si può dire lo stesso per Scozia, in cui a vincere le elezioni è il partito Nazionalista.
“Ho appena vinto un’elezione sulla base dell’argomentazione secondo cui gli scozzesi hanno il diritto di scegliere”, ha detto il primo ministro di Edimburgo Nicola Sturgeon, “e non debbano accettare la vita come nazione al di fuori dell’Unione europea”
Nel referendum per l’uscita dall’UE la maggioranza (62%) in Scozia ha votato per rimanere, per questo la premier scozzese ha chiesto un secondo referendum per l’indipendenza da svolgersi entro il maggio 2021. Il primo, tenutosi nel 2014, era fallito, con il 55,3% dei no all’uscita dalla Gran Bretagna. Nel frattempo, però, con la Brexit il quadro è completamente cambiato. La maggior parte degli elettori scozzesi sembra non voler seguire Londra nel suo divorzio da Bruxelles e la Sturgeon è quindi convinta non solo che l’esito di una nuova consultazione sarebbe ben diverso ma che il governo centrale, al quale spetta dare il via libera al referendum, non possa negare alla Scozia la possibilità di decidere il futuro dei propri rapporti con l’Unione Europea.

Tante sarebbero le conseguenze della separazione, per esempio:
anzitutto, andrebbe cambiata la bandiera, la quale è composta dalle rispettive bandiere dei 4 stati, verrebbero quindi a mancare dalla “Union Jack” le 2 bande bianche diagonali e lo sfondo blu;
La divisione, contando anche che la Brexit porterà un calo economico nello UK (basti pensare che dalle elezioni la moneta inglese ha incominciato a perdere valore), potrebbe essere un esempio e un incentivo agli altri due stati, Irlanda del Nord e Galles, per separarsi dal Regno “Unito” che appunto non esisterebbe più;
Inoltre dobbiamo chiederci: “vogliamo veramente un mondo con più frontiere?”
L’uscita dai trattati dell’UE comporta la creazione di una nuova frontiera tra i nostri stati e la Gran Bretagna, il che non solo impedisce la circolazione libera di turisti o lavoratori, garantita dallo spazio Shengen, ma anche la circolazione di beni, danneggiando il loro mercato.
Va considerata anche la perdita di forza diplomatica. Se l’Europa unita può controbattere alle insistenze di una potenza mondiale, la Gran Bretagna, da sola, non ne sarebbe in grado. Facciamo un esempio:
L’Ucraina, che non fa parte dell’Unione Europea né di altri patti, come la NATO, fino al 2013 estendeva la sua sovranità fino alla penisola della Crimea. La crisi politica della Crimea del 2014 ha portato alla separazione della penisola dal resto dell’Ucraina in seguito ai disordini locali e all’intervento militare russo, e all’annessione della Crimea stessa alla Russia. È da notare la facilità di manipolazione perfino dei confini di una potenza mondiale come la Russia su un paese normale fuori dall’Unione europea come l’Ucraina. Cosa potrebbe accadere alla Gran Bretagna di Boris Johnson influenzata dagli USA?
Sembrerebbe che nel Regno Unito solo la Scozia si sia accorta dei pericoli che porterà la separazione. Quel che ci resta da fare è vedere come si evolverà la situazione ed usare lo strumento più forte che abbiamo, il voto, con cognizione di causa.
Andrea D’Alù
