Neuroni artificiali e cellule staminali: ci avviamo all’immortalità?

Nei primi giorni di Dicembre è stato compiuto un grande passo per l’umanità e in particolare per la Medicina bioelettronica: gli scienziati dell’università di Bath, in Inghilterra, hanno creato i primi neuroni artificiali, spianando la strada ad un futuro metodo per curare le malattie che colpiscono il sistema nervoso.

Difatti, questi piccoli chip cerebrali si comportano proprio come i neuroni.

Il prof. Alain Nogaret, del dipartimento di fisica di Bath, ha affermato che la novità della loro ricerca è stata quella di trasferire le proprietà elettriche delle cellule cerebrali su circuiti sintetici realizzati in silicio.

 “Fino ad ora, i neuroni sono stati come scatole nere, ma siamo riusciti ad aprire la scatola nera e scrutare dentro”, ha detto.  “Il nostro lavoro sta cambiando paradigma perché fornisce un metodo robusto per riprodurre le proprietà elettriche dei neuroni reali nei minimi dettagli.”

Produrre neuroni artificiali che rispondano ai segnali elettrici del sistema nervoso è stato a lungo un arduo obiettivo in medicina.  Le sfide includevano la progettazione dei circuiti e la ricerca dei parametri che fanno sì che i circuiti si comportino come veri e propri neuroni.

 “Siamo riusciti a estrarre questi parametri per i neuroni biologici e collegare questi parametri nei circuiti sintetici che abbiamo realizzato”, ha affermato il prof. Nogaret.

“Replicare la risposta dei neuroni respiratori nella bioelettronica che può essere miniaturizzata e impiantata è molto eccitante”, ha affermato il co-ricercatore, il prof. Julian Paton, un fisiologo dell’Università di Auckland in Nuova Zelanda e dell’Università di Bristol.

I ricercatori hanno replicato due tipi di cellule neuronali: le cellule dell’ippocampo, l’area del cervello dove risiede gran parte della memoria e dove avviene la sua formazione, dove in oltre viene gestita la navigazione spaziale; le cellule neuronali che si occupano del controllo della respirazione.

Questa grande invenzione apre un nuovo range di possibilità nella cura di malattie neuro-degenerative  come la demenza e l’Alzheimer, ma anche malattie come l’insufficienza cardiaca.

Questa scoperta ci porta di un passo più vicini ad una plausibile immortalità, o per lo meno a un’aspettativa di vita molto lunga.

Nonostante in un futuro utopistico, ma comunque possibile, al nostro cervello si permesso di non spegnersi più per degenerazione, il nostro “involucro”, il nostro corpo, sarebbe ugualmente soggetto all’invecchiamento. Per ovviare a tale problema la ricerca scientifica si sta anche occupando delle cellule staminali.

 Le cellule staminali sono delle cellule embrionali non ancora specializzate con importanti caratteristiche:

  • L’autorinnovamento, è stato identificato per la prima volta nel 1963 durante studi sul midollo osseo, e rappresenta la capacità di tali cellule di compiere un numero illimitato di cicli replicativi mantenendo sempre il medesimo stadio differenziativo.
  • La pluripotenza, la capacità di dare origine a una o più linee o tipi cellulari tramite il differenziamento. 

Queste cellule staminali embrionali avendo il compito di creare nell’embrione tutti gli organi, e nell’adulto di riparare le cellule danneggiate, hanno il potenziale, attraverso il trapianto di suddette cellule, di riparare i danni che il nostro corpo subisce.

Ad oggi questa cura non è ancora ampiamente disponibile poiché la ricerca deve accertarsi circa le modalità di cura, i possibili rischi e come diminuirli.

In particolare una delle poche cure disponibili e totalmente sicura a base di cellule staminali è il trapianto del midollo osseo. 

In un futuro in cui tutti questi passi saranno compiuti noi umani potremmo essere immortali, ma come cambierebbe la nostra esistenza? Se già come esseri mortali abbiamo un grave problema di sovrappopolazione, cosa succederebbe se fossimo immortali? Nel caso in cui non saremo riusciti a colonizzare Marte o satelliti come la Luna, Titano, gli Oceani di Europa, o costruito colonie in orbita alla terra è certo che non potremmo vivere tutti.

In oltre cambierebbero anche le classi sociali non più differenziate per l’occupazione, ma più che altro diversificate bionicamente. Difatti, in questo nostro futuro utopistico saremmo in grado di modificare il nostro corpo incrementandone le capacità fisiche. Le classi più agiate sarebbero quelle più in grado di “autoevolversi” magari creando nuove razze e cercando di affermare la propria supremazia le une sulle altre.

È bene ricordare che saremmo comunque soggetti alla morte, in altre parole potremmo sempre rimanere uccisi, magari per un incidente. La storia ci ha insegnato che molti anni fa, nell’Alto Medioevo, quando era “normale” morire giovani e i genitori sapevano che non tutti i figli sarebbero arrivati all’età adulta, la morte(in parte anche per il cristianesimo) non era vista come una tragedia come ai giorni nostri. Adesso possiamo dire che la nostra singola vita durando di più vale tanto di più.

Da esseri immortali, saremmo forse costantemente angosciati dalla paura di morire per caso e di sprecare una vita che magari avrebbe visto passare centinaia o migliaia di anni? 

Queste ultime ovviamente sono solo speculazioni. Vedremo come si evolveranno scienza, società e, in generale, la specie umana in futuro, e, personalmente, non vedo l’ora di vedere come tutto sarà in futuro. Nel frattempo non ci resta che goderci questo viaggio.

Andrea D’Alù

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