Monet: l’impressione in un dipinto

“Ninfee” (1919)


Nel 1920, ben dodici grandi Monet “Ninfee” vennero donate dal pittore allo Stato francese, le quali, poi, vennero distribuite a diverse istituzioni, andando così, ad arricchire la collezione di opere del Museo d’Orsay, già ricca di grandi capolavori. Alcune delle “Ninfee” di Monet mostravano l’ennesima trasformazione dello stile pittorico del vecchio artista, ormai divenuto astratto, dovuto soprattutto alla grave malattia agli occhi, che lo aveva colpito negli ultimi anni della sua vita. Le “Ninfee” sono divenute la serie di opere che simboleggia l’ultima fase artistica del pittore, ed oggi, sono tra i lavori più conosciuti ed apprezzati della storia dell’arte moderna.

Il pittore morì nel 1926 a causa di un carcinoma del polmone.

Passeggiata sulla scogliera (1882)

Il dipinto di Monet è stato realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1882 ed è custodito nell’Art Institute a Chicago. Già da molto tempo Monet si lascia guidare essenzialmente dalla sua sensibilità. Il risultato sta in una composizione fresca, immediata, luminosa e profonda.

Dilatato sul mare in una fusione di gamme chiare che, proseguendo verso la linea dell’orizzonte, diventano più confuse e più scure, mentre le piccole vele ne scandiscono la profondità come elementi dimensionali all’imponente distesa. Più freddo nel cielo, dove le chiare gamme, da destra vanno digradando verso sinistra a indicare la provenienza della luce.

A parer mio è il dipinto più bello dell’intero Impressionismo. Quando si parla dell’ Impressionismo, non viene in mente Degas, né Renoir; e neppure Manet. Cézanne, Gauguin e Van Gogh, catalogati come “post impressionisti”, hanno un legame storico forte non tanto con il prima, ma con il dopo – Cubismo ed Espressionismo in primis.

Quando si parla di Impressionismo è Monet che balza sulla bocca di tutti. Esperimenti, un incontro di pennello, luce e colore che si traduce, appunto, in un’impressione, un attimo. Più veloci della macchina fotografica, più veloci dell’occhio, occorreva essere.

Eppure, tra esperimenti, luci e colori, la Passeggiata sulla Scogliera ha qualcosa di vivo. Sarà il taglio che Monet ha donato all’inquadratura, la scogliera vista dal basso verso l’alto e che quasi cerca di domare il mare primaverile; o saranno le picchiettature di colore, un lavoro di pennello e polso. Sarà il mare che pare davvero ondeggiare e fare a gara con le nuvole di passaggio. O saranno le due figure femminili che appena si scorgono e che solo leggermente si distinguono dal resto dell’ambiente.

Monet si fa prendere la mano: come se l’essenza del vento prodotta dalle sue pennellate fosse più forte della sua decisione di dipingere. Le figure, così, sono solo macchie quasi indistinguibili, che hanno la stessa consistenza delle cose. Sembrano erba, cielo e aria – turbinose come l’acqua. Non sono centrali, sono in mano alla luce e al colore.

Monet ha catturato l’impressione visiva di quel giorno, ma, soprattutto, ha reso eterna l’emozione evanescente che quel paesaggio provoca.

Francesca Di Natale