Quante volte ci è capitato di chiederci come fossero i professori al di fuori delle mura scolastiche? Quante volte ci siamo immaginati i nostri insegnanti seduti su un banco a scuola, proprio come noi? Ecco il motivo di queste brevi interviste anonime: dare un’occasione a noi studenti di poter comprendere il lato umano di chi ci educa ogni giorno e di poter ricordare ai nostri docenti che anche loro hanno vissuto le interrogazioni, i compiti andati male, le volte in cui avrebbero preferito guardare il muro piuttosto che aprire il libro di matematica.
“Come era a scuola quando andava al liceo? Quali erano le sue materie preferite?”
“Andavo a scuola negli anni ‘70. Un periodo entusiasmante per certi versi. Sono contenta di essere andata al liceo in quel periodo, quante battaglie abbiamo portato aventi in quegli anni! Pensate che non avevamo nemmeno le assemblee! C’erano tante manifestazioni a cui partecipavo da adolescente. Comunque se ripenso a quegli anni…sì, ero una secchiona! Ero molto rispettosa delle regole, molto puntuale e responsabile. Andavo al liceo classico e mi piaceva studiare ciò che proponevano i miei insegnanti, che erano molto severi. All’ultimo anno, tuttavia, abbiamo avuto un supplente di storia e filosofia al quale davamo persino del tu. Posso dire di aver vissuto in una scuola molto rigida e in una abbastanza aperta. La mia materia preferita? Ho amato molto il greco ed il latino al biennio. A me piaceva studiare tutto, poi tenevo molto ai voti. Mi dispiaceva prendere voti bassi , perché sapevo che mi ero impegnata… lo stesso problema che qualche volta avete voi!”
“E quindi vorrebbe che anche i suoi alunni rispettassero le regole e si impegnassero?”
“Sì, magari tutte queste cose le riverso un po’, ma non ho mai avuto grosse difficoltà a capirvi!
Per il resto, ho amato molto la storia. Paradossalmente non ho studiato bene la materia che insegno, forse anche a causa della scarsa preparazione del professore. Sono stati anni belli quelli della mia adolescenza, ero in una classe completamente femminile.”
“Bello!”
“Mh…sinceramente, non mi è piaciuto vivere in un contesto dove c’erano solo ragazze. Ci si concentrava sempre sugli stessi argomenti, non c’era dibattito ma competizione. Io fortunatamente andavo d’accordo con tutte.”
“Se potesse cambiare lavoro lo farebbe? E perché?”
“No, assolutamente no. È ciò che ho potuto fare con le mie forze. Dopo essermi laureata ho subito partecipato a dei concorsi e li ho vinti, sia per la scuola medie sia per quella superiore. Ho scelto la seconda. Io volevo lavorare, avevo studiato e volevo concretizzare la mia passione. I concorsi erano molto seri: mi sono impegnata molto, ho seguito le lezioni degli insegnanti, nel frattempo mi ero anche sposata e avevo una bambina! Volevo fare tutto e farlo bene. Forse non ci sono riuscita sotto certi aspetti, però ce l’ho messa tutta. Quando ho cominciato a lavorare avevo due figli, e quando mi chiedo ‘ma come ho fatto?’ mi rispondo, ‘certo, ero giovane, avevo anche la forza per farlo’. “
“Come si sente ad avere la consapevolezza di avere la responsabilità della preparazione dei ragazzi, il nostro futuro?”
“Questa è una bella domanda. Ci si interroga sempre. Io metto sempre tutto in discussione, metto me stessa in discussione. Non ho mai alcuna certezza e cerco sempre di riflettere, di controllarmi, per quant’è possibile: noi non finiamo le nostre ore, andiamo a casa e ci dimentichiamo del nostro lavoro. Certo, abbiamo delle priorità, ma c’è stato un tempo per me in cui scuola e famiglia erano sullo stesso piano. Adesso forse ci sono altre priorità, non dico però che c’è più stanchezza, perché voi ragazzi la fate passare subito; ci mettete sempre alla prova. Mi faccio tante domande, sì, me le faccio ancora oggi e mi piace mantenere un rapporto con i miei alunni anche dopo il diploma. Non è solo una questione di insegnare una determinata materia. Anche perché insegno a ragazzi molto bravi che mi stimolano. Gli alunni crescono, per esempio mi è capitato di incontrare ultimamente uno di loro che era diventato padre e aveva realizzato il suo sogno di diventare ingegnere! Noi li accompagniamo, purtroppo però, non potremo seguirli .”
“Un aneddoto divertente della sua adolescenza? Magari una volta in cui era impreparata?”
“Non ricordo che sia mai successo! Non ho mai fatto cose spericolate. Ero circondata da amici di tutti i tipi ma sono sempre stata al mio posto, sono sempre riuscita ad essere serena. Non sono mai stata impreparata, tenevo molto al rendimento. Adesso avverto queste sensazioni in alcuni di voi. Anche se è facile trovare chi si giustifica, chi non ha studiato. Ho tanti ricordi dei miei studenti, tante letterine, che ogni tanto rileggo e sono ancora in contatto con tanti dei miei ragazzi, alcuni in giro per il mondo! La scuola fa parte della mia vita e ho sempre pensato che abbiamo una grande responsabilità e il nostro lavoro non finisce con le ore trascorse in classe ”
Luna Infantino
