Non sempre le grandi menti vengono riconosciute a livello internazionale, specialmente se si tratta di donne. Esempio plateale è Rosalind Franklin. La scienziata inglese giocò infatti un ruolo fondamentale in quella che risulta essere una delle più importanti scoperte in campo biologico. Dietro l’identificazione della struttura del DNA, avvenuta nella seconda metà del Novecento, non vi furono soltanto il fisico inglese Francis Crick e il genista statunitense James D. Watson, come si è soliti ricordare anche nei libri di testo, ma, appunto, la stessa Franklin.
Ella iniziò a lavorare come ricercatrice associata al King’s College di Londra nel 1951, a soli 30 anni, entrando a far parte di quel gruppo di ricercatori che si occupavano di analizzare la struttura di certe fibre biologiche, quali il DNA. A lavorare al suo stesso progetto era il biofisico Maurice Wilkins; egli non vedeva però di buon occhio la presenza di una giovane ricercatrice che, pur lavorando nel suo stesso settore, gli era indipendente. Fu inoltre proprio quest’ultimo che, all’insaputa della stessa Franklin, rivelò le sue ultime scoperte sul DNA a Watson e Crick. Rosalind aveva infatti notato che esistevano due forme del DNA:
Quando questo era idratato, forma B;
Quando veniva messo a contatto con un agente disidratante, forma A. In quest’ultimo caso gli studi smentirono l’ipotesi già allora molto diffusa, che si trattasse di una doppia elica.
Di conseguenza, in un primo momento, la scienziata mise da parte la teoria della doppia elica ma, prima che questa riuscisse a varare tutte le ipotesi e ad arrivare quindi alla giusta conclusione, Watson e Crick, nel 1953, la anticiparono e realizzarono il primo modello di DNA. Quest’ultimo fu prodotto sulla base della cosiddetta foto51 che la stessa Franklin aveva scattato nel 1951 e che fu poi ritenuta una <<tra le più belle fotografie a raggi X di qualsiasi sostanza mai scattate>> poiché mostrava chiaramente l’andamento a doppia elica del DNA.

La scienziata morì di cancro ovarico il 16 Aprile 1958 a 36 anni e non le venne dato alcun riconoscimento postumo. Rosalind Franklin fu soltanto citata nelle note dello studio pubblicato dai due scienziati su Nature, una delle più antiche e importanti riviste scientifiche del tempo, mentre il premio Nobel andò nel 1962 proprio a Watson, Crick e Wilkins. In realtà anche Franklin pubblicò un articolo su Nature ma questo fu inserito come terzo, preceduto da quelli di Watson e Crick, e facendo, quindi, apparire il suo contributo come un piccolo sostegno alla loro tesi.
Alessandra Catarinicchia
